Mafia Capitale. È a rischio la tenuta democratica

Mafia Capitale. È a rischio la tenuta democratica
di Ernesto Scelza
Ernesto Scelza
Ernesto Scelza

Siamo stati tra i primi a dirci allarmati per la portata del sistema criminale che ha tenuto sotto scacco Roma negli ultimi anni. Per il riemergere dell’intreccio tra eversione nera e organizzazioni criminali che dagli anni Settanta ha goduto della protezione di uomini e apparati dello Stato. Nel clima politico di una destra capitolina che ha inteso le vittorie elettorali in Comune, Provincia e Regione come una ‘presa del potere’. E allarma ancora di più il coinvolgimento di figure di rilievo delle stesse amministrazioni a guida centrosinistra. Sale in disgusto per quanto avvenuto e avviene. Il grido “tutti via”. La voglia di antipolitica. Ma è tanto grave il quadro che emerge, tanta diffusa la corruzione, tanto sofisticato e ‘politico’ il disegno criminoso che ci viene da dire “ragioniamo, cerchiamo di capire, di fare distinzioni”. Quali erano gli appalti per i quali si foraggiavano funzionari e amministratori pubblici? La gestione di strutture di accoglienza per Rom e per richiedenti asilo. Quelle stesse che hanno mosso la reazione xenofoba delle periferie romane, cavalcata dalla destra estrema. La fornitura di servizi di manutenzione e di raccolta dei rifiuti che hanno spesso messo in ginocchio la città ed esasperato l’opinione pubblica. E ora, la richiesta che emerge sull’onda della rabbia è: via Ignazio Marino dal Campidoglio. Marino! Un alieno, che appare del tutto estraneo al sistema della corruzione politica. Ingenuo forse, ma non colluso. Tanto da essere considerato un ostacolo dai capi di Mafia Capitale. E da tempo nel mirino di una aspra campagna denigratoria. Chi muove i fili? ci chiediamo. Chi ha interesse a mandare tutto a puttane? ci chiediamo.

redazioneIconfronti

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