Mafia-Stato: De Magistris sospetta di Mancino

Mafia-Stato: De Magistris sospetta di Mancino

«Ho una considerazione negativa su Nicola Mancino (foto), non metto la mano sul fuoco su di lui, quello che emerge dalle intercettazioni è inquietante» e, inoltre, «escludo assolutamente, al 100%, di candidarmi alle prossime politiche». Sono le parole del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, ospite di “24 Mattino” su Radio 24. L’ex Pm, ora sindaco di Napoli, si vendica di Nicola Mancino che era a capo del Csm (vice presidente) nel 2007 quando il sindaco di Napoli lasciò la magistratura, mentre invece l’ex senatore è finito al centro della bufera sulla presunta trattativa Stato-mafia: «Non solo non metterei la mano sul fuoco su Mancino – ha detto de Magistris – ma ho una considerazione assolutamente negativa su di lui. Io fui processato ingiustamente dal Csm di Mancino e ottennero la mia testa. Il tempo certe volte é galantuomo». Ma l’ex Pm va giù duro sui presunti rapporti tra uomini dello Stato e uomini della mafia e sulle intercettazioni che hanno visto nei giorni scorsi protagonista l’ex senatore avellinese ed il consigliere giuridico Napolitano Loris D’Ambrosio: «La trattativa? Prima eravamo in pochi a sostenere che c’era stata una trattativa tra pezzi di Stato e Cosa nostra, ora è su tutti i giornali e quello che emerge è un quadro verosimile. Bisogna vigilare che non ci siano interferenze indebite sull’azione della magistratura. Io credo che tra i vari motivi dell’uccisione di Paolo Borsellino ci sia il fatto che mentre lui indagava su mandanti e esecutori della morte di Falcone altri trattavano con Cosa nostra, e lui l’ha scoperto. Quello che si legge nelle intercettazioni è davvero inquietante». Secondo quanto emerso nei giorni scorsi l’ex ministro Mancino avrebbe telefonato con insistenza al Quirinale, per parlare col consigliere con il magistrato in servizio presso gli uffici della Presidenza della Repubblica, con  il quale aveva stabilito una consuetudine nei quattro anni in cui guidò il Csm per conto di Napolitano. Sempre a Radio 24 de Magistris ha replicato anche ai rumors che lo vogliono pronto a candidarsi alla prossime politiche: «La vera sfida è dimostrare che si può cambiare governando – ha aggiunto -. Voglio cambiare una città difficile come Napoli». Tornando poi sulle polemiche relative alle dimissioni del Pm Narducci dalla Giunta, il sindaco ha insistito: «La giunta è ben salda è più coesa di prima. Fare queste esperienze in un momento storico così complicato è difficile, non tutti reggono tensioni e difficoltà. A Narducci mi lega un rapporto antico, di militanza in magistratura. Tutti gli abbandoni sono dolorosi ma la giunta ora è ancora più coesa». Contrariamente ai sani principi di non commentare decisioni di organi indipendenti, de Magistris ha voluto dire la sua anche sulla decisione del Csm che ha impedito all’ex assessore di tornare a fare il magistrato a Napoli: «Scelta assolutamente giusta e condivisibile – non si è risparmiato -. Il magistrato che fa un’esperienza politica deve valutare se tornare in magistratura. Per lui è una cosa diversa perché ha fatto un’esperienza tecnica, ma oggi la differenza tra tecnica e politica non è molto lineare, basta pensare al governo Monti. Io mi sono dimesso dalla magistratura, ho rinunciato alla pensione a tante cose perché la politica è un’arte nobile, se persegui questa strada devi farlo fino in fondo». Cambia tono però il primo cittadino quando si tratta del presidente della Repubblica e del suo incontro per affrontare le questioni relative alla città di Napoli: «Non ho chiesto leggi speciali per Napoli. Non chiediamo soldi, ma un piano di rientro del debito. Abbiamo ereditato circa 2miliardi di euro di indebitamento che ci impediscono di pagare i creditori. Noi paghiamo interessi alle banche, gli stipendi e poco altro. Vorremmo un piano di rientro per rimettere in moto economia e lavoro, vorremmo una dilazione del debito, un piano magari in dieci o vent’anni. Poi la seconda mossa è derogare al patto di stabilità, altrimenti il Paese non cresce. L’ho chiesto al governo e anche a Napolitano che è il garante dell’Unità nazionale e lui ha sempre detto che senza Napoli e il Mezzogiorno non c’è unità e sviluppo».
(m.a.)

m.amelia

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