Maggioranze delle minoranze e democrazia malata

Maggioranze delle minoranze e democrazia malata
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Sono tanti coloro che non hanno più fiducia nella politica. Molti non vanno neppure più a votare. Gli italiani sempre più delusi e sfiduciati, sembrano aver maturato un forte senso di frustrazione. Soprattutto gli anziani, elettori forti da sempre, negli ultimi anni hanno disertato in massa, convinti che il loro voto servisse a ben poco per migliorare le cose per sé e per le nuove generazioni, alle quali, tra l’altro, non guardano più con tanta speranza. E così i più giovani che, invece, si sono da subito disaffezionati a questo civico diritto-dovere. È un bene o un male, questo? Alcuni considerano le basse percentuali dei votanti un segno di maturità democratica, Altri, invece, lo considerano come un sintomo di un malessere pericolosissimo che potrebbe addirittura avere effetti devastanti sulla salute delle nostre stanche democrazie. Anch’io, che ho sempre considerato l’esercizio del voto il respiro della democrazia, penso che tutto questo sia un male profondo dal quale prima guariamo e meglio è. Non so se tutti sono consapevoli che con queste percentuali noi finiamo per essere governati dalla “maggioranza delle minoranze”. Purtroppo non è un gioco di parole ma, ormai, un dato di fatto. I partiti e le coalizioni, infatti, che ci governano con il loro 35/40% su poco più della metà degli aventi diritto al voto sono una minoranza così rilevante da spaventare davvero le coscienze più avvertite. Tutti, però, preferiscono non vedere. Se ne parla per un po’ subito dopo ogni consultazione elettorale, poi più nulla. Vuol dire che chi si avvantaggia di ciò, dopo aver mostrato un finto e retorico biasimo e copiose lacrime di coccodrillo, non ha alcuna esigenza a mettere davvero sotto la lente d’ingrandimento tale anomalia. Fa comodo a tutti governare e far credere di essere stati legittimati dalla maggioranza del Paese a tale compito. In realtà, si tratta di una furbizia, legittima per carità, ma davvero mostruosa. Qual è il rimedio a tale sconcezza democratica? Riandare a votare. Riprendere in mano questo esercizio di partecipazione, questo diritto-dovere che alcune generazioni trascorse ci hanno trasmesso pagando, spesso, con la loro stessa vita. Sono conquiste che noi tutti, ammorbiditi e fatti liquidi da una società che ci ha coccolati fino a rubarci l’anima, stentiamo a credere ancora efficaci per la nostra crescita libera e democratica. Valori in disuso, in disarmo, che andrebbero, in qualche modo, rivalutati per rivendicare per l’Italia e l’Europa un nuovo cammino di pace, giustizia e libertà. Sono questi, tempi bui, in cui val la pena, in quanto educatori e creatori di nuove visioni, darsi da fare per promuovere nelle nuovissime generazioni un senso più partecipativo verso la propria comunità. Non sarà molto, ma di sicuro, potrebbe essere questo un primo passo per fermare il declino.

redazioneIconfronti

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