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Magistrati divisi sulla “imminente” sconfitta della camorra

Magistrati divisi sulla “imminente” sconfitta della camorra
di Pietro Nardiello

gomorra-2La notizia è di quelle forti che dovrebbero far rizzare le orecchie un po’ a tutti. A dire il vero si tratta di una di quelle che meriterebbe di “aprire” i quotidiani di tutto il mondo con titoli a nove colonne e alla quale, poi, si dovrebbero dedicare molte trasmissioni di approfondimento. Secondo quanto di recente ha dichiarato Federico Cafiero De Raho, che ha da poco lasciato l’incarico di procuratore aggiunto alla DDA di Napoli per assumere la guida della procura di Reggio Calabria, “la camorra sta per essere sconfitta, gli inquirenti sono quasi arrivati alla sommità del vertice, anche se ci sono ancora i referenti di Secondigliano che sono, però, gruppi isolati”. Credo che Cafiero De Raho sia un professionista fin troppo assennato, che preferisce stare lontano dalle luci della ribalta optando per i fatti anziché per le parole. Le sue dichiarazioni, spesso, non hanno ricevuto la giusta attenzione come nel caso in cui parlò di presenza di talpe interne alla Procura napoletana. Eppure le sue dichiarazioni che, probabilmente, avranno fatto sussultare più di qualche scrittore e i soliti professionisti dell’antimafia, che preferiscono costruire sul disagio altrui la propria sopravvivenza, non sono state approfondite ma immediatamente sconfessate da altri suoi colleghi alla prima utile occasione. Il primo a farlo è stato il giudice Lello Magi, dopo diciannove anni trascorsi al tribunale di S.Maria C.V. Fu l’estensore  della sentenza del primo processo Spartacus, poi trasferito a Roma. Il magistrato ha dichiarato: “Non si può ancora affermare che il fenomeno camorra sia stato sconfitto”.  Dichiarazioni alle quali sono seguite quelle del procuratore della Repubblica di Napoli Giovanni Conzo che, in sintesi, in occasione di un convegno, ha ribadito come “la camorra non sia stata sconfitta”.            Sembra di assistere al gioco delle tre carte, dove solamente una è quella vincente. Ci ritroveremo tutti perdenti perché queste dichiarazioni contrapposte evidenziano, semmai ce ne fosse ancora bisogno, lacerazioni interne a una magistratura che non dovrebbe, almeno su questi temi, dividersi ma cercare semplicemente punti di unione. Invece le differenze prendono il sopravvento e a pagarne le conseguenze sono queste terre dove, a dire il vero, si prosegue a utilizzare la parola camorra  per sintetizzare non solo quel tipo di mentalità che fa della prepotenza, della sopraffazione e dell’omertà i suoi principali punti di forza ma soprattutto per offrire una spiegazione a tutti quei fenomeni che provocano danni alla comunità dimenticando, invece, che qui non stiamo discutendo di un’identità astratta che può offrire alibi a una politica e a una società che va riformata con le armi della democrazia, del dialogo e non dell’interesse privato. Questo rimpallo di dichiarazioni limita il pensiero di questi territori obbligandoli, poi, a credere che si tratti di una guerra tra due contendenti, tra il bene e il male. Facendo così si è già sconfitti in partenza.

 

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