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Mai più campi di concentramento

Mai più campi di concentramento
di Gennaro Avallone

“Non vogliamo campi di concentramento”, ha detto il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, durante una conferenza stampa con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz il giorno 19 Giugno. Dunque, ci siamo. Siamo arrivati al punto in cui bisogna dire che questa opzione va scartata, perché è considerata possibile.

I campi di concentramento sono possibili e, d’altronde, esistono già in Libia (e su questo pericolo lo stesso Tajani si era espresso il 27 Febbraio 2017) e, in forme differenziate, in Grecia ed altri paesi. Sono il frutto di molteplici scelte, tra cui quelle che derivano dai processi di Rabat e Khartoum e dall’Agenda europea delle migrazioni formalizzata nel 2015: l’insieme dei processi politici che sta guidando verso la costruzione di territori-fortezza in Europa, come in Australia e negli Stati Uniti.

Gennaro Avallone

Gennaro Avallone

In questo quadro, le parole vanno in libertà e la corsa all’atrocità non si arresta più. Di fronte alla proposta di cui si sta discutendo nel Consiglio d’Europa sulla costruzione di “nuove piattaforme di sbarco”, che, nella bozza disponibile del documento in elaborazione, “stabilirebbero un quadro più prevedibile per affrontare coloro che si sono imbarcati in mare e sono stati salvati nelle operazioni di search & rescue”, il Ministro dei trasporti Toninelli ha detto: “non vogliamo ancora più salvataggi in mare da Frontex, se poi l’agenzia europea si troverà comunque costretta a portare i naufraghi nei porti italiani”. Cosa significa: blocchiamo i salvataggi? Dopo avere messo fine all’operazione Mare Nostrum e avere quasi azzerato l’operatività delle navi delle Ong, si vuole bloccare addirittura le operazioni di salvataggio di Frontez?

Ed è poi giunta, appunto, la dichiarazione del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, per il quale “dobbiamo avere dei campi sotto l’egida delle Nazioni Unite. L’Ue e l’Onu possono insieme lavorare e dare delle regole che rispettino i diritti dell’uomo. Non vogliamo dei campi di concentramento, ma dei campi dove ci siano, medici, medicine, vengano rispettati i diritti umani e non ci siano violenze sulle donne”.

E come interpretare queste parole se non come parole che riconoscono una possibilità, cioè una possibile realtà. È l’apartheid globale. E chi non si ribella ne è complice.

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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