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Mai più latte statale, addio all’ultima Centrale

di Caterina La Bella

La notizia circolava ormai da qualche mese ma adesso ha assunto i crismi dell’ufficialità: il Comune di Salerno metterà in vendita la Centrale del Latte mantenendo una quota minoritaria (probabilmente il 49%). Il sindaco Vincenzo De Luca lo ha lasciato intendere a chiare lettere, presentando questa mattina, a Palazzo di Città, una nuova iniziativa promozionale della Centrale presieduta da Ugo Carpinelli. “Entro l’anno – ha detto De Luca – le leggi nazionali ci impongono di immettere sul mercato le aziende pubbliche. Qualità, produzioni e commercializzazione saranno mantenute a Salerno anzi – ha precisato il sindaco – auspichiamo ulteriori incentivi e migliorie per la nostra società che è un’eccellenza del panorama lattiero italiano”.
Salerno è ormai rimasta l’unica città ad avere una Centrale del Latte di proprietà che distribuisce utili al Comune che la possiede al cento per cento. L’altra, a Firenze, è in realtà una società le cui azioni sono detenute per il 43% dal Comune e per quote minoritarie da FidiToscana Spa, Comune di Pistoia, C.C.I.A.A di Firenze, e dai Comuni di Livorno e Area Livornese nonché dalla Provincia di Livorno. Insomma, una realtà di respiro più regionale, peraltro con numeri e fatturati ben diversi (95 milioni di euro nel 2011 e oltre 8.000 imprese clienti).
Una storia lunga quella della Centrale del Latte di Salerno, iniziata negli anni ’20 culminata nel ‘99 con la costituzione in società per azioni. E così, mentre a pochi chilometri la Centrale del latte di Napoli spariva dal mercato, quella di Salerno si rafforzava lanciando vari tipi di latte, burro, yogurt, panna. Il resto è storia recente.
Ma i tempi stanno cambiando e anche il baluardo Salerno sembra cedere. Il Comune ha affidato proprio pochi giorni fa, alla società di advisor KPMG, il compito di elaborare e di ricondurre a fattore comune strategie, informazioni, conoscenze, soluzioni innovative, opportunità delle altre tre municipalizzate (Salerno Mobilità, Salerno Solidale e Salerno Pulita). “Poi toccherà anche alla Centrale del Latte – assicura l’assessore comunale al bilancio, Alfonso Buonaiuto -. Il Governo sta lavorando ad una legge in cui impone ai Comuni di dismettere quote delle proprie municipalizzate. Per non farci trovare impreparati, abbiamo affidato all’advisor Kpmg la valorizzazione delle nostre aziende. Se, com’è vero, in Italia le perdite delle municipalizzate ammontano a 34 miliardi di euro, due sono le possibili strade da percorrere: o si rivede completamente il sistema o si ristrutturano queste aziende con la compartecipazione dei privati, garantendo una governance politica locale”.
Governance politica locale. Appunto. Quella che dovrebbe comunque mantenere il Comune di Salerno sull’azienda di Fuorni. Il sindaco è stato chiaro: “Per la Centrale – ha detto De Luca – stiamo valutando la possibilità di una variante urbanistica per la zona retrostante lo stabilimento così da consentire nuovi investimenti industriali e garantire all’azienda un profilo di eccellenza”.
Insomma, il destino appare segnato e preoccupa soprattutto gli allevatori che con la Centrale lavorano e anche a condizioni favorevoli. “L’eventuale vendita a privati può rappresentare una minaccia – spiega Salvatore Loffreda, direttore di Coldiretti Salerno – ma noi auspichiamo che possano entrare in società imprenditori capaci non solo di mantenere i livelli di eccellenza attuali e di valorizzare le nostre aziende zootecniche che alla Centrale conferiscono la materia prima, ma anche di contribuire a migliorare ancora la società e di allargare il mercato”. Di recente è stata raggiunta l’intesa tra la Centrale del Latte ed i rappresentanti delle organizzazioni professionali delle aziende zootecniche della Provincia di Salerno per individuare il prezzo di remunerazione del latte. “Un accordo – tiene a precisare Loffreda – che tutela i nostri allevatori con margini di guadagno più alti rispetto ad altre realtà italiane. Noi ci aspettiamo che, in caso di vendita a privati della Centrale, si continui su questa strada e, soprattutto, vengano coinvolte le associazioni agricole”.

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