Mai più schiavi dei beni terreni e del denaro

Mai più schiavi dei beni terreni e del denaro
di Michele Santangelo
Il Vangelo secondo Matteo
Il Vangelo secondo Matteo

Amore di Dio e Provvidenza: possono, queste parole, essere prese come paradigma della linea di pensiero che la liturgia di questa VIII domenica del tempo ordinario presenta alla mente e al cuore del cristiano e di tutti coloro che si interrogano sulla evidente precarietà di tutto ciò su cui la vita dell’uomo sembra essere basata. Ma sono anche il filo rosso al quale possono essere annodati tutti i significati possibili che la lettura della Sacra scrittura, dal racconto della creazione fino all’annuncio della seconda venuta di Cristo, può suggerire a chi in essa va alla ricerca di Dio che parla agli uomini di tutti i tempi per annunciare il suo disegno di salvezza. “Il giorno finale – scriveva una santa suora agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso – sarà il gran giorno in cui la Misericordia e la Giustizia si abbracceranno nell’Amore eterno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Nessuno potrà dire che non gli sarà stata usata misericordia e perdono, perché proprio in quel giorno si mostrerà al mondo quanto il Padre abbia amato gli uomini fino a sacrificare per essi il Suo Figlio diletto”.

Brevissimo, come pochissime volte accade nella liturgia domenicale, il primo brano offerto alla considerazione dei fedeli, tuttavia molto denso di significato. In esso sono riportate le parole del profeta Isaia che vedendo lo sconforto degli ebrei per l’eccessivo prolungarsi dell’esilio, con la conseguente perdita della speranza di essere liberati, dice loro che se anche dovesse verificarsi che una donna “non si commuova per il figlio del suo grembo”, cosa assolutamente impensabile presso il popolo ebreo, “Io, invece – dice il Signore rivolto al suo popolo – non ti dimenticherò mai”. Il ricorso da parte di Isaia all’immagine dell’amore della mamma nei confronti del figlio sta a significare anche la tipologia dell’amore di Dio nei confronti dell’uomo, un amore improntato alla tenerezza. Così come esprime tenerezza e contemporaneamente delicatezza l’espressione rivolta a Sion: “Ti ho disegnato sul palmo delle mie mani”.

Se tale è l’amore di Dio per l’uomo, appare quasi scontato il messaggio che ci giunge attraverso il brano di vangelo di Matteo: “Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”. D’altra parte davanti agli occhi di Dio c’è prima di tutto l’uomo nella sua integrità, anche con i suoi bisogni esistenziali. Se Egli, con la sua divina provvidenza provvede a tutti gli altri esseri del creato, perfino all’erba del campo, perché dovrebbe trascurare le necessità di colui che da Lui stesso è stato posto a capo di essi? È evidente che Gesù con le sue parole non invita all’ozio e alla pigrizia, ma esorta soltanto a non affannarsi, a non perseguire fino allo spasimo il possesso dei beni terreni, del danaro, del successo, diventandone schiavi. L’enumerazione delle nefandezze compiute nella storia e replicate nella cronaca quotidiana in nome del danaro, per esempio, potrebbe durare all’infinito. In nome di esso e per esso si trova gente disposta a odiare, mentire, uccidere, tradire, sfruttare, mettere il bavaglio alla coscienza e tanto, tanto altro ancora. Tutte cose che, lungi dall’arricchire l’uomo, lo impoveriscono, lo riempiono di angoscia, di paura.  Il Signore invita a guardare in faccia alla realtà, a dare il giusto peso alle cose. È stato osservato che il contrario della fede non è tanto l’incredulità, quanto l’idolatria. La tentazione, infatti, è che senza rinnegare apertamente Dio, si fonda la propria sicurezza su ciò che si possiede, senza farsi sfiorare dal pensiero che tutti siamo destinati a lasciare, prima o poi,  ciò che abbiamo. Ciò che ci accompagnerà verso l’infinito è solo ciò che siamo diventati in base alla scelta che abbiamo fatto mentre eravamo in vita: Dio o mammona.

redazioneIconfronti

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