Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Ethos » Scrittura e vita » Mai più staccare il tralcio dalla vite

Mai più staccare il tralcio dalla vite

Mai più staccare il tralcio dalla vite
di Michele Santangelo

Animazione_Liturgica_-_V_Domenica_di_Pasqua_-_B_(6.V.2012)_html_m60814776Sono tanti i messaggi che possiamo assimilare leggendo e meditando la parola di Dio, sia pure limitatamente a quella che ci viene, per così dire, somministrata dalle liturgie domenicali e tutti possono rappresentare un validissimo aiuto  per mantenere viva la nostra fede in una  continuità di tensione morale che se da un lato ci consente di condurre una vita in sintonia con gli insegnamenti che da quella Parola ci provengono, dall’altra ci fanno assaporare l’intima soddisfazione proveniente dalla sicurezza di aver agito  facendo quello che Dio ci chiede momento per momento: “E ’n la sua volontade è nostra pace” e di questi tempi, quando tutte le sicurezze sembrano venir meno, sentirsi in pace con se stessi e gustare la tranquillità di coscienza non è cosa di poco conto. Inoltre, le letture che in queste domeniche, quelle che vanno da Pasqua a Pentecoste la Chiesa propone alla riflessione dei fedeli, sembrano andare tutte verso una stessa direzione: mentre mostrano ai credenti quello che è veramente importante per la loro vita, mettono in luce quanto è profondo l’amore di Dio per l’uomo e la necessità, per i cristiani, di sperimentare quotidianamente la stretta unione a Cristo per produrre frutti durevoli di bene. Per indirizzarci su questo tipo di riflessione, la Chiesa, in questa V domenica di Pasqua ci presenta la parabola della vite e dei tralci, nella quale Gesù desumendo l’immagine, come capitava spesso nella sua predicazione, dall’esperienza quotidiana del popolo palestinese per rendere più comprensibile il messaggio che egli voleva comunicare, vuol far comprendere quale deve essere la posizione del cristiano nel mondo. Gesù parte da un’affermazione molto chiara: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo”. Tutto in questa vigna ruota intorno al Padre, che fin dall’inizio ha pensato ad un progetto di salvezza dell’uomo, e al Figlio nel quale e per il quale l’uomo è capace di fare  cose che  possono diventare così strumento di salvezza. La condizione è quella di rimanere sempre legati a Gesù così come il tralcio, che se vuol continuare a vivere e portare frutto, deve restare legato alla vite. E d’altra parte gli elementi per realizzare questa meravigliosa simbiosi, questa particolare comunione di vita, ci sono già tutti, tutto è stato già dato: il Vignaiolo, la Vite, i tralci, tutti noi altri, gli uomini, di ogni sesso, razza, nazionalità, senza esclusione alcuna. E la Vite è quella vera. È molto importante anche questa sottolineatura che è adombrata nelle stesse parole di Gesù, quando afferma: “Io sono la vite vera”. Sì, perché di viti false in circolazione ce ne sono parecchie e col discernimento della fede, che in parte è dono di grazia e in parte è frutto del nostro impegno e del confronto continuo con gli insegnamenti della parola di Dio e della Chiesa, dobbiamo imparare a distinguere. Tutte hanno la pretesa di trasmettere linfa vitale, di conferire forza, di dare coraggio, di risolvere problemi, ma molte alla fine si rivelano fallaci, vogliono o almeno rischiano di sottrarne vita anziché conferirne. E allora c’è bisogno di cercare una specie di cartina di tornasole che da un lato ci riveli lo stato della nostra appartenenza e l’efficacia del collegamento alla Vite e dall’altro ci certifichi l’autenticità di essa.  La troviamo nella prima lettera di San Giovanni apostolo: “Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato”. Ma questo è anche il segno che non siamo diventati dei tralci sterili, a rischio di essere raccolti e gettati nel fuoco e bruciati. La “sterilità” del tralcio, infatti, simboleggia una vita egoistica e individualistica quale è quella di un tralcio staccato dalla vite la cui fine naturale è la morte. Rimanendo sempre uniti a Cristo nel quale Dio ci ha inseriti come tralci nella vera vite possiamo diventare “primizie di un’umanità nuova” e portare “frutti di santità e di pace”.

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3415

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto