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Mai più violenza contro i neri. Un appello da Salerno

Mai più violenza contro i neri. Un appello da Salerno
di Gennaro Avallone

Recentemente con un video in facebook, il Presidente dell’Associazione senegalesi di Salerno, Daouda Niang, ha preso parola per esprimere non solo un’analisi ma anche un invito preoccupato a fermare la violenza contro i neri. Si è trattato di vero e proprio appello (https://www.facebook.com/daouda.niang/videos/10204596389787435/?t=5) rivolto, da una parte, alle istituzioni e, dall’altra, alla popolazione nera e al movimento antirazzista.
Alle prime, a partire dal Ministro dell’Interno, Daouda Niang ha chiesto di dire parole e compiere atti concreti che fermino la deriva di violenza, riconoscendone il carattere evidentemente razzista. Ai secondi, riprendendo anche l’esperienza recente e in corso del movimento Black lives matter negli USA), ha chiesto maggiore organizzazione e comprensione intelligente di ciò che sta accadendo.
Altri attivisti neri stanno prendendo parola in questi giorni, come fanno ormai da anni. Tra questi, ad esempio, Aboubakar Soumahoro, sindacalista dell’Usb attivissimo nell’organizzazione di una parte dei braccianti dell’agricoltura italiana, e Mamadou Sy ed altri protagonisti e altre protagoniste del Movimento dei migranti e rifugiati di Caserta. Tante persone e situazioni collettive che si rendono protagoniste, esprimono una presenza sociale e politica, nonostante il clima in cui siamo caduti.
È a queste presenze così importanti che, evidentemente, Daouda Niang fa riferimento quando parla della necessità di capire e organizzarsi, le quali non sono semplici testimonianze culturali, ma esprimono bisogni e interessi: dunque, sono presenze attive anche sul piano materiale. Salute, reddito, lavoro, servizi sociali, politiche pubbliche per la casa, politiche culturali e per l’accesso all’istruzione: su questo, i precari, le precarie, le sfruttate, gli sfruttati e chi vede come unica alternativa andare via dall’Italia hanno interessi in comune, a prescindere da nazionalità e razza. È da queste alleanze eretiche del nazionalismo che si può costruire un profondo sentimento antirazzista, che non può passare, quindi, per i politicismi dei fantasmi dell’ex sinistra, non più capace, anche per le politiche condotte in passato (vedi, ad esempio, i decreti Minniti e Minniti-Orlando), di dire qualcosa a questa parte della popolazione.
Certo, le istituzioni, volendo, possono dare una mano, possono farlo, a partire dai Comuni che non sono ancora succubi di Matteo Salvini, mettendo in piedi politiche per la casa, misure che affrontino i problemi del lavoro ambulante fuori dalla logica repressiva, quanti più soldi è possibile per le politiche sociali e per fare parchi gioco, piazzette, moltiplicando i luoghi pubblici in cui le persone si possano fisicamente incontrare e riconoscersi nella comune umanità. Costruire città accoglienti per tutte e tutti è possibile ed è una prospettiva che il movimento antirazzista dovrebbe fare propria.

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