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Mamma, che coraggio!

Mamma, che coraggio!
di Nicoletta Tancredi

bambino-piange_650x447– “Paola è caduta, le esce il sangue dalla bocca”.
– “Non c’è tempo da perdere, dobbiamo andare in ospedale!”
Passano 40 secondi: 20 di telefonata, 20 per fare le scale (piccolo particolare: sono incinta) e irrompo in casa.
La piccola piange!
Ha il sangue sul body, sarà almeno una goccia, una goccia intera; un’altra mezza, ma forse anche più di mezza, è lungo il mento, mista a lacrime e saliva.
“C’è sangue dappertutto!” urlo.
In quel momento la piccola si rende conto che è cosa gravissima e rafforza il suo pianto. Mi guarda atterrita e io a mia volta mi ri-atterrisco. Poi, volendo ricostruire il caso, meglio di Montalbano, ma col tono concitato di Mentana ai tempi del Tg5, tra un balbettio e un apparente inizio di asma, dico: “Oh mio Dio, oh mio Dio, è caduta, è caduta, è caduta e come è caduta?”
– “C’era la bacinella…” comincia a raccontare il papà.
– Ecco, la bacinella, e tu dov’eri? Che facevi? Cosa guardavi? Io lo sapevo che quella bacinella… una volta che esco…
– Quella bacinella che?
– Si sarà rotto un dente, povera ciccina, li ha messi due settimane fa e già se ne è rotto uno! Uno? Magari tutti e due! E poi anche quelli definitivi nasceranno un po’ ammaccati e cariati, lo so… proprio gli incisivi, che peccato, che peccato! T’immagini come la prenderanno in giro a scuola e poi avrà il complesso per tutta la vita… una donna col complesso del sorriso chissà se avrà voglia di sorridere alla vita oppure…
– Proviamo a farle aprire la bocca – propone il papà.
Ma la piccola non si fa controllare un bel niente. Chissà come mai è agitatissima. Non c’è tempo da perdere, mi dico: l’afferro e scendiamo per le scale. La nostra è una corsa da 118. Non c’è la sirena, ma gli acuti timpano-perforanti di mia figlia riecheggiano tra i palazzi. Eppure la cosa è tanto grave che già il garagista, esperto papà di due figlie ormai grandi, ci tranquillizza. Ma poi mi dico: al corso di volontario del soccorso ci hanno insegnato a non sottovalutare nulla e noi ancora non sappiamo se ha tutti e due i denti in bocca!
Ingrano la marcia e via.
РE allora come ̬ caduta?
– C’era la bacinella a terra…
– Bisogna sempre stare attenti, cento occhi servono, anche di più …
– E comunque questa bacinella…
– Se mi vuoi raccontare cos’è successo – ribatto, con tono perentorio, ritornando da chissà quali brutti pensieri.
– Ti dicevo, la bacinella arancione…
– Pronto, papà? Stiamo andando in ospedale, fatevi trovare all’incrocio… . Paola è caduta, la bacinella… ha perso sangue!
– Ti dicevo…
– Queste bacinelle vanno bandite da casa. Sono pericolosissime! Ci si può rompere i denti! E infatti…
– Paola aveva fatto merenda, quando…
– E chissà come sta adesso. Vedi se apre la bocca, certo è buio, non si vede niente…
La bambina ha smesso di piangere.
Nei suoi occhi più della gioia dei sopravvissuti si legge il terrore del pericolo scampato.
Eccoci al semaforo. I nonni ci vengono incontro preoccupati. Abbasso il finestrino, spiego concitata i fatti … un’occhiata alla bambina e poi, mia mamma, con lo sguardo penetrante ed eloquente di chi vorrebbe dire delle cose, ma le trattiene, si rivolge a me e, scandendo le sillabe simil-robot, dice: “ma fammi il piacere, accosta. E andiamo a mettere un po’ di ghiaccio”.
Fine della storia.
Tutto, ma proprio tutto quanto non si deve fare in questi casi è stato fatto.
Ma, a proposito, come si è fatta male la bambina?

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