Lun. Ago 26th, 2019

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Manca il lavoro, troppi suicidi. Fiore Marro: tornino le “Due Sicilie”

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Che ci troviamo o meno in una fase di incremento di quello che Emile Durkheim definiva suicidio anomico, lo si saprà solo alla fine di quest'anno quando le tristi e fredde statistiche ci diranno qual è il numero delle persone che si sono tolte le vita per motivi economici. Quelle cifre saranno pane per sociologi ed analisti economici e pianto e disperazione per chi ha perso una padre, un marito, un figlio. Di questa crisi che sembra non voler finire mai abbiamo parlato con Fiore Marro (foto), imprenditore casertano che opera nel campo della fornitura di marmo per gli ampliamenti cimiteriali.
di Peppe Leone

Che ci troviamo o meno in una fase di incremento di quello che Emile Durkheim definiva suicidio anomico, lo si saprà solo alla fine di quest’anno quando le tristi e fredde statistiche ci diranno qual è il numero delle persone che si sono tolte le vita per motivi economici. Quelle cifre saranno pane per sociologi ed analisti economici e pianto e disperazione per chi ha perso una padre, un marito, un figlio.
Di questa crisi che sembra non voler finire mai abbiamo parlato con Fiore Marro (foto), imprenditore casertano che opera nel campo della fornitura di marmo per gli ampliamenti cimiteriali. Un settore che non dovrebbe mai conoscere crisi, per ovvi motivi, ma battute a parte anche in questo campo la situazione non è delle migliori: “Sono anni, per esempio, che non si riesce più ad assumere un nuovo collaboratore, un semplice dipendente perché non ci sono le opportunità economiche per poter prendere in carico nuove persone. Manca il denaro liquido, quello che fa circolare il lavoro anche perché le persone sono terrorizzate da questa ondata di tasse e di controlli e quindi preferiscono attendere tempi migliori per operare. Questo porta naturalmente ad una paralisi totale per l’imprenditoria, una paralisi senza sbocchi”.
Fiore Marro è anche il presidente nazionale dei Comitati delle due Sicilie, un ruolo che gli permette di avere un palcoscenico privilegiato sull’intero Mezzogiorno: “Sono in attività dal 1983, momenti bui se ne sono visti, ma a differenza di adesso, c’erano prospettive positive, si investiva nel mattone, oggi super tassato, c’era la consapevolezza che i sacrifici avrebbero portato in futuro dei sicuri benefici e quella dose di tranquillità economica, che spingeva appunto alla spesa. Oggi non si scorge nulla di positivo e questa è la vera preoccupazione”.
E la situazione Campana? Qual è lo stato della nostra regione?
“Il disagio comincia ad essere insofferenza, perché se pensiamo a ciò che ci circonda in Campania come artigianato, turismo, agricoltura, beni naturali è inspiegabile ciò che accade. Dobbiamo invertire la rotta, riprenderci il destino, diventare coraggiosi, al di là di uno Stato patrigno, al di là della malavita. Noi dobbiamo rialzarci. Uniamoci in cooperative, in aggregazioni costituite, facciamoci le nostre assicurazioni, le nostre agenzie di credito, usiamo una moneta interna nostra, ma non solo in Campania bensì in tutto il Sud, in quella benedetta idea di macro regione che tanto agogno. Mettiamo una sorta di dazio doganale, facciamo in modo che vengano esaltati ancora di più i nostri prodotti. Uniamo le peculiarità territoriali e facciamone una fonte di benessere, tipo i porti, o le raffinerie tra la Puglia e la Sicilia, il petrolio lucano, mettiamo assieme tutto ciò senza ordini dall’alto però, altrimenti non ce ne usciamo più da questo vortice che ci attanaglia da 150 anni”.
Qual è stata la risposta a questa crisi da parte delle classi dirigenti?
“La classe dirigente politica ha fallito, in maniera totale e irreversibile, un politico, un dirigente degno di questo nome avrebbe dovuto non dico immaginare ma almeno prevedere che ci sarebbero stati dei cambiamenti, un modo diverso di vivere, una frontiera nuova…. Abbiamo la fortuna di essere situati geograficamente in un punto strategico del mondo, abbracciamo il Mediterraneo, i paesi dell’Est e la mitteleuropa, invece di inseguire fabbrichette tosco-padane, dovevamo strutturarci in servizi, in accoglienza, potevamo facilmente risultare il salotto buono del mondo, senza troppi sforzi. Dobbiamo riprenderci la terra, che è stata per secoli fonte di vita della nostra gente, intensificare il settore agro alimentare ma non a chiacchiere, mi domando come è possibile che un morso di terra come la regione Emilia-Romagna possa soddisfare una intera nazione mentre noi che siamo stati da sempre Terra di Lavoro non solo a Caserta e provincia ma in tutto il Mezzogiorno, non riusciamo a diventare leader in un settore che è di nostra assoluta competenza? Se ciò si continua a perpetrare le colpe sono da attribuire non al contadino o all’imprenditore terriero ma a chi dovrebbe salvaguardarli per mandato politico. Tutto ciò non si è scorto neanche come idea da parte di nessun dirigente né di destra né di sinistra, quindi sarebbe il caso di cambiare davvero queste classi inefficienti e inefficaci che stanno tra l’altro spingendo la popolazione a rincorrere populismi che non hanno mai prodotto nulla di buono, da Garibaldi a Mussolini a Berlusconi a Grillo, … io … speriamo che me la cavo”.
Quali sono le prospettive che Fiore Marro auspica come imprenditore e come presidente del Cds?
“Come riporta uno spunto di Luca Longo (vicepresidente nazionale dei Cds): dobbiamo pretendere statuti speciali regionali o addirittura, come da sempre asserisco io, ottenere la macro regione, quella che era un tempo Due Sicilie così da riscuotere l’imposta concernente la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti e impianti locali delle imprese industriali e commerciali che hanno la sede centrale fuori del nostro territorio . Come noto il terzo comma dell’art. 116 della Costituzione prevede che “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”, analoghe a quelle delle Regioni a statuto speciale, possano essere attribuite ad altre Regioni italiane. Pertanto, a mio parere, un soggetto politico autoctono ma non settario potrebbe farsi promotore di un’iniziativa che chieda allo Stato italiano di attribuire, in considerazione della gravissima situazione socioeconomica, anche alle Regioni meridionali, fuse in una Macroregione a Statuto speciale, forme e condizioni particolari di autonomia simili a quelle ora consentite alle Regioni Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta”.

1 thought on “Manca il lavoro, troppi suicidi. Fiore Marro: tornino le “Due Sicilie”

  1. Marro ha ragione. C’è però da fare una considerazione: le decisioni della politica economica e finanziaria che ci riguardano non vengono più prese in Italia, ma altrove. Per ciò la nostra classe politica è immobile da anni, salvo prendere le decisioni se fare un oratorio in questa o quella zona, nel loro piccolo cortile insomma, all’interno del quale fanno leggi e dpr e dl che pochi rispettano, a cominciare da loro stessi.

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