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Manovra assistenziale con gestione centralizzata per “controllare”

Manovra assistenziale con gestione centralizzata per “controllare”
di Gennaro Avallone

Non c’è nessuna politica da parte del Governo in carica a favore del lavoro e di chi da oltre dieci anni sta pagando la crisi.

Il reddito di ultima istanza chiamato di cittadinanza, la flat tax che abbassa le tasse ai ricchi, il decreto dignità che ha reintrodotto i voucher, il disegno di legge Pillon sulle separazioni e contro le donne, il decreto Salvini sulla sicurezza che minaccia gli sgomberi delle situazioni abitative autorganizzate in assenza di alternative e di politiche per la casa da oltre trenta anni: una lista precisa di azioni che costituisce un dispositivo autoritario tendente a costruire un governo repressivo-paternalistico centralizzato dei processi di impoverimento, esclusione sociale e precarizzazione.

Gennaro Avallone

Gennaro Avallone

La fine del ciclo distributivo della Seconda Repubblica, attuato attraverso le assunzioni nelle società partecipate e in quelle collegate indirettamente agli enti pubblici locali, l’uso clientelare dei fondi europei, il sostegno alla rendita fondiaria mediante la diffusione delle autorizzazioni a costruire, sta dando spazio a una nuova politica di gestione delle risorse pubbliche. Se la Seconda Repubblica è stata caratterizzata dalla gestione soprattutto locale e territoriale di tali risorse, mediante figure politiche che si sono imposte a questa scala di governo, la nuova Repubblica si sta riorganizzando attraverso il comando verticale delle risorse. Ha cominciato il governo Renzi con gli 80 euro concessi dal centro dello Stato, continua l’attuale Governo con le misure annunciate, in particolare con il combinato disposto reddito di povertà – riduzione delle tasse ai ricchi e benestanti (flat tax).

Dalla gestione locale-regionale delle risorse pubbliche si è passati ad una gestione centralizzata nel Governo, saltando e rompendo i livelli di mediazione sociale e istituzionale funzionanti negli ultimi 25 anni. Si tende a costruire, così, un rapporto diretto ministri-governati, con al centro due funzioni: quella di gestione-distribuzione del denaro pubblico (agita dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali) e quella di sicurezza-repressione selettiva (agita dal Ministero dell’Interno dall’altro). Così si va costruendo la nuova modalità di esercizio di governo, che pone al centro, come è evidente, il controllo sociale, dei poveri ed impoveriti, da una parte, dei soggetti costruiti come pericolosi, dall’altra parte.

Le risorse pubbliche sono pensate come risorse di controllo: paternalistico, con il volto sorridente, verso chi si ritrova in condizione di povertà; repressivo, con il volto arrogante ma rassicurante, verso chi è costruito come un pericolo sociale.

È questo l’assetto politico che regge l’attuale Governo italiano, che non può riconoscere le autonomie sociali né, tanto meno, le esperienze di autorganizzazione, comprese quelle della popolazione migrante, in quanto il suo obiettivo è quello di giungere ad un controllo complessivo delle parti di società che potrebbero sfuggirgli, quelle che stanno pagando la crisi e quelle che si organizzano al di là, o contro, le politiche vigenti.

Dunque, gli allarmi sull’autoritarismo del Governo in carica non sono urla di visionari, ma sono ricostruibili studiando le misure politiche proposte o già in corso oltre che la storia recente dell’attuale Repubblica, con le anteprime costituite dal Governo Renzi (sconfitto, con il Referendum del 4 dicembre, all’ultimo assalto) e dal Governo Minniti (anticipatore del carattere repressivo e sicuritario del Governo in carica).

In copertina, il presidente del Consiglio Conte

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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