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Mantra, show e lo slalom specialissimo della legge elettorale

Mantra, show e lo slalom specialissimo della legge elettorale
di Alfonso Liguori

È certo che l’estate è finita. Non perché sia sparito il sole ma perché sono tornati i talk show televisivi sulla politica. Uno a sera e anche di più, segno che lo spettacolo dell’arte del governo è amato dagli italiani anche più della mitica cucina.
E come nel rutilante mondo dello spettacolo, anche qui si riscontrano mode, se non mantra. Tra un Renzi, un Grillo, un Berlusconi-sempre-pronto, il mantra di questi giorni è: Monti si candida o no? Io, povero spettatore, salto sul divano. Qualcosa non quadra.
Lunedì 17 (che non porta sfiga!) si è cominciato all’alba con la trasmissione “Omnibus” de La7 (a proposito, vorrei comprarla ma la banca non mi concede il mutuo…). Finalmente, alle h 23,00 circa, sempre su La7 (a quell’ora ancora in vendita, proverò con altra banca…) all’ennesima affermazione volata in studio: “Ma Monti ha detto con decisione che non si candida!”, qualcuno sussurra: “Monti è senatore a vita! Come può candidarsi?”.
Respiro. Io non mi ero rimbecillito, ma l’imbarazzo corre un attimo per lo studio, dove però qualcuno subito lo afferra e lo mette a sedere: “Ci potrebbe essere una lista che porta il suo nome!” Ora capisco perché! Perché ci piace tanto il talk show della politica: c’è sempre un colpo di scena che fa deviare il dialogo in altra direzione, come nel grande Teatro!
E collegato a quello di candidature improbabili, c’è l’altro mantra, quello della legge elettorale. Stamane, giorno 18 (nella Smorfia ‘o sànghe! Ovviamente ‘o nuósto!) si legge su Corsera che oggi il Presidente del Senato Schifani “inviterà i gruppi a convergere in commissione su un testo condiviso”, appuntamento h 13,00 (la politica mangia ma non va a pranzo – battuta facile, chiedo scusa).
E così passeranno un altro paio di settimane, forse di più. Il bolognese Bersani non resiste e cita Dalla: “Siamo ancora a ‘Caro amico’…”. Ché infatti “ti scrivo, ti scrivo…”, ma nessuno scrive ‘sta benedetta legge. Però, intanto se ne discute. E così scopro che il PD non vuole le preferenze. Altro salto sul divano! Ma non erano quelli che avevano sempre contestato il “porcellum” proprio perché non c’erano le preferenze?
Una cosa è certa, che a questo punto comincia lo slalom, slalom speciale, specialissimo che nemmeno Alberto Tomba ce la farebbe. Perché il “porcellum” si trasforma in “provincellum”, metà colleggi uninominali, metà circoscrizioni con il proporzionale. Oddio! E io dove cascherò in uno dei due o mi daranno due schede? Poi c’è il premio di maggioranza: Bersani lo vorrebbe al 15%. E qui mi pare troppo: prendi il 25% nemmeno di tutti gli aventi diritti al voto, ma solo di quelli che andranno a votare (abbandono subito il pensiero sui probabili astenuti) e vuoi che ti regaliamo il 15% di tutto? A conti fatti è come puntare sul rosso o nero alla roulette: punti 100 e vinci 200. Ma forse ha un senso: di questi tempi in Italia le elezioni sono come una puntata al casinò.
Ma lo slalom specialissimo è senza fine: mentre Casini si è fissato con i tedeschi, non solo per il proporzionale con sbarramento alto ma anche perché rivuole nonno Monti alla presidenza del Consiglio, il Cavaliere-sempre-pronto concederebbe un premio del 10 o 12%. A patto che si rinunci ai collegi uninominali e si vada verso un semplice (sic!) proporzionale. Stavolta sprofondo nel divano: che senso ha quel 2%? È roba che nemmeno in un suq arabo… mah!
Napolitano continua a premere (dice…), i relatori in commissione provano a redigere un testo da cui si possa partire, non si sa se le coalizioni si faranno prima o dopo il voto, di mezzo ci si mette anche il ddl anticorruzione sul quale il Pdl insiste per avere modifiche, forse in cambio di accordi sulla legge elettorale… Insomma, lo slalom specialissimo continua e credo mi farò meno male andando a sbattere contro un pino.
E intanto, in un’altra terra del regno, come nelle favole dei fratelli Grimm, giornali e tv si danno un gran da fare per far circolare un dato di sondaggio: Monti è il presidente più gradito agli italiani con un bel 37%, supera anche B. B. Sveglia! Non la Bardot, Bersani-Berlusconi.
A questo punto nasce il sospetto: i vituperati tempi della Dc sono più desiderati che mai, non ci saranno coalizioni prima del voto, tutto si discuterà dopo in estenuanti trattative per la spartizione del potere, e alla fine salterà fuori un solo nome, quello che tutti già conosciamo, quello che i politici a un tempo votano e contestano ma che li fa tutti felici, quello che come dicono i complottisti fa la volontà di Goldman Sachs, quello che smantella pezzo dopo pezzo lo Statuto dei lavoratori di fronti a sindacati inebetiti, quello della famigerata Imu, quello che sta nel tunnel e vede la luce come San Paolo, quello che la Grecia è il simbolo del successo dell’Euro, quello che i poteri forti prima non esistono e poi lo hanno abbandonato… Non fatemi rifare il nome, vi prego, altrimenti stavolta il divano mi si sfonda, e i soldi li devo mettere da parte: sto per comprare un biglietto per la Nuova Zelanda. Solo andata!

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