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Marfella: l’ambiente ferito concausa dei troppi tumori

Marfella: l’ambiente ferito concausa dei troppi tumori
di Barbara Ruggiero

«Purtroppo la camorra uccide e lo Stato non ci difende».
Non usa mezzi termini il professore Antonio Marfella, oncologo e tossicologo dell’Istituto Pascale di Napoli, dirigente responsabile dell’Isde (International Society of doctors for environment), per parlare della situazione attuale della salute nella regione Campania.
Il professore Marfella, assieme ad altri ospiti, sarà il relatore di un convegno che si svolgerà lunedì prossimo, in occasione della prima uscita della Fondazione “Gli ultimi”, fortemente voluta da don Aniello Manganiello, e presieduta da Andrea Manzi.
Professore Marfella, parliamo dei dati relativi all’incidenza dei tumori in Campania. Leggevamo di un aumento esponenziale dei casi.
Qualche giorno fa il ministro della salute Balduzzi ha fornito i dati ufficiali di mortalità e di incidenza del cancro in Italia. A livello nazionale abbiamo sfondato il dato di più di mille nuovi casi al giorno di cancro in tutta la Penisola. Se facciamo i conti, sono 364mila nuovi casi l’anno su 56 milioni di abitanti. Di questi casi, 30mila sono in Campania. Nella nostra regione ci attestiamo sui 100 nuovi casi al giorno.
Quali possono essere le cause di questo forte aumento di malattie tumorali?
La spiegazione ufficiale è che il numero di casi aumenta perché aumenta la durata media della vita. Ma su queste cose vanno fatte una serie di considerazioni. Io non sono d’accordo: è vero che si vive di più ma oggi si muore principalmente per problemi vascolari e per cancro. Prima il cancro non aveva un’incidenza così elevata anche nelle persone anziane. E poi la Campania resta pur sempre la regione più giovane d’Italia e ciononostante i casi di tumore aumentano nella nostra regione. C’è, poi, chi preferisce rimarcare in maniera semplicistica che l’aumento di casi di tumore è dovuto alla deprivazione economica. Ma essere povero non significa essere malato se l’ambiente in cui vivo è salubre. Il problema è che da noi la deprivazione economica si accompagna a un ambiente malato.
Le motivazioni ufficiali, dunque, sono la povertà e l’allungamento della vita.
La verità è che si dicono queste cose perché il controllo ambientale è di responsabilità dello Stato e di chi porta questi dati. E’ una questione di convenienza: se lo Stato, per esempio, non fa niente per evitare che su un territorio si brucino copertoni delle ruote dalla mattina alla sera, è normale che preferisce dare questo tipo di giustificazioni a corredo dei dati di cui abbiamo parlato prima. Poi è ovvio che in Italia, così come in tutto il mondo, aumenta l’età media e anche le patologie cronico-degenerative.
Prima parlava dell’ambiente. Cosa intende per ambiente malato?
Non più di sessant’anni fa noi vivevamo in un mondo che non aveva lo stesso smaltimento di milioni di sostanze chimiche immesse nell’ambiente che abbiamo oggi. Negli ultimi cinquanta anni abbiamo immesso nella produzione mondiale milioni di sostanze chimiche nuove il cui impatto sulle matrici biologiche umane e animali è inevitabile, sia per cause naturali sia per un non corretto smaltimento. E’ come se noi mangiassimo plastica quotidianamente. Ed è un impatto di cui risentiamo ora con l’infertilità, con malattie endocrine, con disturbi ormonali. Oggi in edicola non c’è un giornale senza cellophane, ogni prosciutto va incartato nella vaschetta di plastica… questi sono tutti perturbanti endocrini se vengono smaltiti male. Non dimentichiamo che noi con la nostra agricoltura intensiva usiamo più di 156mila tonnellate di pesticidi in un anno, oltre ai rifiuti industriali che si perdono comunque nell’ambiente e che, quindi, non possono non arrivare alle matrici biologiche. Ecco spiegato l’impatto negativo che stiamo registrando. Le patologie colpiscono le zone in cui la gente è più povera perché è in quelle zone che si vanno a smaltire i rifiuti. All’estero, a Los Angeles e a Singapore, i rifiuti si mettono su un’isoletta. Voi ve le immaginate Capri, Ischia o Ponza con una discarica?
Quello delle discariche non controllate è uno dei problemi principali dell’inquinamento ambientale.
Purtroppo i nostri hinterland metropolitani, a cominciare da Scampia, sono pieni di discariche non controllate. Il materiale di tutte le aziende che lavorano in nero va smaltito in qualche modo!
Noi siamo la principale fabbrica mondiale per la produzione di borse, scarpe, abiti firmati veri e falsi. Nel napoletano si producono milioni di capi, tutti in regime di evasione fiscale. E dove si va a smaltire tutto il materiale di risulta di questo tipo di produzione? Spesso nelle immediate vicinanze: Napoli est, Caserta, la periferia metropolitana, Scampia sono il centro di questi smaltimenti illegali. La terra dei fuochi è la più grande espressione tossica di tutto questo sistema. Il problema è che più andiamo avanti negando l’evidenza e più il problema si aggrava. Io ho scelto di non tacere più su contraddizioni che sono così gravi ed evidenti. E pensiamo che questo è un problema che esula da quelli del “tradizionale” inquinamento cittadino quale può essere il problema del traffico e l’inquinamento ambientale. Parliamo di altro. Quello del traffico sarebbe un problema normale; per noi invece è solo una fetta di un problema più grande.
Il problema a monte allora sembrano essere le attività che operano in regime di evasione fiscale: producono, vendono e smaltiscono ma di fatto non esistono per lo Stato. E i loro rifiuti, che teoricamente non dovrebbero esistere, finiscono per inquinare ulteriormente l’ambiente.
Essere i campioni del mondo di evasione fiscale in termini tossicologici significa cattivo smaltimento. Degrado civile, dunque, con un conseguente danno alla salute.
Chi sono i responsabili di tutto questo? E, alla luce di tutto il discorso, che ruolo hanno le ecomafie?
C’è una responsabilità diretta dello Stato. Siamo una nazione con l’utopia di matrice cattolica del diritto alla salute. Per fare questo ci vogliono i controlli. Il discorso delle ecomafie a mio avviso è contestuale alla nascita del Ministero dell’Ambiente. Prima c’era il Dipartimento di prevenzione, i cui ufficiali avevano anche potere giudiziario. Con il Ministero dell’Ambiente tutte le competenze vengono sottratte alla Sanità che non ha più responsabilità in materia ma che subisce le conseguenze di ogni decisione. E’ clamoroso vedere come l’Arpa Campania abbia deliberato di non volere il potere di polizia giudiziaria: è come se facessi il carabiniere senza pistola.
Lo scenario non è dei migliori. Cosa si può fare concretamente per riportare la situazione alla normalità?
E’ necessaria una grossa campagna che faremo partire a breve ed è fondamentale controllare l’evasione fiscale. Faremo partire 30mila denunce contro istituzioni locali e nazionali perchè non possiamo assistere a un massacro legato all’inerzia totale dei controlli e degli interventi.
E’ impensabile, per esempio, in una società in cui tutti siamo controllati dal satellite, che i tir dei rifiuti speciali non abbiano un controllo satellitare. Deve, poi, passare il messaggio che lavorare in nero nelle fabbriche non solo porta alla schiavitù ma anche alla morte dei propri figli in futuro: se la fabbrica è in nero lo è anche lo sversamento. Non possiamo permettere più a nessuno di continuare senza disturbo questa azione di massacro. Tra l’altro, anche i costi delle cure aumentano sempre più e non possiamo arrivare al punto di dovercele pagare da soli. Purtroppo la camorra uccide e lo Stato non ci difende. Ma noi abbiamo il dovere di difenderci.

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Commenti (1)

  • mario de rosa

    Il professor Marfella è, come al solito, onesto e chiaro perchè non è “accecato” dall’opportunismo e dal carrierismo. E’ medico e si batte per la salute e, quindi, per un ambiente sano.
    Politici e amministratori che invece fanno prevalere altre “ragioni” devono essere considerati nemici dell’ambiente e degli uomini e per questo andrebbero processati per crimine contro l’umanità e contro la terra. Noi cittadini, però, abbiamo il DOVERE di NON VOTARLI. Vogliamo capire che solo così possiamo difendere la nostra vita e quella dei nostri discendenti?

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