Marialuisa, storia di una prof. precaria emigrata a Milano

Marialuisa, storia di una prof. precaria emigrata a Milano

Da Giffoni a Milano. Il primo viaggio tre anni fa.
Marialuisa Calabrese Bassi, 33 anni, laureata in lettere e abilitata all’insegnamento, non resta a casa a piangersi addosso perché il lavoro non c’è. Ma prende la valigia e parte. Certo se avesse preferito “un paesino sperduto tra le Alpi” forse si sarebbe garantita un “posto più sicuro”. Così dice, col senno di poi. Ma questo non costituisce un rammarico. In fondo il capoluogo lombardo le piace. Ci sono gli stimoli culturali giusti e … tanto basta. Perché purtroppo anche nella “città del lavoro” per antonomasia Marialuisa non è riuscita a realizzare il sogno che aveva messo in valigia: l’agognata immissione in ruolo ovvero – per i non addetti ai lavori – l’assunzione a tempo indeterminato nella scuola.

È questa la sua delusione?
Non solo. Certo, dopo anni di studi e di precariato e dopo le micidiali riforme che si sono susseguite, di settembre in settembre mi sono vista allontanare sempre di più l’orizzonte della stabilità. Ma un’altra beffa del destino ha presto fatto capolino: lo spettro di un concorso! Con le ultime immissioni in ruolo, la mia posizione in graduatoria era migliorata notevolmente. Forse un altro anno e ce l’avrei fatta, e invece no!

Cosa pensano i docenti precari del concorso?
I docenti precari hanno già superato le prove concorsuali tramite le SSIS o i precedenti concorsi, perciò dovrebbero essere stabilizzati attraverso le “graduatorie ad esaurimento” in cui sono inseriti, unica garanzia di merito e trasparenza nelle assunzioni! Abbiamo già superato un concorso (e la Ssis, va ricordato, conferiva un’abilitazione con valore concorsuale!). Insomma, dopo anni di insegnamento, non si può tollerare che sia cancellato un diritto acquisito. Inoltre, con la Gelmini i sindacati contrattarono un piano triennale di assunzioni che avrebbero esaurito le graduatorie, in cambio, se non erro, del blocco degli scatti di anzianità per i neoassunti, che vedranno il primo aumento salariale solo dopo sette o nove anni!

E lei cosa pensa di fare: parteciperà al concorso oppure no?
In questi giorni sono molto in dubbio. Per una questione di principio e di coerenza direi di no! Il concorso costerà 130 milioni di euro e sarà bandito per un numero irrisorio di posti rispetto alle reali necessità delle nostre scuole. Vista la situazione di miseria in cui versa la scuola italiana, sinceramente, mi sembra un inutile spreco di risorse. Ma molti mi dicono che sarebbe da pazzi rinunciarvi. Credo che alla fine mi siederò di nuovo in un banco per far ri-valutare la mia preparazione e la mia capacità di insegnamento, nonostante, ormai da anni, questo sia il mio lavoro!

È il primo momento difficile che vive a Milano? 
Di momenti difficili ce ne sono stati eccome. Soprattutto inerenti alla casa. In tre anni, ho cambiato ben quattro appartamenti ed erano tutti in condivisione perché, ovviamente, con lo stipendio da prof. non posso permettermi una casa tutta per me, visto il tipo di contratto veramente ignobile che scade puntualmente il 30 giugno. Ma nonostante tutto riesco a condurre una vita che mi piace. Certo rinunciando al “superfluo”, come ai viaggi, ad esempio. Ma io so accontentarmi delle piccole cose e Milano è una città molto stimolante, dove anche con poco puoi soddisfare la tua sete di cultura e di sapere. Per il momento, questo mi basta.

Anche l’originale protesta contro il decreto di stabilità che ha portato numerosi docenti a lavorare in Galleria è uno stimolo interessante. A Salerno non si è fatta!
Proprio così. Non a caso, i precari che sono rimasti a casa, e ne conosco diversi, ci “invidiano” molto. Mia cugina, che pure insegna lettere, dice che a Salerno non si muove niente. Certo Milano non è stata pioniera in questa iniziativa. La stessa forma di protesta c’era già stata a Roma. Ma la partecipazione che c’è stata qui ha smosso, per quanto possibile, le coscienze dei passanti. E di questo siamo soddisfatti. Non vogliamo che si pensi che i docenti siano la classe lassista dello Stato. Il nostro è un lavoro favoloso, di grande responsabilità, svuotato nel prestigio dai tempi che corrono. Ma siamo pronti a difenderci, con lo spirito giusto.

L’unione fa la forza!
Sì, e qui a Milano ho conosciuto diverse persone nella mia condizione. O ancora peggio, supplenti che non sanno se il mese successivo lavoreranno oppure no! Ma la determinazione e la passione per un lavoro che, ulteriore concorso a parte, già consideriamo “nostro”, faranno la differenza.

(n.t.)

Damocle

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