Marino e la doppia morale renziana del Pd

Marino e la doppia morale renziana del Pd
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

“ ‘Ndo’ vede e ‘ndo’ ceca”, questo il detto napoletano che sta ad indicare il proposito di qualcuno che vede solo ciò che gli fa comodo, girando di proposito la faccia davanti a quel che preferisce non vedere. Due pesi e due misure, insomma.  Questo modo di dire, ben si addice a Renzi e al partito democratico. Mi spiego. Ignazio Marino, è vero, s’è dimostrato completamente inefficace e inadatto a guidare una grande città come Roma. E anche se la capitale veniva da un’amministrazione Alemanno disastrosa sotto ogni punto di vista, i suoi due anni di amministrazione non sono riusciti ad arginare il malaffare che nel frattempo s’era impossessato del Campidoglio. In ultimo le bacchettate di papa Francesco e la storia davvero incresciosa degli scontrini attestanti false spese istituzionali, hanno fatto il resto. Indifendibile, Marino è stato scaricato da tutti; in primis dal primo ministro nonché segretario dei democratici che già da tempo aveva mostrato di non gradirlo in quel ruolo. Tutto secondo programma, quindi? Non proprio. Innanzitutto, fa specie che un non eletto andato alla guida del Paese attraverso una manovra di Palazzo scarica così impunemente un sindaco che le elezioni le ha vinte per davvero. Inoltre, come non concordare, a tale proposito, con le cose dette da Marco Travaglio a Nardella, sindaco di Firenze e uomo di fiducia di Renzi, in una trasmissione televisiva dove si cercava di fare il punto sulla situazione romana. Il direttore del “Fatto quotidiano”, ha messo in evidenza come il partito democratico fosse abituato da tempo ad avere giudizi e comportamenti diversi per situazioni simili, a seconda si trattasse di amici o nemici. Lo stesso discorso delle dimissioni subito, infatti faceva notare, non è valso per ben quattro sottosegretari variamente imputati e con procedimenti giudiziari in corso che sono stati lasciati tranquillamente al loro posto, forse, per non mettere in crisi l’azione governativa. E anche per lo stesso De Luca, vincitore alle elezioni regionali della Campania nonostante una condanna in primo grado di giudizio per abuso d’ufficio e sottoposto al vaglio della legge Severino, si era preferito girare la faccia dall’altra parte; troppo importante la vittoria politica in una regione in mano alla destra per fare gli schizzinosi e i moralisti. A queste obiezioni, Nardella ha balbettato malamente, cercando, con la coda tra le gambe, di ribadire che il comportamento di Renzi e del partito è stato sempre coerente coi principi del codice etico da loro adottato. In realtà, intransigenti con coloro che non godono della simpatia del capo, e molto più disponibili verso quelli che sono nelle sue grazie. Bel modo di procedere. Credo che così facendo il partito democratico rischi di perdere quel poco di credibilità che ancora gli resta. La gente sta cominciando ad aprire gli occhi; sta capendo di che panni veste Renzi. Un bullo, faccia da schiaffi, petto in fuori e mandibola alta che sa ben nascondere dietro un giovanile sorrisetto, una voglia matta di smisurato potere.

 

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *