Dom. Set 15th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Mario Del Mese e Peppino Amato jr inguaiati da un giro di assegni

3 min read
Gran parte dell’inchiesta sul crac-Amato ed i dubbi del giudice per le indagini preliminari di Salerno, Dolores Zarone, sono concentrati sul giro di danaro e assegni trasferiti da Giuseppe Amato junior a Mario Del Mese (foto) e Antonio Anastasio, e
di Mario Amelia

Gran parte dell’inchiesta sul crac-Amato ed i dubbi del giudice per le indagini preliminari di Salerno, Dolores Zarone, sono concentrati sul giro di danaro e assegni trasferiti da Giuseppe Amato junior a Mario Del Mese (foto) e Antonio Anastasio, e sul giro di interessi che ci sarebbe alla base della gestione dello storico pastificio di Salerno. Oggi sono stati interrogati Mario Del Mese ed il consigliere provinciale Antonio Anastasio, finiti agli arresti domiciliari per la bancarotta dell’Amato insieme allo zio di Mario, l’ex sottosegretario e parlamentare salernitano Paolo Del Mese, l’avvocato Simone Labonia e Giuseppe Amato junior. Rinviato invece l’interrogatorio di Paolo Del Mese per le sue condizioni di salute: il vice segretario nazionale dell’Udeur è stato operato recentemente ed è ancora sofferente, pertanto sarà ascoltato nei prossimi giorni. Il Gip, alla presenza del Pm Senatore e dell’avvocato Cecchino Cacciatore ha chiesto a Mario Del Mese, definito “faccendiere” nell’ordinanza di custodia cautelare, innanzitutto di spiegare i rapporti con lo zio Paolo. Del Mese ha chiarito che da tempo non vi erano più buoni rapporti tra lui e lo zio, sganciandosi dalla “pesante” parentela e poi ha risposto alle domande del Gip in merito alle somme di danaro percepite, ingiustamente secondo la Procura, dall’Amato o da Giuseppe Amato junior. I dubbi maggiori sono sulla cifra di 125 mila euro che l’Amato avrebbe versato a Del Mese. Quest’ultimo ha chiarito che una parte della somma sarebbe stata addebitata a lui nella contabilità “poco chiara” dell’azienda senza alcun motivo a lui imputabile, mentre un’altra parte di questa cifra, circa 80mila euro, invece, sarebbe stata trasferita a lui a garanzia di un assegno. Incalzato dalle domande del Giudice, in circa tre ore di interrogatorio, Del Mese ha dovuto rendere conto anche di un’altra somma di danaro data dall’Amato Re srl alla sua società, la Ifil. Per il “faccendiere”, amico e testimone di nozze di Giuseppe Amato jr, quella somma sarebbe stata versata alla sua società come pagamento di numerosi servizi offerti all’Amato Re in relazione alla vendita del vecchio molino di Mercatello. La Ifil infatti avrebbe promosso l’affare e fissato contatti e appuntamenti con potenziali clienti.
Per la Procura Mario Del Mese e la sua ‘Ifil srl’ si sarebbero mossi con le società Amato facendola quasi da padroni e ricevendo denaro senza alcun titolo valido. Per il Gip, lo stesso Mario Del Mese pur non avendo le competenze tecniche, avrebbe ricevuto regalie ingiustificate tramite Giuseppe Amato junior, aiutandolo anche a distrarre denaro dalle società. Tramite controlli incrociati risulta che Mario Del Mese, nel periodo 2009-2011, pur in assenza di redditi dichiarati, ha versato 143mila euro circa a fronte di pagamenti riscossi per 398mila euro circa. A Mario Del Mese viene contestato, infine, di essersi organizzato con il rampollo della famiglia Amato per costituire un’altra società alimentare, la società “Dei Principi”, appunto.
Diversa, e più complicata, invece è la posizione del consigliere provinciale del Pdl Principe Arechi Antonio Anastasio che, al Gip Zarone ed al Pm Senatore, alla presenza del suo legale Vittorio Boffa, ha smentito di essere il prestanome di Paolo Del Mese, dichiarando di essere in rapporti economici con l’ex parlamentare e presidente della commissione finanze della Camera da tempo: esattamente dal 2003, da quando, cioè, ha ammesso di prestare danaro a Del Mese, ritenendolo sempre capace di rientrare dalle posizioni debitorie e persona affidabile per il prestigio politico e la storia familiare. Sui rapporti delle sua società, Cmd srl e la dirigenza del pastificio, Anastasio ha chiarito che era suo interesse, da imprenditore, partecipare agli appalti ed aveva grande interesse a lavorare con Peppino Amato jr. Per il giudice delle indagini preliminari, Anastasio avrebbe messo a disposizione dell’ex sottosegretario la Cmd srl, una società di fatto inattiva dal 2006, che, senza alcun titolo giustificativo per la Procura, ha ricevuto, da agosto ad ottobre 2010, 230mila euro dalla Amato spa, e dal marzo 2010 all’ottobre 2010 bene 400mila euro da Amato Re.
Venerdì toccherà a Giuseppe Amato junior essere interrogato e spiegare le sue ragioni, proprio per chiarire le tante zone d’ombra rimaste in questa vicenda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *