Mario Del Mese smentisce Amato jr: Mai dato soldi a Piero De Luca

Mario Del Mese smentisce Amato jr: Mai dato soldi a Piero De Luca

L’inchiesta sul crac del pastificio Amato di Salerno rischia di diventare una storia infinita di accuse, repliche, diffide e denunce di un tutti contro tutti. Mario Del Mese (nella foto) non ci sta a fare la parte del ciarlatano e del “prestanome” di Pero De Luca, il figlio del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. La replica a Giuseppe Amato junior, che in un interrogatorio del 26 settembre scorso aveva dichiarato al sostituto procuratore Enzo Senatore che Mario Del Mese portava soldi a quantità in Lussemburgo a Piero De Luca, arriva tramite l’avvocato Cecchino Cacciatore.
Lapidaria la dichiarazione del legale di Mario Del Mese: “Il mio assistito non ha mai consegnato soldi all’avvocato Piero De Luca né in Lussemburgo né altrove. Saremo costretti a presentare denuncia per calunnia nei confronti di Giuseppe Amato junior”. L’avvocato Cacciatore chiederà al sostituto procuratore Senatore un confronto tra Mario Del Mese e Giuseppe Amato junior.
Queste parte delle dichiarazioni di Amato junior riportate ieri dal quotidiano Cronaca-Roma.
“Ricordo perfettamente che Mario Del Mese mi raccontava di viaggi in Lussemburgo per raggiungere Piero De Luca, al quale Piero portava soldi da versare sul conto in Lussemburgo, proventi della Ifil. Tali viaggi venivano effettuati tramite l’agenzia Amavebo. Chiaramente non troveremo mai, secondo me, nelle carte di Amavebo un viaggio diretto da Roma a Città del Lussemburgo, però se vediamo Rotterdam, treni, secondo me li troviamo, almeno due io ne ricordo”. Il sostituto procuratore chiede per quale motivo Mario Del Mese avrebbe dovuto portare i soldi della Ifil a Piero De Luca in Lussemburgo e perché in Lussemburgo. Questa la risposta di Amato: “Posso riferire che una volta Mario Del Mese mi riferì che Piero De Luca in realtà era un socio occulto della Ifil, mentre lui stesso era rappresentato da suo cognato. I soldi erano, secondo me e mi pare che mi abbia riferito così, proventi della Ifil dalle attività, che sempre Mario Del Mese mi diceva di avere la Ifil in svariate delle opere che Comune sta realizzando. In Lussemburgo perché esercita o esercitava la sua professione di avvocato”.
L’agenzia di viaggi Amavebo è tra l’altro di proprietà di Antonio Amato, fratello di Giuseppe Amato junior. L’attenzione della Procura di Salerno è ora concentrata anche sul presunto “tesoro” del la famiglia Amato che potrebbe essere stato sottratto al patrimonio dell’azienda fallita. E mentre l’inchiesta sul fallimento del Pastificio salernitano rischia di trasformarsi in una saga di famiglia tra accuse, tradimenti e risentimenti, la pasta Amato è tornata sul mercato: con un altro padrone, il gruppo De Martino di Gragnano. Il marchio è lo stesso, per una nuova storia tutta da scrivere. Il passato è ormai solo affare di giustizia.
gica

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m.amelia

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