Mattarella, normalità (non sacralità) della funzione

Mattarella, normalità (non sacralità) della funzione
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

In un film di Roberto Rossellini molto datato, concepito per la televisione e distribuito poi anche nei cinema (La presa del potere di Luigi XIV del 1966), il grande regista riusciva a mostrare la sacralità del sovrano francese, cogliendone l’essenza anche in operazioni ‘banali’ e quotidiane, come i tempi e le modalità del risveglio mattutino e della prima colazione. Quel pregevole documento storico diventava una rappresentazione di grande effetto della maestosità del re, assistito, protetto, seguito e coccolato da una schiera di domestici e maggiordomi di casa reale, tutti dediti a lui, per accontentarlo e accudirlo come si doveva a colui che sarebbe diventato, da lì a poco, il leader della Francia, il simbolo della grandeur transalpina e il campione dell’assolutismo nell’Europa del XVII secolo.

Quelle immagini mi sono ritornate in mente nell’assistere al curioso dibattito di questi giorni tra quanti hanno interpretato in modo molto positivo la scelta del presidente Mattarella di viaggiare come un cittadino qualunque, senza alcun volo speciale, apprezzandone la sua coraggiosa decisione, alla David Cameron, per intenderci, e coloro che, al contrario, hanno biasimato la cosa, sostenendo che il Presidente di una Nazione non dovrebbe mai perdere di vista la sacralità della sua funzione ed evitare pericolose commistioni che potrebbero pregiudicarne la sicurezza, anche se producono, come effetto collaterale, ma molto reclamizzato, un risparmio significativo per le casse statali.

I primi puntano molto sulle ricadute culturali ed etiche della sobrietà del Presidente, che, seguendo un proprio notorio costume di vita e sulla scia dei comportamenti quasi omologhi di Papa Francesco, potrebbe incidere molto sugli atteggiamenti poco ortodossi di tanti politici che abusano costantemente della propria mansione politica, sfruttando quei piccoli e grandi privilegi che la carica consente ma che non poco disturbano il cittadino e ci fanno provare disgusto verso un certo modo di fare politica,

I secondi, invece, ritengono ancora che il prestigio della massima carica dello Stato vada salvaguardato da possibili svalutazioni e da una qualche deriva populista, che il Presidente debba fare il Presidente sempre e comunque, senza mischiarsi con la folla anonima degli aeroporti e rispettando i consolidati meccanismi di potere e l’etichetta che la rappresentazione di quel potere richiede.

Una polemica segno dei tempi, che forse mai sarebbe stata innescata se i comportamenti etici dei politici fossero la regola e non l’eccezione, se non abusassero della loro funzione e carica, se sapessero moderare il senso di onnipotenza che sovente ostentano con arroganza.

A me piace più il politico in bici che in auto blu e, per estensione, più un Presidente misurato, serio e compassato che si muove come un normalissimo cittadino che un Capo di Stato blindato, accudito e riverito.

Sono pure passati oltre quattro secoli da Luigi XIV o il tempo per acquisire certe normalità non arriverà mai? Tra noi e il giudizioso mondo scandinavo ci saranno sempre chilometri di distanza nella coscienza civica?

* professore di Storia dell’Europa, Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione, Università di Salerno

 

 

 

redazioneIconfronti

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