Lun. Giu 24th, 2019

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Matteo Renzi e l’arte suprema della satira

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Cronache dal Corriere della Sera / di Angelo Giubileo
di Angelo Giubileo
Angelo Giubileo
Angelo Giubileo

Come classificare gli eventi politici di questi giorni, se non ripetere, finanche forse ad abusarne, che tutto cambia per rimanere tutto tale e quale? Almeno in Italia, e, a parte il tempo storico cambiato, almeno per quanto concerne la storia di questa Seconda Repubblica, che narra di un paese ancora privo d’iniziativa, che vive di risulta, e che quindi in questi anni ha dipeso più di tanti altri dagli effetti endemici della crisi internazionale, economica e finanziaria, la più grave dal secondo dopoguerra.

In un’intervista al Corriere della Sera, tra tante cose interessanti, Antonio Ricci dice di Renzi, in maniera assai efficace e sintetica: “Fa molto rumore, ma tanta polvere la butta sotto il tappeto. Abbiamo capito che Renzi è il più sveglio. Ma doveva fare di più … Certo, governare è difficile, e il momento non è propizio in nessun Paese”. Ma, perché Ricci? Essenzialmente, perché il suo tg satirico, Striscia la notizia, annovera oltre 27 anni di trasmissioni, da novembre 1988. Perché riproduce, e com’è naturale interpreta, da 27 anni i fatti della politica. Perché da 27 anni è seguito, tutte le sere, da una gran parte d’italiani, in media 5-6 milioni.

Autorevolissimi protagonisti della storia ci rammentano, anche a distanza di millenni, che la politica è un’arte, e più propriamente l’arte di governare, e che, tra le arti, è forse la più difficile; perché, oltre le capacità o abilità di chi la pratica, i governanti, richiede anche l’accettazione, più o meno consensuale, dei governati. Ovvero, coloro che, almeno a partire dalla democrazia degli antichi greci, non sono altro che il “popolo” (demos). Gli stessi greci, che hanno anche insegnato al mondo intero che la satira è genere narrativo fortemente inviso ai potenti, anzi il più temuto dai medesimi. In tal senso, molto significativo è il quadro narrativo di Eco, tratto da Il nome della rosa, in cui il potente e venerabile Jorge rivolgendosi a Guglielmo lo ammonisce sul danno più grave che ne deriverebbe al creato se gli uomini potessero ridere di Dio. Ed è appunto a tale proposito che il detto Je suis Charlie non narra affatto di comportamenti offensivi, e quindi di malinteso rispetto reciproco; esso rappresenta, viceversa, il dominio della satira, il potere che si erge al di sopra di ogni potere, e quindi ha il dirittosacrosanto di giudicare.

Anche cosa, a esempio, il premier – usando una metafora calcistica, e quindi giocando in difesa – ha detto nell’intervista, in ½ ora di domenica scorsa, a Lucia Annunziata. In particolare, per quanto riportato dal Corriere della Sera, e per quanto qui è detto.

La ministra Guidi “ha fatto una cosa inopportuna, ma le sue dimissioni immediate dimostrano la differenza con i governi precedenti”. E quindi, tanto premesso, dovrebbe concludersi: la “differenza” non riguarda il fare le cose ma il farsi da parte.

Ancora: in generale, per quanto accade nel paese e non in relazione al fatto specifico, quanto alle responsabilità di chi eventualmente “ruba” – dice Renzi -, “si bloccano le opere e non chi ha commesso il reato”. Questi, se così fosse, sarebbero fatti gravissimi lesivi di ogni ordine democratico; laddove, per l’appunto, e in particolare i magistrati venissero eventualmente meno al proprio connaturato obbligo costituzionale.

Inoltre: “… Possono dirmi che non sono capace ma se mi dicono che sono disonesto mi partono i 5 minuti”. Ed è su questo punto, che direi emerge la questione più importante, a cui abbiamo già accennato; e cioè se l’arte di governare meriti un giudizio che sia tecnico, etico o parzialmente entrambe le cose (Per inciso, quanto agli argomenti all’ordine del giorno, sarebbe lo stesso Matteo Renzi a indicare il tipo di giudizio a cui vorrebbe fosse sottoposto: “Quell’emendamento è roba mia Se vogliono interrogarmi sono qui”, titola sempre il giornale. Ma i magistrati inquirenti di Potenza sembra che non vogliano saperne da lui, bensì, oltre alla ministra Guidi, anche dalla ministra Boschi … Ma, rispetto alla questione da noi posta, chiaramente si tratta di altro; che qui pertanto non interessa).

Infine: “Basta parlare di noi, la gente ci chiede di smettere di litigare” (fonte del virgolettato, il Corriere della Sera). Sarà certo così, ma non chiede altresì di smettere di giudicare. E inoltre – a differenza del potere di governare e altrove di giudicare mediante il corpo della magistratura -, vorrei poter dire di ogni individuo: giammai delegare il potere, e quindi il diritto incoercibile, di fare satira.

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