Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Carte False » Maurizio Romano: troppa ufficialità nel giornalismo sportivo

Maurizio Romano: troppa ufficialità nel giornalismo sportivo

Maurizio Romano: troppa ufficialità nel giornalismo sportivo
di Barbara Ruggiero

«Quando segui uno sport per lavoro e per piacere, è difficile smettere di emozionarti, anche guardando le partite da spettatore». La storia di Maurizio Romano si intreccia da più di mezzo secolo con lo sport italiano più popolare, l’unico capace di trascinare le masse: il calcio. La sua penna e la sua voce hanno raccontato le gesta eroiche del calcio di Maradona, partendo per i polverosi campi di gioco delle serie minori, fino ad arrivare ai racconti dei Mondiali e tante emozioni azzurre. Eccolo, Romano, oggi.
Il mondo del calcio: quanto è cambiato in questi anni?
È cambiato molto l’aspetto economico e i rapporti dei protagonisti con il mondo dei media. Prima c’era un contatto diretto con gli atleti, oggi non c’è più spontaneità: passa tutto attraverso i siti e i comunicati ufficiali. Una volta noi cronisti sportivi eravamo sempre a caccia dello scoop, della dichiarazione; oggi non è possibile: la comunicazione è molto ingessata, i rapporti diretti sono difficili. Quelli che raccontano e quelli che giocano oramai sono mondi separati.
Ma oggi il calcio è più business o passione?
La passione nel calcio è oramai stata sopraffatta dal business, dagli aspetti finanziari e dalle tv che oramai sono i padroni del settore.
E la passione autentica che fine ha fatto?
Resiste nella fedeltà dei tifosi di ogni squadra. C’era un modo di dire, oramai vecchio, che secondo me resta sempre attuale: forse qualche volta si tradisce la propria moglie, ma mai la squadra del cuore. Che questo sport sia un business lo testimonia la Cina, che oramai è una mina destabilizzante: con i suoi ingaggi stratosferici demolisce qualsiasi politica di costruzione anche dei vivai delle società in Italia.

Maurizio_Romano

Maurizio Romano

Poi ci sono i vari scandali italiani sul calcioscommesse…
Gli illeciti sono sempre esistiti. Le compravendite delle partite e dei calciatori e i condizionamenti notevoli da parte degli arbitri sono cosa vecchia oramai. Il fenomeno ha assunto una dimensione più evidente per il proliferare delle scommesse legalizzate che coinvolgono anche i campionati di serie minori, penso la LegaPro, per esempio. Si produce un giro di interessi forti e tutto ciò favorisce la corruzione.
È vero che vince sempre il dio denaro? C’è spazio in Italia per una favola tipo quella del Leicester City dello scorso anno?
Una cosa del genere resta impossibile in Italia. Quella della squadra di Ranieri è stata una favola, appunto. I rapporti di forza che esistono nel mondo del calcio non rendono proprio possibile un confronto e una sorpresa. C’è un tale strapotere in Italia a livello tecnico, organizzativo e societario che una piccola squadra non riuscirà mai ad affermarsi come accaduto al Leicester.
In Italia, fatte le dovute eccezioni, spesso si registra un calo nelle presenze allo stadio. Cos’è: disaffezione?
Ci penalizzano due aspetti. Innanzitutto la cultura sportiva che da noi è ancora latente. E poi c’è il problema degli impianti: ci vogliono stadi sicuri, accoglienti, confortevoli, strutture in cui si può essere vicini alla squadra e che offrano anche altri servizi come ristoranti e servizi igienici adeguati. Penso a Napoli, dove tutto questo non esiste, e all’Inghilterra dove queste cose sono all’ordine del giorno. Su questi aspetti dobbiamo ancora migliorare.
Le cronache recenti parlano di tifosi disposti a sborsare cifre grosse per assistere allo spettacolo di Maradona al San Carlo il 16 gennaio. La passione per il calcio sembra sfidare qualsiasi crisi economica.
Qui entra in gioco la passione viscerale fortissima che lega la città di Napoli a Maradona. Ci piaccia o no, Maradona resta l’unico personaggio pubblico che a Napoli ha fatto una promessa e l’ha mantenuta. Tutto questo, anche in altri campi a Napoli, non è mai successo. E allora è normale che ci sia riconoscenza profonda della città che non perde occasione per manifestare il suo legame forte con questo campione che resta, secondo me, il miglior calciatore di tutti i tempi.
Maradona in scena al San Carlo, il tempio della lirica: qualcuno ha criticato questa idea lo scorso anno. Lei che ne pensa?
Rendere questo posto elitario non mi sembra una scelta al passo dei tempi. Spero non sia una serata cafonal ma che ci sia il rispetto per la sacralità del luogo; non credo assolutamente che questa scelta sia una profanazione.
Esistono, secondo lei, eredi di Maradona?
Non credo ce ne possano essere: Diego è stato il genio assoluto. Io dico che era il Leonardo da Vinci del calcio, capace di inventarsi qualsiasi cosa.

_________

Napoletano doc, volto e voce di “Novantesimo minuto”, Maurizio Romano ha cominciato giovanissimo la sua carriera giornalistica collaborando con il “Roma” di Achille Lauro. Il suo primo articolo firmato porta la data dell’1 ottobre 1957. Da inviato speciale, ha seguito prima il ciclismo (Giro d’Italia in primis) e poi il calcio con il Napoli e la nazionale italiana. Nel 1978 è stato inviato ai mondiali in Argentina, al seguito degli azzurri di Bearzot.
Dal 1980 ha lavorato come inviato in Rai, dove è rimasto fino al 1996.
«”Novantesimo minuto” non era la trasmissione che vediamo oggi – ci tiene a precisare Romano – Una volta i primi gol del campionato si vedevano solo ed esclusivamente in questa trasmissione. È difficile immaginarlo oggi, ma allora non esistevano le pay tv e bisognava attendere la nostra trasmissione per vedere cosa era successo nei principali campi d’Italia. Con Paolo Valenti, che era il conduttore della fortunata trasmissione, riuscimmo a raggiungere la quota di 16 milioni di spettatori a puntata, un vero e proprio record».

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 733

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto