Dom. Ago 18th, 2019

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Mazzette all’ombra dei gigli, questa volta tocca a Barra

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A giugno la “guerra” alla festa dei Gigli di Nola, con relativa sospensione e tantissime polemiche

A giugno la “guerra” alla festa dei Gigli di Nola, con relativa sospensione e tantissime polemiche, adesso il sequestro del giglio “Insuperabile” della festa di Barra dove solo lo scorso anno, un boss arrivò tra la folla su un’auto Excalibur bianca e si fece rendere omaggio. Il giglio “Insuperabile”, imponente torre di legno e cartapesta che sarebbe dovuta sfilare questa sera nel quartiere napoletano di Barra in occasione della popolare “festa dei gigli”, è stato sequestrato dai carabinieri nell’ambito di un’inchiesta sulle attività del clan camorristico Cuccaro, egemone nella zona, e dei gruppi alleati Aprea ed Alberto. Il sequestro è stato disposto dal gip Antonella Terzi, che ha accolto la richiesta del pm Vincenzo D’Onofrio. Lo scorso giugno, in occasione di un’altra importante “festa dei gigli”, quella di Nola, la paranza “barrese” del giglio “Insuperabile” era stata protagonista di una clamorosa rissa con altre paranze rivali. Ci fu un lancio di bottiglie, fuggi fuggi generale con feriti e l’interruzione della sfilata dei gigli di Nola. Negli anni scorsi, inoltre, durante la festa di Barra l’obelisco era stato usato per rendere omaggio al boss Angelo Cuccaro e ad altri pregiudicati affiliati al clan. Il giglio è già stato distrutto. In occasione di questa nuova “puntata” dello spregiudicato rapporto tra feste religiose o popolari e camorra viene in mente l’appello di Don Aniello Manganiello, il prente anti camorra, il quale, a proposito della Festa dei Gigli di Nola chiese: «Organizziamo una raccolta di firme per chiedere l’abolizione della festa dei Gigli di Nola. Sarebbe una scelta di civiltà per esprimere un forte contrasto alla camorra e alla illegalità». Una petizione che suscitò rabbia e polemiche e che poi ottenne, purtroppo, maggiore attenzione solo all’indomani dello scoppio della rissa tra paranze nolane e barresi.
Secondo gli investigatori, oggi, il giglio barrese sarebbe stato costruito con denaro frutto delle estorsioni fatte dalla criminalità organizzata ai commercianti del quartiere. Se in passato, infatti, erano i boss a offrire soldi ai ‘Gigli’ per ostentare potere e ricchezza, oggi accade il contrario e la sfilata degli obelischi di cartapesta per le strade del quartiere diventa l’occasione per far entrare enormi somme di denaro nelle casse dei clan. Emerge dal racconto della festa dei gigli di Barra fatto dai collaboratori di giustizia, tra cui Salvatore Manco. «Per sottolineare che il ’96 era un anno di pace tra i vari clan, in occasione della festa dei gigli, noi Aprea-Cuccaro-Alberto facemmo i gigli con la paranza ‘Insuperabile’ ed il clan Sarno fece la paranza ‘Mondiale’, per cui si festeggiò tutti insieme. Tutti i responsabili dei gigli, ad eccezione di quello dei Sarno, quell’anno dettero una quota di due milioni di lire a testa agli Aprea-Cuccaro-Alberto, così invertendo la tendenza precedente che aveva visto sempre i clan finanziare i gigli e non viceversa. Deve comunque essere sottolineato – prosegue il pentito Manco – che, da sempre, tutti i commercianti pagavano l’estorsione in occasione dei gigli perchè i rappresentanti del clan Aprea si presentavano per chiedere un regalo per i gigli dando in cambio solo una camicia identificativa del comitato della paranza mentre i commercianti erano costretti a pagare somme elevate (ad esempio, 500.000 lire, un milione o due milioni a seconda dell’importanza dell’esercizio)». «Nell’occasione della festa dei Gigli – rivela ancora Manco – chi allestiva l’illuminazione pagava l’estorsione. L’illuminazione era appaltata per il comitato organizzativo della festa che predisponeva l’illuminazione di tutto il quartiere di Barra per la festa dei Gigli. Noi della famiglia Aprea non pagavamo la quota dell’illuminazione, ma anzi riscuotevamo l’estorsione sulla illuminazione stessa». Il collaboratore di giustizia fornisce poi particolari sulla costruzione del giglio e sulla simbologia della festa: «I gigli degli altri comitati erano di seconda mano in quanto si trattava di gigli già utilizzati per i festeggiamenti dei gigli nel Comune di Nola, ciò non accadeva mai per il giglio “Insuperabile” che veniva sempre appositamente costruito ogni anno per il clan Aprea. Il giglio ha sempre un padrino; nel caso del giglio “Insuperabile” esso viene designato tra facoltosi imprenditori-amici e fiancheggiatori del clan Aprea».
«Le potenzialità del giglio e i messaggi che riesce a veicolare valgono per il clan Cuccaro più di un intero arsenale». Lo scrive il gip Antonella Terzi nel decreto di sequestro del giglio. «Le sue potenzialità, i messaggi che riesce a veicolare, il significato recondito di quel legno, di quella cartapesta, di quelle insegne – si legge infatti nel provvedimento – valgono, per il clan, molto più di un intero arsenale. E la sua discesa in campo, il giorno della festa, è molto più che una vittoria in battaglia, molto più che il fisico annientamento di un rivale. E’ il segno del comando, e perciò pertinente ai reati ipotizzati, di cui favorisce la prosecuzione e di cui implementa le gravissime potenzialità offensive». Di qui la necessità di sequestrarlo: «La sua apprensione, in vista della prossima ricorrenza, si impone quale presidio imprescindibile per interrompere la spirale di illiceità che di esso si nutre, impedire il ripetersi dell’osceno, criminogeno spettacolo cui si è assistito l’anno passato, restituire alla manifestazione il decoro che merita e, soprattutto, privare i Cuccaro del loro metaforico viatico verso nuovi delitti». Nel decreto di sequestro del giglio “Insuperabile” oggi nel quartiere di Barra, a Napoli, sono contenuti i fotogrammi della festa dello scorso anno, tratti da un filmato pubblicato sul sito dell’Espresso, che dimostrano, secondo il gip Terzi, come la manifestazione popolare sia uno strumento di cui il clan Cuccaro si serve per fare presa sugli abitanti del quartiere e mantenere il predominio sul territorio. Nelle immagini il boss arriva tra la folla su un’auto Excalibur bianca e si ferma davanti al negozio di famiglia; quindi bacia il figlio per sottolineare la continuità del potere e subito dopo il parroco per dimostrare che i camorristi non sono cattivi. Il boss a bordo della Excalibur è Antonio Cuccaro, il figlio al quale simbolicamente passa il testimone è Angelo. I due, sempre attraverso il giglio, indicano alla gente del quartiere qual è il loro più importante alleato: Andrea Andolfi. La paranza dell’“Insuperabile”, infatti, rivolge omaggi a entrambe le famiglie di camorristi, i Cuccaro e gli Andolfi; quindi sosta davanti all’abitazione di Andrea Andolfi, che è sottoposto al regime di sorveglianza speciale e non può uscire di casa per salire sull’obelisco perchè rischierebbe l’arresto. Nei successivi fotogrammi si vedono i portatori del giglio che elogiano i capiclan del quartiere, gridando per esempio, come si evince dalle didascalie, «Leggo sulle pietre di questo quartiere una storia unica e irripetibile che ha il sapore della dignità». Dignità che, come scrive il gip, deriva dal non avere avuto pentiti tra i proprio affiliati. E al sentire queste parole, centinaia di persone esultando sollevando le braccia. La paranza del giglio canta poi le storie parallele di Angelo Cuccaro e Andrea Andolfi, «due amici sin da piccoli» che «giocavano a sbagliare»: «Si usciva di notte sempre in pensiero per portare a casa un pezzo di pane. Se non tornavi in tempo non si dormiva e dirti tra i denti: stai attento! Non mi restava che pregare per te. Sono stato grande e ora sono ancora più grande». Quindi la dedica della canzone: «Per il figlio di Esposito, Genny, e per Franco e per tutti i morti nostri, di tutta Barra». Quindi, scrive ancora il gip, il clan attraverso il giglio rende omaggio alla popolazione di Barra, gridando: «Popolo, ti amiamo!». Infine viene veicolato il messaggio secondo cui la camorra non è un male: «Non ci criticate sempre! Dite noi chi siamo! Le cose belle le facciamo anche a Barra. Noi non facciamo solo cose che non vanno bene: noi la festa dei gigli la sappiamo fare».

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