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Mazzetti: con la Deiulemar non naufraga lo shipping campano

Mazzetti: con la Deiulemar non naufraga lo shipping campano
di Mario Amelia

Ernesto Mazzetti (foto), giornalista e geografo economico, da anni segue l’andamento delle attività legate ai porti e all’economia marittima. Allo shipping facente capo ad imprenditori della Campania ha dedicato un capitolo d’un suo libro recente Mare (edito da Guida).

Mazzetti, una fine davvero triste per la società Dejulemar, culminata nei nove arresti disposti dalla Procura di Torre Annunziata.
E’ un doloroso naufragio quello della Dejulemar, una della maggiori compagnie armatrici non solo della Campania, ma d’Italia. Gli arresti di oggi preludono, al di là degli aspetti penali, alla messa in liquidazione delle società facenti capo alle tre famiglie di armatori torresi coinvolte. Il danno, per le centinaia di sottoscrittori – caratisti o creditori obbligazionari – delle quote collegate alle unità facenti parte della flotta, è gravissimo; così come è gravissimo il danno per l’economia dell’intera città.
Ma che fine farà adesso la flotta della Dejulemar? C’è poi la questione dei lavoratori e dei noli in gestione alla società?
L’auspicio è che i tecnici designati quali amministratori di controllo, vogliano e possano mantenere in navigazione la gran parte delle navi Dejulemar. Il problema occupazionale per i marittimi italiani imbarcati è immediato. Sarebbe altresì un danno per l’economia italiana se una fetta consistente di noli, finora gestita dall’armamento torrese, specie nel settore dei carichi secchi, venisse acquisita da naviglio battente altre bandiere.
Lo shipping è stata finora una voce importante dell’imprenditoria campana. Si deve temere una crisi del settore?
Gli armatori della Campania rappresentano circa la metà della flotta mercantile nazionale. In alcuni settori specialistici (supply vessels, rimorchio portuale) questa percentuale è anche più elevata. Certamente da alcuni anni la tensione sui noli, determinata da una concorrenza internazionale sempre più serrata e dal calo di domanda dei paesi BRIC, ha ridotto quei margini soddisfacenti cui non pochi armatori nostrani s’erano forse troppo abituati. Al punto di avviare progetti di diversificazione degli introiti in altri settori operativi, come l’immobiliare e l’alberghiero. Non sempre con esito positivo, come purtroppo testimonia il caso di cui parliamo.
Mi sento però di escludere che si possa parlare di crisi del settore, anche se nel recente passato c’è stato un altro, ma assai più modesto, caso di dissesto armatoriale torrese; ed anche se si sa che altre imprese sono impegnate in un programma di risanamento dell’esposizione bancaria.
Insomma, lei rimane dell’idea che ci siano margini di ripresa.
Lo shipping della Campania resta, nel complesso, una realtà solida. Diversificata dal settore crocieristico, al cabotaggio mediterraneo, dai carichi secchi alle cisterniere, dalle chemichiere al rimorchio, dai traghetti agli aliscafi.

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