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Medio Oriente tra misteri poco misteriosi ed equilibri molto instabili

Medio Oriente tra misteri poco misteriosi ed equilibri molto instabili
di Carmelo Currò

mappa_medio_oriente_politicaOmicidi segreti, rapimenti, attacchi di droni, bombardamenti su convogli militari. Un signore spinto per strada si accascia a terra e ci si accorge che è stato punto da un ombrello avvelenato. Un altro muore dopo aver bevuto in un locale. Non si tratta di scenari da film di spionaggio ma di ampi brani di cronaca che l’informazione rilancia con frequenza. Fra gli ultimi episodi, dopo una misteriosa guerra di droni avvenuta qualche anno fa lungo i confini di Turchia, Iraq e Iran, sono i numerosi attentati che sembrano autentici omicidi “mirati”. Misteriose morti di spie o di scienziati fra Beirut, Teheran e Istanbul. Nella città turca inviati russi avrebbero ucciso nel 2011 terroristi islamici ceceni. Nella capitale iraniana, agenti del Mossad avrebbe scatenato fra il 2011 e il 2012 una vera caccia ai cervelli locali capaci di operare nell’arricchimento dell’uranio. E persino il virus Stuxnet scatenato su internet fin dal 2009 pare abbia avuto come obiettivo ultimo la centrale nucleare iraniana di Bushehr, colpendone le capacità operative.
Proprio qualche giorno fa, l’ultimo episodio delle guerre nascoste. Israele aveva attaccato senza molta pubblicità a Jomraya una colonna militare del traballante esercito siriano che nel sud dello Stato trasferiva un carico di missili SA-17 di produzione russa, destinati all’esercito di Hezbollah: i guerriglieri sciiti filo-iraniani dislocati nella parte meridionale del Libano. Ossia in una sorta di terra di nessuno a ridosso di Israele. Si trattava di batterie particolarmente pericolose, in grado di essere indirizzate contemporaneamente contro 24 obiettivi. È chiaro che il raid semisegreto indica due dati: ossia che gli stessi alleati della Siria giudicano come ormai il regime di Damasco stia per cadere; e che Israele contava come le risposte dei Paesi arabi sarebbero state esclusivamente verbali. Dunque, gli ingombranti alleati iraniani della Siria avevano patrocinato il passaggio delle armi micidiali ai mobilissimi guerriglieri libanesi, arroccati nei loro bunker sotterranei in una regione geograficamente limitata ma dove l’esercito di Gerusalemme ha avuto a suo tempo difficoltà nella bonifica militare del territorio. Evidentemente anche a Teheran le primavere arabe sembrano insicure, guidate da una classe politica impreparata, e che nella fattispecie, potrebbe essere di religione sunnita, quindi ostile alla classe dirigente attuale sciita e alawita (una setta all’interno dello sciismo) cui appartiene la stessa famiglia di Assad.
Benvenuto sarebbe stato dunque il trasferimento che avrebbe consegnato a correligionari agguerriti e addestrati alla guerriglia sui labili confini locali, armi capaci di colpire a fondo Israele. Ovviamente Gerusalemme ha avvertito il pericolo. Ma lo hanno avvertito anche capitali arabe “moderate” come Riad, Doha ed Amman, città di quei Regni islamici tentati sia da una alternante pace con  Israele, sia dalle sirene di un estremismo religioso che ancora condiziona l’attività di alcuni esponenti della dirigenza politica. I nemici sciiti sarebbero stati più forti anche nei loro confronti.
In queste capitali ha dunque prevalso un basso profilo nel dibattito sull’avvenimento, anche dopo l’ammissione dell’attacco da parte di Israele; come ha preferito fare il leader turco Erdogan che ha solo accusato Israele di violazione del Diritto internazionale. Il che significa: il raid ci ha fatto comodo.
Del resto, nel 2011 la scoperta di un complotto per uccidere l’ambasciatore saudita a Washington riportava a un complotto ordito in Iran. E i giornali in quella occasione parlarono apertamente di un sordo confronto fra Teheran e l’Arabia Saudita per il controllo della Siria. Una Nazione dove il controllo strategico del Medio Oriente si potrebbe intrecciare con una guerra etnico-religiosa fra le varie anime musulmane, al pari di quanto accade da anni nel Libano. Dunque, per aggiustare gli equilibri post-Assad, il raid israeliano di questi giorni appariva estremamente comodo anche a molte diplomazie arabe.  È la guerra per procura che per una volta sfugge pure alle immagini televisive.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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