Ven. Lug 19th, 2019

I Confronti

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Meglio gli inciuci dei Conclavi di oggi rispetto alle violenze di ieri

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Tanti episodi di intolleranza nella storia della Chiesa in occasione delle elezioni dei Papi
di Carmelo Currò

fumata-biancaMa come erano i conclavi del passato? Oggi si parla di discrezione, segretezza, congregazioni dei cardinali; si leggono scarne o inutili dichiarazioni dei porporati; e qualche volta finalmente si ascoltano interviste piene di buon senso (come quella rilasciata dal cardinale di Tegucigalpa) sulla necessità di conoscere il contenuto del famoso dossier presentato a Benedetto XVI, dal momento che, dovendo votare, è giusto conoscere i particolari delle attività lecite o illecite di tutti i candidati.
Oggi si è parlato anche di pressione mediatica da parte della stampa che, come una volta facevano i regnanti, sarebbe in grado di indirizzare i voti degli elettori sull’uno o l’altro favorito. Questa considerazione sembra del tutto inappropriata, anche perché il diritto di veto (nel corso dei secoli prudentemente manifestato in segreto dai cardinali delle più importanti Potenze) era esercitato dall’imperatore d’Austria che faceva agire un proprio cardinale fedele, all’interno del sacro consesso. L’ultima volta che il diritto di veto austriaco venne esercitato fu nel 1903 quando, alla morte di Leone XIII, molti fra i cardinali riuniti nella cappella sistina erano orientati per l’elezione del confratello Mariano Rampolla del Tindaro, considerato avversario politico di Vienna, eccessivamente favorevole alla Francia e troppo implicato nella grande politica europea. In quell’occasione, dopo le prime votazioni, molte incertezze e manifesta ostilità dei più importanti porporati come il famoso Rafael Merry del Val, poi morto in odore di santità, il cardinale-principe di Cracovia (città che si trovava nell’Impero austro-ungarico) Jan Puzyna consegnò un foglietto contenente il veto contro Rampolla. Molto probabilmente il cardinale aveva già riscosso il massimo dei voti cui poteva arrivare; ma il gesto destò comunque molto scalpore. Lo stesso Rampolla avrebbe pronunziato allora la famosa e lapidaria frase “vehementer doleo”, con cui espresse l’unica sua protesta contro la volontà imperiale. Poco dopo, eletto S.Pio X, questi si premurò di eliminare qualsiasi residuo di influenza esterna nelle fasi del conclave.
Le elezioni dei secoli passati erano invece frequentemente movimentate, giusto per usare un eufemismo. Nell’alto medioevo il Papa veniva scelto dai sacerdoti romani. Poi la sua nomina divenne un affare riservato all’alta nobiltà e ad alcune famiglie che nella successione di Pietro vedevano un’affermazione locale e nazionale. Papi, antipapi, lotte e ribellioni si alternarono per secoli seguendo le vicende delle principali fazioni di cui erano parte, senza che uomini di indiscusso valore spirituale e culturale riuscissero ad avere ragione degli interessi contrapposti.
Fu Nicolò II che nel 1059 riservò ai cardinali il compito dell’elezione. E il primo vero conclave con i porporati riuniti in clausura fu quello che vide l’elezione di Gelasio II (il papa che consacrò il duomo di Pisa) nel 1118. I 19 cardinali riuniti a Viterbo nel 1268 dopo la morte di Clemente IV non riuscirono ad eleggere un papa dopo ben 33 mesi dalla morte del precedente pontefice. Fu allora che il popolo in tumulto li rinchiuse nel palazzo vescovile, trattenendoli prigionieri a pane e acqua e con il tetto scoperchiato, fino a quando non avessero trovato un accordo. Accordo raggiunto poco dopo con l’elezione di Gregorio X ma a costo della morte e della malattia di alcuni componenti del Sacro Collegio che non sopportarono i patimenti subìti.
Il conclave del 1378 che elesse Urbano VI (il quale fu poi odiatissimo e certo morì avvelenato) fu l’ultimo convocato prima che scoppiasse il grande scisma d’Occidente che vide la contemporanea presenza di tre papi contrapposti. Esso fu caratterizzato da violenti disordini scatenati dal popolo romano che, dopo la grave decadenza della città causata dal trasferimento dei papi ad Avignone, pretendeva l’elezione di un pontefice italiano. In quelle ore drammatiche, mentre i cardinali erano riuniti in una sala del Vaticano, al piano sottostante si minacciavano di morte i conclavisti e si picchiava contro il soffitto con la punta delle lance. I porporati non ebbero il coraggio di annunciare subito l’elezione dell’arcivescovo di Bari, e quando la folla riuscì a sfondare le porte entrando nelle sale riservate, temendo una carneficina si fecero persino rivestire gli abiti pontifici al vecchio e stimato cardinale Tebaldeschi che tuttavia svelò subito quanto era realmente accaduto.
Ai laudatori dei tempi passati, si deve certo far considerare che sono meglio i veleni e i veti di carta che circolano oggi.

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