Home
Tu sei qui: Home » Editoriali&Opinioni » Meglio il nostro presidenzialismo dolce che derive autoritarie

Meglio il nostro presidenzialismo dolce che derive autoritarie

Meglio il nostro presidenzialismo dolce che derive autoritarie

giorgio-napolitano1Il penoso stallo politico al quale abbiamo assistito in questi ultimi due mesi è il segno più evidente della crisi in cui è precipitata la nostra sempre più fragile democrazia. La cosiddetta”Seconda Repubblica”, nata sulle macerie di “Mani Pulite”, avrebbe così i giorni contati. Il bi-polarismo è stato seccamente sconfitto dagli ultimi risultati delle urne. Infatti, i risultati hanno decretato un sostanziale pareggio tra tre soggetti politici, PD, PDL, M5S, più altre forze politiche uscite fortemente ridimensionate come il centro rappresentato da Monti. Tale situazione ha determinato una impossibilità a procedere nella designazione di un incarico di governo, frenato, tra l’altro da veti reciproci e da un’aspra contrapposizione tra i blocchi di centro-sinistra e centro-destra di vecchia data. I partiti non si fidano l’uno dell’altro e, quello che è più grave, non si fidano neppure al loro interno divisi come sono in correnti guidate da visioni e prospettive le più diverse. Essi, si sono rivelati fragilissimi e le loro contraddizioni interne hanno trovato il terreno giusto per far esplodere e mettere in crisi tutto il sistema. Infine, l’elezione del capo dello Stato ha dato loro il colpo di grazia. Il Partito Democratico ha pagato il prezzo più alto. La soluzione di chiedere a Napolitano di accettare il nuovo incarico ha allontanato per un po’ l’implosione. Ma fino a quando questa tregua nei suoi gruppi dirigenti potrà reggere, questo resta un incognita difficile da sciogliere. Detto questo, vorrei fare una breve riflessione proprio in riferimento alla rielezione di Napolitano. I partiti mi sono sembrati spaventati sia dalla propria incapacità politica sia dai segnali che arrivavano dalle piazze e dalla rete. Mi sono sembrati sostanzialmente inadeguati a gestire razionalmente il difficile momento. Come dei figli che, dopo aver vissuto per anni in una situazione simile a  quella che in un’analisi psicanalitica di stampo lacaniana è stata definita “l’evaporazione del padre”, nostalgici, aspettassero un ritorno di un qualche padre che li togliesse dallo stallo e dall’incapacità di agire. Magari non un padre-padrone, ma uno capace di ridare loro quel minimo di serenità per poter scogliere il nodo inestricabile dove la propria inettitudine li aveva condotti. Napolitano, all’orizzonte, credo abbia rappresentato proprio questo. Non un padre al quale si ci affida per avere parole di certezza assoluta bensì colui che, mostrando la sua più umana fragilità (età non più verde) ma con fermezza decisa, sapesse indicare loro poche ma sicure parole di buon senso per uscire dallo stallo: riforma della legge elettorale, riforma della macchina parlamentare (obsoleta,lenta e farraginosa), riforma e snellimento della burocrazia, pochi ed incisivi provvedimenti in materia economica per cercare di risollevare le condizioni degli italiani più bisognosi (fascia che si sta paurosamente allargando). I figli, aspramente biasimati, hanno risposto con un applauso liberatorio. Napolitano, però, facendo questo ha messo sicuramente nel conto che la sua azione, oltre che evidenziare la debolezza dei partiti, ha costituito il segno più evidente di un protagonismo del capo dello stato mai raggiunto prima. Insomma, con la sua azione ha di fatto sdoganato quel presidenzialismo “dolce” in cui sembra inevitabilmente virare la politica italiana e la “terza Repubblica”. Ancora un passo e il parlamentarismo così come lo avevano pensato i padri costituenti sarà messo da parte. Questo è un bene o un male? Purtroppo, non ho più certezze in tal senso. Ho sempre molto condiviso lo sforzo prometeico di ogni sana democrazia di privilegiare il dialogo e la dialettica anche aspra tra le parti più che “uomini solo al comando” o “al ci penso io”, ma quando tutto questo è stato consumato dall’insipienza degli attori in campo, non resta, forse, che provare un presidenzialismo temperato e razionale piuttosto che derive autoritarie e fasciste.

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3627

Commenti (1)

  • giuseppe

    …e se questo “presidenzialismo dolce” fosse proprio l’ambizione delle nostre derive autoritarie degli anni di piombo ? Visto i personaggi ancora in gioco e il loro attaccamento alla poltrona ! Apriamo i nostri occhi per un’alba nova!

    Rispondi

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto