Membra vive di Gesù Cristo

Membra vive di Gesù Cristo
di Michele Santangelo

Cana part anfore Rupnik basilica del Rosario a LourdesRitorna, con questa domenica, il tempo che nella liturgia viene indicato con l’appellativo di ordinario, non per designare, come è chiaro, un tempo meno importante dal punto di vista della vita della Chiesa, ma solo perché si tratta della parte dell’anno, nella quale non vi sono quelli che vengono definiti i tempi forti come la l’Avvento, la Quaresima e la Pasqua. È un tempo che accompagnerà il cammino della fede, attraverso le celebrazioni liturgiche, fino al mercoledì delle ceneri. Il tema principale di riflessione è quello della “chiamata” e viene suggerito specialmente dalla prima lettura tratta dall’Antico Testamento, com’è d’abitudine, e precisamente dal libro di Samuele. Si tratta di un passo molto bello e suggestivo nella sua semplicità. Samuele, figlio del prodigio, e per questo affidato al Tempio sotto la guida del vecchio sacerdote Eli, sente la chiamata, ma all’inizio non riconosce il vero mittente. Su suggerimento di Eli, quando la chiamata diventa insistente, egli di animo aperto, generoso, disponibile, risponde: “eccomi”. È il classico “eccomi” della Bibbia che, pronunciato in risposta ad una chiamata o invito del Signore, produce sempre effetti prodigiosi: a Samuele consentì di diventare giudice e profeta del suo popolo, ad Abramo assicurò una discendenza numerosa, quello risuonato nell’umile casa di Nazaret ha cambiato il corso della storia. Il signore chiama e chiama insistentemente, ma il prodigio avviene quando la sua chiamata incontra la piena disponibilità del chiamato. Così la risposta di Samuele è la docilità totale, l’obbedienza incondizionata: “Parla perché il tuo servo ti ascolta”, ma ancora più importante è l’impegno a fare la volontà di Dio: “Non lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole”. Certo, non sempre è agevole riconoscere la chiamata di Dio. A volte è difficile comprenderla, ascoltarla; può arrivare confusa con altre chiamate, soprattutto in tempi di rumore assordante come i nostri, e poi, quanti falsi idoli e falsi profeti; non si riesce sempre a ritagliarsi uno spazio di silenzio per spianare la strada alla Sua voce. Se poi a ciò si aggiungono i falsi idoli che ciascuno si costruisce, i tanti vitelli d’oro di cui si va alla ricerca: denaro, successo, carriera, competizione, intorno alla “chiamata” si costruisce una specie di cortina fumogena che impedisce di scorgerla non solo, ma si corre il rischio di rimanervi avviluppati, con la perdita, a volte, anche della tensione, della voglia della ricerca. Per fortuna, Dio è “Padre, ricco di bontà e pieno di misericordia”. Le Sue chiamate sono reiterate, come per Samuele. E non è detto che debbano avere le caratteristiche della folgorazione sulla via di Damasco, come successe Per Paolo di Tarso, né che debbano verificarsi necessariamente all’interno del Tempio o in un contesto religioso. Spesso si tratta di piccoli segnali: la parola di un amico, un’orma appena accennata nella vita familiare, un avvenimento all’apparenza insignificante che però provoca una strana sensazione nel cuore. Altre volte c’è bisogno di qualcuno, come Eli per Samuele o Giovanni Battista per i due discepoli, che magari con autorevolezza indichi: “Ecco l’agnello di Dio”. Può bastare un accenno di risposta perché poi intervenga il segnale più profondo, veramente autentico. I due discepoli all’indicazione di Giovanni seguirono Gesù che vedendoli chiese loro: “Che cercate?”, sottolineandone appunto il desiderio di ricerca che non viene, peraltro, immediatamente appagata: “Venite e vedrete”. Mentre continua la ricerca, l’identità del ricercato si fa sempre più marcata: Agnello di Dio, Maestro, Messia, e si avverte l’esigenza di comunicarla ad altri. Uno dei due, Andrea, incontrando il fratello, Simone, comunica la più grande scoperta della sua vita: “Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo), incontro che a Simone ribalta la sua stessa identità: “Tu sei Simone; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)”. Un po’ quello che è successo per ciascun cristiano al momento del battesimo: si è giunti al fonte battesimale con una paternità e maternità definite e se ne esce con una identità da costruire giorno per giorno, quella del cristiano. Le linee guida di questo sviluppo discendono dalla stessa identità acquisita e servono a conferire un contenuto, per così dire esistenziale, esemplificativo, alla chiamata divina. Siamo chiamati concretamente ad essere con tutto il nostro essere membra vive di Cristo e tempio dello Spirito Santo. In ciò risiede il fondamento dell’agire morale del cristiano.

redazioneIconfronti

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