Meridies, parte da Scala il “viaggio” per riconquistare la creatività

Meridies, parte da Scala il “viaggio” per riconquistare la creatività
di Barbara Ruggiero

foto profiloViaggio e Sud. Sono questi due dei temi portanti della Fondazione Meridies che lo scorso 12 giugno ha fatto la sua uscita ufficiale con la presentazione del calendario degli eventi estivi. Il comune di Scala, piccola cittadina alle porte della Costiera Amalfitana, è il luogo prescelto dalla Fondazione che avrà come sede l’auditorium “Lorenzo Ferrigno”, eletto come luogo di studio e di alta formazione intorno a un progetto particolarmente ambizioso.
«Di nuovo c’è la Fondazione: il nostro, in realtà, è un progetto che va avanti orami da tre anni» – chiarisce subito Mico Capasso (foto), direttore generale dell’ente, che, insieme a un gruppo di amici e studiosi, tre anni fa mise su un festival dedicato al “Grand Tour” e al tema del viaggio in Italia.
L’idea della Fondazione, dunque, viene direttamente dalla prima edizione del Festival dedicato al “Grand Tour”?
In realtà lo spunto lo abbiamo avuto in quella occasione. La prima edizione del Festival si svolse sempre a Scala e ha avuto delle piccole riedizioni negli anni successivi. Il tema è quello del viaggio. Ci siamo chiesti anche come cambia l’idea del viaggio: il Grand Tour era, storicamente, il viaggio nell’Europa dei giovani aristocratici europei. La prima edizione del Festival fu inaugurata da Lucio Dalla che trattava, in un concerto, i temi del viaggio. In Costiera ci sono molti riferimenti a questa idea di viaggio e abbiamo deciso allora di parlarne, di approfondire la cosa. Perché in Costiera? Perché qui molti dopo i viaggi restavano anche a vivere o ci si trasferivano per alcuni periodi dell’anno.
Gore Vidal è uno dei personaggi che visse per un periodo della sua vita in Costiera. Ce ne sono molti altri?
Ad Agerola, per esempio, visse Horst Künkler, filosofo della tradizione contemporanea tedesca, allievo di Gadamer, che insegnò a Napoli nel periodo in cui si cominciava a recepire la fenomenologia e l’ermeneutica. Proprio per mantenere un profilo di ricerca, che è quello che si prefigge di fare la Fondazione, vorremmo studiare l’archivio del professore Künkler e lavorare a un piano di pubblicazione e di valorizzazione dei suoi scritti inediti.
Cosa si propone di fare la Fondazione Meridies, quali sono i suoi scopi?
Cerchiamo di mantenere un profilo di studi e di ricerca e, al tempo, stesso, cerchiamo di creare eventi per un pubblico più ampio costituito anche da residenti e da turisti. Ci teniamo a precisare che questi due settori non viaggiano a compartimenti stagni: sono, al contrario, profondamente integrati tra loro. E poi, in fondo, tornando alla storia del binomio viaggio/Sud, intendiamo far valere le ragioni del Sud Europa. In filosofia, con Hegel, abbiamo sempre considerato la storia del mondo partiva da Atene e giungeva a Jena, in Germania. Il Sud visto come partenza per giungere al Nord, dunque. Ed ecco anche l’importanza della Germania in Europa. In questo passaggio noi perdiamo tutta l’immaginazione e la creatività che è propria del popolo meridionale. Ed ecco, allora, che come Fondazione, ci proponiamo di mettere insieme una serie di cose e di non lasciarle disperdere, creando una forma in cui la creatività e l’intelligenza possano contribuire concretamente anche dal punto di vista politico e culturale.
In questo percorso si inserisce anche il cartellone di eventi che avete da poco presentato?
Sì: gli eventi non sono spettacoli; ma sono coda di qualcosa che si è sedimentato nel tempo. Vorremmo che si trattasse di un circolo virtuoso tra saperi che lavorano spesso in modo avulso dalla realtà, e di pratiche concrete.
Il Sud, inteso come Sud Europa, sulla base di quello che ha detto è stato penalizzato nel corso degli anni. La domanda sorge spontanea: in questo contesto, quanto è difficile fare cultura al Sud, questa volta inteso come Mezzogiorno d’Italia?
Credo che la cosa più difficile sia la burocrazia: una serie di passaggi lunghissimi, specie quando parte un gruppo giovane come il nostro e si avvia in una nuova avventura. Non siamo una Fondazione che nasce dall’alto e che è stata imposta: per questo motivo abbiamo avuto qualche difficoltà con la burocrazia; ma ci ha unito anche una forte motivazione. Devo dirlo, abbiamo trovato le amministrazioni comunali e provinciali molto aperte a recepire le nostre istanze. Poi, chiunque darà un’occhiata all’organigramma della Fondazione si renderà conto che ci sono pochi campani: vogliamo essere internazionali, prendendo quanto di buono c’è sul territorio.

Barruggi

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