Metamorfosi di Mara, nuova “tigre” degli studi televisivi

Metamorfosi di Mara, nuova “tigre” degli studi televisivi
Il corsivista

giuliano-pisapia-mara-carfagna-ballarò-1Dispiace la recente, sgraziata aggressività di Mara Carfagna, esponente in carriera di una forza politica, il Pdl, che dell’apparire in genere e dell’apparire sotto i riflettori televisivi, in particolare, ha fatto uno degli elementi costitutivi, anzi il prevalente, della sua attività politica “esteticamente corretta”.

L’ex ministro, da tempo, vivrà un disagio vistoso tant’è che non tenta nemmeno più di dissimulare la rabbia che ha in corpo: appare tesa come un filo dell’alta tensione, teme e respinge come inopportuna e dietrologica ogni domanda, idem per i confronti, anche la più innocua interlocuzione giornalistica le risulta preventivamente indigesta, e così anticipa, stoppa, irride, talvolta con gelido, artefatto sorriso eginetico, che tracima in ghigni obliqui. Francamente tutto questo non è bello, perché deturpa una bellezza mediterranea (“il più bel ministro d’Europa” si disse qualche anno fa, e a dirlo fu la stampa straniera) e dà un brutto colpo alla civiltà della conversazione sulla quale fonda ogni democrazia.

Per tale metamorfosi (da portavoce in pectore dell’ultimo governo di centrodestra e spin doc del Pdl a guerriera azzurra sull’orlo di una crisi di nervi) qualche domanda appare opportuna, soprattutto dopo che Mara Carfagna ha abbandonato qualche mese fa, con scatto compulsivo, davanti ad un gongolante onorevole Orfini, lo studio televisivo di Bianca Berlinguer, rea di averle ricordato, di fronte a ricorrenti, piccate interruzioni, il proprio diritto di dover fare domande agli ospiti. E, pur senza l’epilogo dell’abbandono, qualche giorno fa, a Ballarò, la stizzita signora, in inedita versione “falchista” e forzitaliota, è riapparsa corazzata e ultradifensivista, e a tratti inopportunamente graffiante con il sindaco di Milano Pisapia che, alla fine, evidentemente per non mischiarsi, da saggio principe del foro, non ha interloquito, lasciando cadere le folate che lo investivano.

Probabilmente stancano e stressano ruoli politici di vertice, che fino all’altro ieri scaturivano da una lunga e faticosa formazione sul campo e oggi, spesso, vengono elargiti in gratuito, amichevole comodato. Quelle d’un tempo, a differenza di oggi, erano modalità che lasciavano evolvere per gradi, in un cammino spesso aspro, la personalità di chi si accingeva a svolgere il lavoro politico e istituzionale partendo dall’affollata e sospettosa base elettorale.

Nel caso di Mara Carfagna, però, a spiegare il capovolgimento di un’immagine rassicurante e dialogante, potrebbe esserci anche la concausa suggerita, per casi del genere, dalla scuola dell’apprendimento sociale, sulla quale fondano molte teorie della psicologia e di altre scienze sociali. Si diventerebbe d’un tratto così aggressivi, assumendo comportamenti lontani dal proprio consolidato stile e modo di agire, quando si hanno modelli aggressivi nell’ambito familiare o tra le persone che si frequentano abitualmente per lavoro o altre attività. Se fosse applicabile questa teoria al caso mediatico sotto i nostri occhi, saremmo in presenza di un’aggressività mutuata da altri, ovviamente ci riferiamo alle frequentazioni politiche di Mara Carfagna e non a quelle private.

Queste due chiavi di lettura, combinate, potrebbero orientarci nella comprensione mediatica dell’oscuro caso e soprattutto lasciar riemergere, nella evocazione, il sorriso docile e libero della bellissima signorina Mara, elegante valletta televisiva, diligente studentessa salernitana e brava pianista per diletto, lasciandoci con tranquillità respingere, perché non pertinente, la tesi dell’aggressività maligna, quella che, secondo Fromm, non ha nessuno scopo e provoca soltanto voluttà a chi la usa.

redazioneIconfronti

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