Mi concentro e (metaforicamente) prego. Nel social network


di Roberto Lombardi

I social network come “luoghi dell’anima”, “lego della modernità”, “spazi di condivisione delle emozioni”. Non trovate che ci sia, in giro, un eccesso di metafora, come se, per restare nell’ambito a cui accennavamo, questi contesti non possedessero una loro identità, una loro propria “immagine”, e per descrivere il loro specifico, ancora in costruzione, dovessero ricorrere a quello di altri spazi, di altri mondi? Non sarà che i social network, come gli e-book, non hanno ancora trovato le loro specifiche applicazioni e si trovano costretti ad occupare, per forza, spazi di altri? Per avvalorare l’idea che facebook o twitter siano spazi, i nuovi spazi, dell’anima, un commentatore racconta:”Faccio un sogno in cui ritrovo tracce sonore di una vecchia canzone dimenticata della mia infanzia. Mi sveglio, mi alzo, vado su you-tube, la cerco, la trovo e la riascolto. A quel punto la metto in rete per condividerla.” Beh, molti altri farebbero qualcosa del genere; uno scrittore, ad esempio, anche lui sarebbe portato a condividere questa esperienza semionirica; a seguito del ritrovamento di un lembo emozionale di memoria, egli sarebbe indotto a ricostruirlo, e poi, con la necessaria presa di distanza, lo condividerebbe; come? Come sa fare uno scrittore: scrivendo un racconto, una pagina, o persino solo un appunto sul proprio diario. Ma ciò che condividerebbe, che metterebbe “in rete” sarebbe stato rielaborato; non un accenno al motivetto (forse incomunicabile, incondivisibile, perché ognuno di noi ha la sua melodia dimenticata che lo tiene in contatto col Paradiso perduto). Invece prendere “fisicamente” il nostro ricordo e rovesciarlo in un calderone dove galleggiano, irriconoscibili, se non dal loro “autore”, altri nudi ricordi, è insieme un atto di presunzione, un errore di calcolo, e un’offerta azzardata: dare le proprie perle a cani e porci, che non possono riconoscere quelle perle se non come chicchi di grano, non può che risultare frustrante. E allora ecco che tocca a noi riconoscere nel grano una preziosità più semplice, forse, ma non meno vitale. Una canzoncina messa in rete è un po’ come (attenti alla metafora) il messaggio in una bottiglia gettata in mare: è probabile che nessuno leggerà il messaggio, soprattutto se la superficie marina dovesse brulicare di bottigliette di plastica.

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