Gio. Ago 22nd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Milano chiama Napoli. Fabio Pizzul: salviamoci insieme

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“Il federalismo solidale può essere una soluzione a tutti i problemi”. Nel momento in cui l'Italia attraversa una delle più grosse crisi economiche della sua storia, mentre i cittadini sono alle prese con l'altalena dello spread, della caduta delle borse e con i discorsi di Monti sulla situazione nazionale, abbiamo parlato di economia, politica e attualità con Fabio Pizzul (<em>foto</em>), consigliere regionale del Pd in Lombardia. Pizzul parla di federalismo solidale in quanto espressione delle autonomie locali e, allo stesso tempo, garante di sussidiarietà e solidarietà.
Fabio Pizzul

Fonte: http://www.blogdem.it/fabio-pizzul/info/

di Barbara Ruggiero
Fabio Pizzul
Fonte: http://www.blogdem.it/fabio-pizzul/info/

“Il federalismo solidale può essere una soluzione a tutti i problemi”.
Nel momento in cui l’Italia attraversa una delle più grosse crisi economiche della sua storia, mentre i cittadini sono alle prese con l’altalena dello spread, della caduta delle borse e con i discorsi di Monti sulla situazione nazionale, abbiamo parlato di economia, politica e attualità con Fabio Pizzul (foto), consigliere regionale del Pd in Lombardia.
Pizzul parla di federalismo solidale in quanto espressione delle autonomie locali e, allo stesso tempo, garante di sussidiarietà e solidarietà.
“Lo dico anche a costo di guadagnarmi qualche antipatia: bisogna tornare a parlare di federalismo solidale. È una soluzione più convincente e più in grado di guardare al futuro. Non occorre dividere. È opportuno mettere assieme le risorse che abbiamo per uscire insieme da un momento particolare”.
Pizzul, figlio di Bruno, giornalista, fervente cattolico, è avversario politico di Formigoni in Regione Lombardia, uno che alle scorse elezioni ha racimolato oltre diecimila preferenze.
Il federalismo solidale è la sua ricetta per risolvere i problemi dell’Italia?
Io non do ricette. Dico che può essere una strada da percorrere e ritengo che il momento in cui viviamo stia dando parecchi segnali in tal senso, pur nella consapevolezza che ci sono ancora tanti sacrifici da fare. Io dico di valorizzare la responsabilità di tutti e di non alimentare le divisioni. La parola “responsabilità” è mancata troppo negli ultimi anni.
Si parla di drammaticità dei problemi meridionali, specie in un momento di profonda crisi nazionale. A suo avviso come se ne può uscire?
Se ne può uscire valorizzando le caratteristiche tipiche di ogni territorio. Ci deve essere la capacità di sfruttare le caratteristiche specifiche di ognuno con la consapevolezza che l’obiettivo principale è quello di non lasciare indietro nessuno. E soprattutto si deve far sì che ognuno possa dare il miglior contributo possibile alla partita comune. Al netto di ogni retorica, ognuno deve dare tutto ciò di cui è capace per l’obiettivo comune.
Caldoro dice che la Campania non è più una regione canaglia e si dichiara soddisfatto del risultato raggiunto. Lei è d’accordo?
Non conosco così da vicino i conti della Regione Campania per poter commentare approfonditamente le dichiarazioni di Caldoro. Il tentativo di mettere a posto i conti credo sia necessario per tutti e mi rallegro che se ne renda conto anche Caldoro. Dovremo arrivare sempre verso un tentativo di rendere omogenei i criteri di giudizio. Ciò che manca in Italia è la possibilità di vedere in maniera oggettiva i risultati e le modalità di spesa delle diverse realtà locali. Al di là delle parole, mi auguro che si possa arrivare a una possibilità di un confronto reale con le diverse Regioni. Il confronto è necessario non per dire chi è più bravo, ma perché ognuno dia un contributo all’obiettivo comune di riportare in ordine i conti dell’Italia e rilanciare uno sviluppo di cui c’è tanto bisogno.
Come vedrebbe la candidatura di Stefano Caldoro, uomo del Sud, alle primarie del Pdl?
Le quote territoriali lasciano il tempo che trovano. Mi piacerebbe poter giudicare Caldoro non per appartenenza territoriale ma per idee e politiche per l’Italia. Vorrei idee propulsive e positive per il Paese, cosa che nel Pdl attualmente non sembrano esistere più di tanto.
Che idea si è fatto del sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca? Lo conosce personalmente? Egli è un sindaco simbolo per i suoi gesti, e il suo piglio “da sceriffo”.
Non lo conosco benissimo dal punto di vista personale. Mi pare sia una persona capace di interpretare concretamente le esigenze del territorio con un pragmatismo che è una delle chiavi di volta per l’Italia oggi. È chiaro che ogni scelta crea malumori e polemiche. Il legame al territorio e la capacità di rispondere ai problemi della gente mi pare siano delle caratteristiche che De Luca ha interpretato. Si può sempre migliorare, ma ho sempre guardato con interesse alla sua modalità di governo.
Lei è il punto di riferimento dell’ala cattolica del Pd in Consiglio regionale. Crede sia possibile possibile ritrovare, a livello nazionale, un’unità politica dei cattolici?
Un’unità partitica credo di no. Un’unità di valori e ideali, che possono essere declinati secondo letture anche legittimamente diverse delle soluzioni da proporre ai problemi, secondo me sì. In questo senso, vedo di buon occhio anche il cammino definito a partire dall’incontro di Todi. Non credo nella possibilità di riaggregazione partitica, ma nella possibilità di tornare a ragionare da cattolici. La cultura cattolica ha dato tanto a questo Paese, può e deve continuare a dare anche nel futuro dell’Italia. Non mi riferisco a equilibrismi di carattere partitico, ma al rilancio di una cultura che in Italia ha dato e può continuare a dare tanto.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una degenerazione del modo di fare politica. Non ci sono più i grandi ideali e sembra che tutti possano entrare da un momento all’altro in politica. In questo ambiente, a suo avviso, quanto conta l’etica?
Io credo si debba ripartire dall’etica. Fare politica non significa fare marketing dei voti; significa interpretare idealità e valori e cercare di renderli completi. Idealità e valori cosa sono se non etica? Parlare di etica non deve essere un lusso o una cosa non più possibile. Secondo me si deve ripartire da qui.
I cittadini sembrano mostrare disaffezione per i temi politici. Cosa si potrebbe fare per renderli più appassionati alla politica?
I cittadini, lo abbiamo visto alle ultime consultazioni, sono sempre più lontani dalla politica. A mio avviso l’etica può riavvicinare i cittadini.
L’etica per ridare dignità e spessore alla politica?
Sì. La politica può ripartire dall’etica e dal coraggio delle idee. La soluzione è questa. Se uno ha idee da proporre, ci si può anche confrontare; altrimenti, se ci sono solo tattiche e strategie, diventa molto più difficile anche un semplice confronto.

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