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Milano/ Condannate quattro banche, c’è anche il figlio di Bassolino

Milano/ Condannate quattro banche, c’è anche il figlio di Bassolino

Antonio e Gaetano Bassolino

Quattro banche, Depfa, Deutshce, Ubs e Jp Morgan sono state condannate a una sanzione da un milione di euro l’una con una confisca complessiva di 87 milioni dal giudice di Milano Oscar Magi, monocratico, quarta sezione penale del Tribunale di Milano. Sono state riconosciute colpevoli insieme a 9 loro funzionari di truffa aggravata ai danni del Comune del capoluogo lombardo in relazione a operazioni su prodotti derivati. Gli istituti sono stati dichiarati responsabili per la legge 231 del 2001, inoltre sono state condannate nove persone fisiche, tra manager ed ex degli istituti di credito a pene comprese tra i sei mesi e gli otto mesi e 15 giorni. Tutte le condanne per i nove imputati sono con sospensione della pena, con il riconoscimento delle attenuanti generiche e con l’incapacità di contrattare per un anno con la pubblica amministrazione. «Si tratta di un sentenza storica, è la prima volta nel mondo che un tribunale penale afferma un principio in materia di operazioni con prodotti derivati. Il principio è che deve esserci trasparenza per esserci affidabilità». Lo dice il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo sulla sentenza che ha condannato quattro banche estere e i loro funzionari per la truffa aggravata ai danni di Palazzo Marino per oltre 100 milioni di euro. «Ci sono centinaia di enti pubblici in Italia in questa situazione e questa sentenza pone un problema perché fino ad oggi con l’eccezione di un piccolo comune del Trentino nessun ente pubblico è stato mai affiancato in queste operazioni come consulente da un esperto di matematica finanziaria e di derivati», conclude Robledo. L’unico precedente riguarda una sentenza amministrativa pronunciata in Inghilterra negli anni Novanta e che invitava i comuni a non sottoscrivere contratti derivati con le banche.
I funzionari condannati a pene comprese tra 6 e 8 mesi 15 giorni, tra cui Gaetano Bassolino (Ubs) figlio dell’ex sindaco di Napoli, non potranno contrattare con la pubblica amministrazione per un anno. Assolti come aveva chiesto il pm Mauro Mauri, consulente del Comune e l’ex dg di Palazzo Marino Giorgio Porta. La procura, alla quale il Tribunale oggi ha dato ragione, ipotizza una truffa aggravata ai danni del Comune di Milano in relazione ai contratti derivati stipulati a partire dal 2005 dalla giunta del sindaco Gabriele Albertini con le banche Ubs, Jp Morgan, Deutsche Bank e Depfa Bank. All’origine dei contratti la ristrutturazione di un debito da 1.682 milioni composto di diversi mutui per la maggior parte in scadenza con la Cassa depositi e prestiti. Nel giugno 2005 il Comune ha convertito i mutui in un bullet bond (obbligazione con scadenza fissa non disdicibile dall’emittente e non rimborsabile anticipatamente) trentennale con i soldi prestati dalle quattro banche. In sostanza il Comune aveva ricevuto i soldi dalle banche impegnandosi a restituirli in un’unica soluzione (bullet, proiettile in inglese) nel 2035 con un interesse.
A corollario del contratto sul debito c’era stata la stipula di uno swap, ovvero la trasformazione del tasso di interesse da fisso a variabile: una sorta di scommessa sull’andamento (il Comune paga un tasso variabile alle banche, le banche un tasso fisso al Comune). Secondo Robledo, la scelta del Comune sarebbe stata impropria sotto almeno due profili. Da un lato sarebbe stata presa senza l’ausilio di un consulente esterno, affidandosi interamente alle banche con cui stipulava gli stessi contratti e che dunque hanno svolto anche la funzione di advisor. Dall’altra la trasformazione del tasso fisso in variabile è stata fatta in un momento in cui le stime dei maggiori economisti dicevano che i tassi non avrebbero potuto far altro che salire visto che erano al minimo storico. Poi è emerso che per far fronte alle perdite accumulate ogni anno, il Comune continuava ad avviare altre operazioni finanziarie complesse. Di qui la contestazione a vario titolo alle persone fisiche coinvolte nel procedimento del reato di truffa in relazione alla falsa certificazione della «sussistenza della convenienza economica per l’ente territoriale ai fini di un’emissione obbligazionaria per la ristrutturazione del debito comunale in luogo della rinegoziazione dei mutui in essere e in precedenza contratti», si legge nella richiesta di rinvio a giudizio. Il tutto, prosegue il capo di imputazione, «spogliando dolosamente il Comune di Milano, nella stipulazione del contratto regolato dalla normativa inglese vigente, della tutela dovutagli in forza della qualificazione di “intermediate customer” a esso spettante, violando, in particolare, i doveri normativamente sussistenti in capo a loro circa le protezioni da assicurare ai clienti così classificati».

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