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Milano ripiomba negli anni ’70: pallottole e paura

Milano ripiomba negli anni ’70: pallottole e paura

Due sparatorie in strada in meno di 24 ore e Milano si riscopre una città violenta. Dopo l’agguato di ieri sera in via Muratori, costato la vita a Massimiliano Spelta e alla sua giovane compagna di Santo Domingo Carolina Ortiz Payano (nella foto), oggi altri colpi di pistola si sono uditi in via Giacosa, angolo via Pietro Crespi. In pieno giorno e nel traffico cittadino, in una zona affollata. Solo per caso nessuno è rimasto ferito. Secondo alcuni testimoni ascoltati dai carabinieri, 3-4 persone (forse sudamericane) attorno alle 15 sono scese dall’auto, un’Audi A2 di colore grigio, e hanno cominciato a sparare diversi colpi di pistola, almeno 4-5, contro il guidatore di una Ford Focus blu. La vittima dell’agguato è riuscita miracolosamente a evitare i colpi d’arma da fuoco ed è fuggita in direzione piazzale Loreto. Uno dei colpi ha centrato un’auto in sosta infrangendo il parabrezza, una Peugeot 106 di proprietà di un residente. I carabinieri hanno trovato un bossolo sul luogo della sparatoria: o le persone scese dall’Audi hanno sparato con due armi diverse (un revolver e una semiautomatica), oppure il guidatore della Ford ha risposto con un solo colpo di semiautomatica prima di scappare. Intanto, sono in corso accertamenti su alcuni numeri di targa segnalati da testimoni e sulle immagini delle telecamere di sicurezza della zona. Le due sparatorie hanno inevitabilmente riacceso la polemica politica sulla questione sicurezza, con una pioggia di accuse riversate dal centrodestra sulla giunta Pisapia. «Da subito tornino i militari per le strade – è la richiesta del consigliere leghista Alessandro Morelli – non certo la panacea, ma indubbiamente uno strumento di presidio del territorio il cui mancato utilizzo è un grave errore che il sindaco Pisapia deve riconoscere». Fa sentire la sua voce anche il capogruppo Pdl Carlo Masseroli secondo il quale, sarebbe «inaccettabile ogni strumentalizzazione ma sarebbe grave minimizzare». Per questo motivo, oltre a chiedere che si svolga una seduta d’aula dedicata alla sicurezza, «è ormai improrogabile che anche il Comune faccia la sua parte a cominciare dal ruolo e dagli strumenti della polizia locale fino al ritorno dei militari per le strade della città». Secondo Riccardo De Corato, vicepresidente del Consiglio Comunale e parlamentare del Pdl, gli episodi di ieri e oggi dimostrano che «a Milano siamo al Far West». Ma «di fronte a questi gravi fatti, nessuna risposta operativa arriva dal sindaco, dal prefetto e dal questore, i quali rimandano tutto a giovedì alla riunione del Comitato di Sicurezza, mentre nelle strade di Milano si continua a sparare». Da Gerusalemme, dove si trova in visita, ha risposto il sindaco Giuliano Pisapia: «È un episodio gravissimo che non può più ripetersi». «A Milano – ha aggiunto – c’è un livello di criminalità organizzata contro il quale stiamo lavorando». Il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi ha convocato per domani mattina il Comitato di ordine e sicurezza per affrontare le ultime vicende di cronaca che hanno coinvolto il capoluogo lombardo, tra cui il duplice omicidio di via Muratori. All’incontro parteciperanno tra gli altri l’assessore alla Sicurezza della Provincia di Milano, Stefano Bolognini, e l’assessore alla sicurezza del Comune di Milano, Marco Granelli.
Poco meno di cinquanta grammi di cocaina ritrovati in casa di Massimiliano Spelta e della giovane moglie dominicana Carolina Payano Ortiz, e i continui viaggi di lui a Santo Domingo, aprono un nuovo scenario nelle indagini sul loro omicidio avvenuto ieri sera in via Muratori, pieno centro di Milano e zona della movida, davanti agli occhi atterriti di molti. Sul fatto che si sia trattata di un’esecuzione in piena regola, dove in realtà la prima ad essere colpita è stata lei e non lui, tra inquirenti e investigatori non ci sono dubbi. Tra l’altro a chi indaga non sono sfuggite alcune frasi pubblicate da Carolina su Facebook, come “Voglio tornare al mio Paese e dimenticarmi di questa gente del diavolo”, oppure “mi sono rotta, non ce la faccio più”. Una donna evidentemente preoccupata e infelice. E’ quasi certo che chi ha sparato quei sei colpi con un revolver, ed è fuggito a bordo di una moto da cross guidata da un complice, sia un professionista: con freddezza e determinazione ha ucciso l’imprenditore e la sua compagna mentre cercavano di scappare, lasciando invece illesa la loro figlioletta che era in braccio alla madre. La piccola, meno di due anni, nel pomeriggio è stata dimessa dal pronto soccorso della Clinica De Marchi ed è stata affidata alla zia, la sorella di Spelta. Ma con la scoperta, la notte scorsa, di un involucro con dentro 47 grammi di polvere bianca seminascosto tra gli effetti personali in un cassetto della stanza da letto della coppia, nella loro casa in via Mecenate – un appartamento in un ex capannone ristrutturato comprato da lui e arredato, come è stato riferito, con gusto – fa pensare che il duplice delitto possa essere legato al mondo della criminalità organizzata, quello dello spaccio. Certo, si tratta di una delle tante ipotesi – rimangono anche quelle del delitto passionale e di una “vendetta” per questioni professionali – sui cui gli uomini della squadra mobile, coordinati dal pm Elio Ramondini, stanno lavorando senza escludere, però, che la coca fosse per uso personale. Per questo, oltre agli accertamenti sui conti bancari delle due vittime e sui loro tabulati telefonici, hanno raccolto e stanno raccogliendo informazioni sull’imprenditore, la cui azienda di integratori alimentari – la Dietetics Farma – è stata messa in liquidazione, e soprattutto, tramite le autorità di Santo Domingo, su sua moglie Carolina con cui era sposato dal 2011: sul passato della donna poco si sa e molti sono gli interrogativi. Per ricostruire il passato dei due, e anche le ore precedenti la loro “esecuzione”, gli investigatori da ieri sera stanno sentendo ininterrottamente non solo i parenti di Spelta (ha un fratello e due fratellastri nati da un secondo matrimonio di uno dei due genitori) ma anche gli amici della coppia e soprattutto di lei, con la metà degli anni del marito, e in Italia senza familiari. Quanto alla dinamica dell’esecuzione, molti chiarimenti potranno venire dall’autopsia che si terrà forse dopodomani. Al momento, grazie alle testimonianze di chi ha assistito al duplice omicidio e ai primi rilievi della polizia, la prima a cadere sotto il fuoco del killer sarebbe stata la donna (ferita da un solo proiettile alla schiena e alla testa). Poi sarebbe toccato a Spelta che, prima di essere raggiunto da cinque colpi e cadere a terra senza vita, avrebbe cercato di scappare in direzione di Porta Romana. Altri elementi per risolvere il giallo potrebbero arrivare dalle immagini delle telecamere piazzate nella zona e che gli investigatori stanno acquisendo, e dalle analisi sull’auto di Spelta, una Bmw 320 color verde petrolio con interni chiari e seggiolino per trasportare la piccola Silvia, parcheggiata all’inizio di via Muratori dove forse i due con la figlia, stavano andando o uscendo da uno dei molti locali, dove forse avevano appuntamento con chi poi li ha assassinati.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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