Mino Maccari, la Commedia nell’arte

A Mino Maccari, pittore, incisore e grande illustratore, è dedicata la mostra inaugurale della quarantaseiesima stagione espositiva della Galleria Il Catalogo, che verrà inaugurata sabato 26 ottobre alle ore 19,30. L’’esposizione di oltre trenta opere, tra rari e inediti, è un florilegio della grande personale ospitata in estate nel Palazzo Mediceo di Seravezza: “”La commedia nell’’arte”” ripercorrente la produzione artistica di Maccari dal 1920 al 1978, che ha ricevuto attenzione dalla stampa nazionale e internazionale. Gli eredi dell’’artista senese, Marco e Francesca Maccari, hanno concesso di esporre parte di questo corpus alla galleria salernitana di Lelio Schiavone e Antonio Adiletta, con cui l’’artista ha collaborato sino alla sua scomparsa.

 

Un'opera di Mino Maccari
Un’opera di Mino Maccari

La ricerca grafica di Mino Maccari –scandita dall’’attività di illustratore per le riviste “Il Selvaggio”, “L’’Italiano”, “Omnibus” e nel secondo dopoguerra per “Il Mondo”, è solitamente ricordata per il tono feroce della satira. La scelta di tematiche aspramente polemiche, nata nello spirito di Strapaese e sviluppatasi negli anni del fascismo, viene solitamente espressa dall’’artista in un segno graffiante, in figurazioni grottesche, talora accentuate dall’’uso del colore, e in una straordinaria versatilità espressiva. Maccari che fu acuto osservatore dei costumi della società italiana, la analizza attraverso lo sguardo di soldati, commendatori, avvocati, preti, marionette, e, soprattutto, donnine. Sono immagini-evento di tipi umani che ruotano costantemente e sempre intorno alle eterne opposizioni che caratterizzano l’’occidentalità della nostra cultura amore-odio, uomo-donna, intelligenza-stupidità, grandezza-meschinità, interesse-disinteresse, strumenti per una interpretazione del reale: l’’instabile e mirabile altalena fra i due poli della dicotomia, in definitiva, quella che Guttuso individua tra «l’angelico e il diabolico, l’’occhio del bene e l’’occhio del male, il bello e il brutto» e che Maccari utilizza con stile dissacratorio, caustico, beffardo, irriverente, ma senza mai scadere nella volgarità, perché sempre fedele e coerente con i propri ideali artistici. Circola di Mino Maccari un’’immagine standard di pittore o incisore-disegnatore eversivo e caustico per definizione, irridente e stravolto fino alla caricatura e all’’oscenità. In realtà, al di sotto della superficie di un tratto magistrale come pochi, liberatorio fino all’’eccessiva facilità, così abile fino alla condiscendenza, attraverso queste opere, si riconosce perfettamente il segno di una inquietitudine innocente, di una ricerca di un’’espressione dolente, anche nella sua “cattiveria”: quindi lirica, ma di un lirismo sconosciuto in Italia, di una liricità, non monocorde o monostilistica. Ritroviamo in queste opere la stessa felicità e disinvoltura con la quale lo stile di Maccari passa dal vagheggiamento di un Picasso periodo blu a quello di un Groz, da un disegno a semplice contorno a una composizione chiaroscurale a macchie, da un tessuto pittorico di linee “aderenti al vero”, alle più estrose deformazioni alla Steinberg, lasciando intendere un impegno più di “gusto” e di “verve”, unitamente all’ intelligenza e, soprattutto, al cuore. Pittore pudico, nonostante l’apparenza, Maccari sfida l’’osservatore ad andare oltre il graffio satirico del segno, alla scoperta di uno spessore più profondo, che ha forse radici nella visione irridente ma, al tempo stesso pensosa di una cultura toscana fatta di tenzoni, ma anche di meraviglie, di Beatrici impossibili e di grevi matrone debordanti (questa ricerca spasmodica delle origini, del resto, era proprio la qualità meno caduca di Strapaese e della “selvaggeria”). Un intellettuale non indifferente e incapace di compiacimento, che ebbe la quasi inedita qualità di non fare sconti a nessuno, nemmeno a se stesso.

 

 

BIOGRAFIA. Nasce a Siena nel 1898, a diciannove anni partecipa alla Grande Guerra come ufficiale di artiglieria di campagna. Tornato a Siena nel 1920 si laurea in giurisprudenza ed inizia a lavorare presso lo studio dell’avv. Dini a Colle Val d’Elsa. Sono di questi anni i suoi primi tentativi di pittura ed incisione. L’esordio di Maccari in pubblico è con il Gruppo Labronico. Nel 1922 partecipa alla “marcia su Roma”. Nel 1924 viene chiamato da Angiolo Bencini a curare la stampa de “Il Selvaggio”, dove vi appaiono le sue prime incisioni; nel 1926 abbandona la professione legale e ne assume la direzione fino al 1942. Nel 1925 la redazione del “Selvaggio” si trasferisce a Firenze e tra i suoi collaboratori annovera Ardengo Soffici, Ottone Rosai e Achille Lega. Nel 1927 Maccari partecipa alla II Esposizione Internazionale dell’Incisione Moderna e alla III Esposizione del Sindacato Toscano Arti del Disegno. L’anno dopo è presente alla XVI Biennale di Venezia. Nel 1929 “Il Selvaggio” si trasferisce a Siena e Maccari espone delle puntesecche alla II Mostra del Novecento Italiano a Milano. Agli inizi degli anni Trenta è capo redattore della “Stampa” di Torino, accanto al direttore Malaparte. Nel 1931 partecipa alla I Quadriennale di Roma (dove sarà ancora nel 1951 e nel 1955). Nel 1932 “Il Selvaggio” si trasferisce a Roma. Nel 1938 viene invitato alla XXI Biennale di Venezia con una sala personale, collabora ad “Omnibus” di Longanesi e tiene una mostra personale all’Arcobaleno di Venezia. Nel 1943 espone ad una personale a Palazzo Massimo in Roma e alla Mostra Dux al Cinquale di Montignoso. Nel 1948 è di nuovo alla Biennale di Venezia dove gli viene assegnato il premio internazionale per l’incisione (vi sarà anche nel 1950, 1952, 1960, 1962). Alla fine degli anni Quaranta inizia la sua collaborazione alla rivista liberale “Il Mondo”, diretta da Pannunzio, conclusasi nel 1963. Nel 1955 è alla Biennale di San Paolo (Brasile). Nel 1962 gli viene affidata la presidenza dell’Accademia dei Lincei. Quindi nel 1963 tiene una mostra personale a New York alla Gallery 63 e nel 1967 partecipa alla “Mostra d’Arte Moderna in Italia 1915-1935”, tenuta a Firenze a Palazzo Strozzi. Seguono una serie di mostre personali ed esposizioni internazionali di grafica, tra cui quella del 1977 a Siena, dove gli viene dedicata una personale a Palazzo Pubblico. Muore nel 1989 a Roma.

 

 

L’Ufficio Stampa de IL CATALOGO

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