Minuto per minuto il giallo del sequestro del ragioniere di Berlusconi

Minuto per minuto il giallo del sequestro del ragioniere di Berlusconi

E’ un collaboratore di giustizia, il 51enne barese Francesco Leone, arrestato questa mattina nell’abitazione dove vive con la moglie a Paliano in provincia di Frosinone, perché ritenuto “regista e capo” del sequestro lampo di Giuseppe Spinelli. Secondo quanto hanno spiegato i vertici della Squadra Mobile di Milano, l’uomo è conosciuto come l’inventore della tecnica del sequestro lampo. Iniziò a collaborare dopo essere stato arrestato negli anni ‘90, subito dopo aver sequestrato un militare dell’Aeronautica che doveva permettergli di penetrare nella banca dell’aeroporto di Ciampino. Fu “capitalizzato” nel 1996 e da allora lasciò il programma di protezione. Con lui è stato arrestato il suo “amico” Pierluigi Tranquillo, 34enne originario di Palestrina ma residente a Olevano Romano (Roma), arrestato ieri mentre si stava recando in Toscana per acquistare del vino per l’azienda vinicola del padre. L’altro italiano finito in manette è il 45enne comasco Alessio Maier, arrestato a Malnate (Varese) con alle spalle diversi pregiudizi di polizia. In arresto sono poi finiti tre pregiudicati albanesi ritenuti gli autori materiali del sequestro di Spinelli nella sua abitazione di Bresso insieme con Leone. Si tratta del 28enne Marjus Anuta e dei fratelli Ilirjan e Laurenc Tanko, rispettivamente di 33 e 39 anni.
Il rientro a casa. Il ragioniere Giuseppe Spinelli, tesoriere e uomo di fiducia di Berlusconi, secondo la ricostruzione degli investigatori, è stato aggredito rincasando, appena la moglie gli ha aperto la porta di casa, nella sua residenza a Bresso (Monza Brianza). Spinelli stava rientrando a casa intorno alle 22 ed è stato aggredito sull’uscio da 3 persone che lo hanno spinto dentro la sua abitazione. Dalle indagini è emerso che i 3 delinquenti fisicamente presenti in casa del ragioniere erano Francesco Leoni, regista della banda, e due dei tre albanesi. Ma è molto probabile che l’altro albanese e gli altri 2 italiani fossero nei pressi per dare supporto logistico. Spinelli e la moglie sono stati trattati prima con una certa crudezza, forse per intimorirli, ma poi gentilmente sino al momento del rilascio. Il sequestro si è protratto dalle 22 del 15 ottobre fino alle 9 del 16 semplicemente perché Spinelli avrebbe detto ai suoi sequestratori di non poter raggiungere telefonicamente Berlusconi prima di quell’ora. E infatti quando ciò è avvenuto i tre se ne sono andati.
La telefonata a Berlusconi. Una telefonata di pochi minuti in cui Spinelli rese edotto Berlusconi della presenza dei documenti portati dai sequestratori, millantati per essere prove rilevanti nel caso Lodo Mondadori, e fece presente la richiesta di 35 milioni di euro. L’ex premier Berlusconi venne raggiunto dalla telefonata alle 9 del mattino e non poté sapere che Spinelli era sotto sequestro, pur avendo intuito che si trovava in una situazione di difficoltà, e per questo “prese tempo”. I sequestratori, a quel punto, sempre secondo quanto raccontato in questura a Milano se ne sarebbero semplicemente andati soddisfatti per aver recapitato la loro offerta a Berlusconi. Una ricostruzione che molti cronisti presenti in conferenza stampa, stamani, hanno raccolto non senza qualche perplessità.
Il documento. Da quanto si è appreso il documento che i rapitori millantavano come “importante” per il Lodo Mondadori, era composto da alcune pagine cartacee, e in particolare da appunti a mano. Documento che è stato letto approfonditamente dal ragioniere. Documenti però dei quali gli inquirenti non hanno trovato al momento traccia. Dopo il sequestro, nel pomeriggio del 17 ottobre, arrivò una telefonata dei malviventi a casa di Spinelli. Successivamente ci sono state altre chiamate ma, per ragioni di sicurezza, il ragioniere aveva nel frattempo lasciato la sua abitazione.
Gli arresti. Incrociando le immagini delle telecamere e dei tabulati telefonici, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire le attività ed i movimenti dei componenti della banda e ad arrestarli. E’ ancora da ricostruire, invece, cosa abbia fatto Spinelli tra la mattina del 16 ottobre, quando i sequestratori sono usciti dalla sua casa, ed il 17 pomeriggio, quando è arrivata la segnalazione del reato alla Procura della Repubblica. Secondo la ricostruzione del sequestro Spinelli effettuata oggi in questura, a Milano, il ragioniere, appena rilasciato dai suoi sequestratori, alle 9 del mattino del 16 ottobre, è stato “prelevato” dagli uomini della scorta di Silvio Berlusconi. Nessuno, però, ha avvisato la polizia giudiziaria del reato commesso fino al pomeriggio del giorno dopo, il 17 ottobre, quando un legale dell’ex premier ha avvisato la Procura. Appena saputo dell’accaduto, gli investigatori si sono recati a Bresso, alla residenza di Giuseppe Spinelli, per un accurato sopralluogo scientifico e hanno prelevato immagini da telecamere e raccolto tabulati di telefonate che, sviluppati, hanno poi permesso di individuare i sei presunti responsabili del reato.
L’avvocato Ghedini. L’avvocato Niccolò Ghedini parlò al telefono la mattina del 16 ottobre 2012 quando il tesoriere di Silvio Berlusconi era ancora sotto sequestro e capì che stava accadendo «qualcosa di strano». Lo ha riferito lo stesso legale parlando a margine del processo sul caso Ruby, spiegando essersi reso conto che qualcosa non andava dal tono e dal contenuto della telefonata con Spinelli, nella quale gli parlò di «filmati su Fini» che potevano essere «scottanti» in relazione alla vicenda del Lodo Mondadori. «Quella mattina Spinelli chiamò Berlusconi e gli disse che c’erano delle persone che sostenevano di avere documenti utili per noi sul lodo Mondadori. Berlusconi mi chiamò e me lo disse», ha spiegato Ghedini, aggiungendo che «allora telefonai a Spinelli e lo invitai a farsi dare questi documenti e gli dissi di portarli ad Arcore che ne avremmo parlato. Spinelli mi disse però che non poteva venire ad Arcore e compresi che c’era qualcosa di strano». Dopo la conversazione, ha continuato l’avvocato, «decisi di avvisare la procura e con Piero Longo andai a parlare col pm Bocciassini». Tuttavia, la denuncia di quanto avvenuto, con la dichiarazione de tesoriere di Silvio Berlusconi, è stata fatta solo il 18 mattina in quanto l’uomo «era sotto shock» perché «temeva per la moglie e anche per la figlia e la nipotina che abitano vicino a casa sua».
Senza documenti niente soldi. «Se noi non vediamo i documenti non paghiamo una lira. E così li ha convinti a liberarli». Così Niccolò Ghedini rispose al telefono la mattina del 16 ottobre a Giuseppe Spinelli che gli aveva spiegato la proposta fatta dai rapitori.
Il cd con Fini mai trovato. I sequestratori parlarono a Spinelli di un cd in cui veniva mostrato Gianfranco Fini a cena con i tre magistrati che si sono occupati del lodo Mondadori. In queste immagini, stando a quanto detto dai malviventi, si sentiva Fini chiedere ai magistrati di aiutarlo a “fregare” Berlusconi e che, se lo avessero fatto, gli sarebbe stato grato per tutta la vita. Di questo cd, tuttavia, gli investigatori non hanno trovato traccia. Del resto, ammette un inquirente, “ci sono ancora molti punti da chiarire” in questa vicenda.
La testimonianza della moglie. Qualche elemento in più arriva anche dal racconto delle moglie del ragioniere: «Ho pensato che ci avrebbero ammazzato, ma uno mi ha detto “tranquilla signora, anch’io ho una mamma”». E ancora: «Ho tirato fuori il rosario e ho cominciato a pregare con mio marito. Il più gentile dei due aggressori mi ha detto: “Anch’io sono credente”. Verso le due è arrivato il terzo aggressore, con scarpe da ginnastica rosse, tipo Superga, con stringhe nere, ho avuto la netta sensazione che fosse il capo. Mi hanno messo davanti un foglio, ero sotto shock e non so dire bene, ma interessava al presidente Berlusconi e sarebbe servito al presidente Berlusconi anche a livello mondiale. Mi rendo conto che i miei racconti sono confusi, ma ribadisco che non avevo la testa».

m.amelia

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