Misteri e ambiguità del teatro campano, Napoli sbarca a Salerno

Misteri e ambiguità del teatro campano, Napoli sbarca a Salerno
di Pasquale De Cristofaro

TeatroVerdiSalerno
Fonte: http://www.meglioperiodico.it

Per quanto riguarda il teatro di prosa, Salerno, in Campania, vale quanto Avellino, un po’ meno di Caserta e Benevento, ed è lontanissima dai valori che esprime Napoli città. Mentre la relazione con il capoluogo di regione è più che tollerabile, visto il rapporto di scala che necessariamente deve essere considerato, l’essere meno importanti di Benevento e Caserta brucia decisamente.
Quali sono le ragioni di tale divario?
Provo a rispondere. Innanzitutto, Benevento, consapevole delle proprie dimensioni di piccola realtà provinciale, oltre alla sua stagione di prosa, da subito, ha puntato su un importante appuntamento nel mese di settembre, il “Festival Città di Benevento”, che è riuscito, tra alti e bassi negli anni, a ritagliarsi un suo discreto spazio nel teatro italiano. Caserta, in quanto città d’area metropolitana, ha goduto sempre di un riflesso positivo della sua vicinanza con Napoli. Spesso, infatti, Napoli ha decentrato nella città vicina manifestazioni che avevano bisogno di spazi e risorse ulteriori. In più, con “Caserta Vecchia” e la “Leuciana Festival”, un suo spazio, nel tempo, è riuscita a ritagliarselo.
Salerno, invece, dopo aver recuperato, con un impegno veramente encomiabile il danneggiato Teatro Verdi (foto), non è riuscita in questi anni a produrre una manifestazione di pari livello oltre ad una dignitosa stagione di prosa assicurata grazie al concorso del Circuito di prosa Campano. Molte sono state, in questi anni, le occasioni sprecate. Si è, con colpevole miopia, sempre privilegiato manifestazioni temporanee e poco caratterizzanti che hanno consumato, spesso, ingenti risorse senza lasciare il benché minimo segno. Non ricordo quante “arene del mare” sono state allestite nei punti più diversi della città con programmazioni, anche di buon livello senza, però, mai diventare sintesi di qualcosa di più costruttivo. E ancora, dopo una breve parentesi di una direzione artistica assegnata al mai troppo compianto, Leo De Berardinis (a proposito, che fine ha fatto la proposta di omaggiarlo in qualche modo del sindaco De Luca fatta subito dopo la tragica fine dell’artista? Anche questo deve aggiungersi ai buoni propositi lasciati a metà?) più nulla, o quasi. Certo, ci sono state alcune iniziative di Ruggero Cappuccio con, “La scena segreta”, e mie, con “Corponovecento”, che periodicamente riportavano al centro della discussione la questione di un teatro d’arte per la città. E dire che negli anni ‘70 Salerno, grazie alla sua Rassegna “Nuove Tendenze”, aveva rappresentato un momento di grande interesse nazionale per quanto riguardava i linguaggi della scena contemporanea. Speriamo, oggi, che la nuova Fondazione per il teatro contemporaneo, sostenuta dall’Università, dal Comune di Salerno e dai responsabili del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli (a tale proposito, francamente, non riusciamo a capire fino in fondo, il perché di questo veloce trasferimento nella nostra città) riesca a realizzare stabilmente una sede dove potrà essere possibile venire in contatto con quanto di più innovativo e sperimentale si produca in Italia. Da una parte, sono abbastanza fiducioso perché è indubitabile l’acume dei responsabili del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli che si sono occupati, de sempre, della nuova scena con grandi risultati. Dall’altra, devo ammettere di nutrire qualche dubbio sui rappresentanti del Comune nella Fondazione che mi sembrano inappropriati e, anzi, rappresentanti di una sensibilità lontanissima dalla ricerca e dalla sperimentazione teatrale. Detto questo, faccio loro un grande in bocca al lupo, sperando veramente che anche Salerno non sia più l’ultima della classe.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *