Lun. Giu 17th, 2019

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Monda: l’Italia in America c’è, ma potrà fare molto di più

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Uno sguardo lucido e spassionato sull'Italia e sul cinema italiano in un'intervista ad Antonio Monda, docente di cinema presso la New York University.
di Vincenzo Pascale (da N.Y.)

Antonio Monda (foto), da anni residente a New York, è docente di cinema presso la New York University. Ha pubblicato numerosi saggi e il romanzo “Assoluzione”. Collabora alla pagina della cultura della “Repubblica” ed ha la rubrica “Central Park West” su Vanity Fair. Ha diretto il film “Dicembre” ed ha organizzato retrospettive per il MoMA, il Guggenheim ed il Lincoln Center. È il direttore artistico del Festival letterario “Le Conversazioni”, che si tiene a fine giugno a Capri ed è nel Board della Casa Italiana Zerilli Marimo della New York University.
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Negli Stati Uniti esiste una positiva disposizione verso l’Italia e la sua storia culturale. Quali sono secondo lei i motivi di questo successo culturale?
La predisposizione positiva è dovuta certamente alla nostra grande storia, tradizione e cultura, ma troppo spesso si tende a circoscrivere l’Italia in una imagine edulcorata e retrò. Si apprezza molto la nostra maestria nella gastronomia e nella moda, due settori certamente nobili che portano lustro al nostro Paese, ma c’è purtroppo un interesse molto minore nei confronti della cultura letteraria o artistica in generale.
L’Italia fa abbastanza per promuovere la propria produzione culturale negli Stati Uniti? Quali sono, secondo lei, i settori culturali italiani che andrebbero maggiormente fatti conoscere negli Usa? E in quali istituzioni: musei, università, centri comunitari italiani?
L’impegno è encomiabile ma si potrebbe fare di più, promuovendo non solo i settori considerati i migliori del mondo (vedi risposta precedente) ma nanche gli altri. Il nostro straordinario patrimonio artistico potrebbe essere utilizzato in maniera più efficace.
In che maniera il confronto con la Cultura cinematografica americana potrebbe beneficiare il cinema italiano attuale?
Imparando cosa è una vera industria. In Italia è ancora troppo viva una cultura assistenziale.
Cosa potrebbe insegnare al nostro Paese la storia dell’emigrazione italiana negli Usa?
Ad essere più rispettosi ed accoglienti nei confronti delle masse immigratorie. Questo non significa non regolamentare e non pore limiti.
La crisi del cinema italiano attuale (se esiste!) è crisi di idee, di finanziamenti o si collega al generale difficile momento del Paese?
Certo che esiste! La crisi riflette un momento generale (non mi sembra ad esempio che si viva un momento particolarmente florido in campo letterario), ma è anche figlia della mancanza di una vera industria e di una concezione insulare del nostro cinema: troppi film parlano solo di questioni nostrane senza riuscire ad acquisire quell’universalità che può trovarsi nel particolare.
Un film come Gomorra danneggia l’immagine dell’Italia negli Usa?
Non credo affatto. Gomorra è un ottimo film che racconta realisticamente la tragedia di quella terra.
I media ed il sistema informativo sono pilastri civili degli Stati Uniti. Cosa da questi due settori può mutuare l’Italia?
Il giornalismo anglossasone ha certamente le sue degenerazioni, ma di norma è estremamente più accurato e serio. Lo stesso si dica per la televisione in genere.

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