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Monsignor Scarano, la palude Ior e i silenzi del cardinale Martino

Monsignor Scarano, la palude Ior e i silenzi del cardinale Martino
di Andrea Manzi

Bergoglio

In una conversazione di qualche anno fa con Abraham Skorka, professore di diritto ebraico e di letteratura biblica, l’allora cardinale Bergoglio si soffermò, tra i temi di bruciante attualità del nostro tempo, anche sul denaro. “La cosa peggiore che possa capitare a un religioso è di avere una doppia vita, sia esso un rabbino, un prete o un pastore protestante. Può succedere che una persona comune abbia la casa in un posto e un nido altrove, e la cosa non sembra eccessivamente biasimevole, ma per un religioso – disse Bergoglio – è assolutamente da condannare. Giovanni Paolo II fu categorico, quando accaddero i fatti del Banco Ambrosiano: ordinò di pagare tutto”.
È il pensiero di un Papa-prete che esclude la possibilità di lavarsi la coscienza, con una donazione o con una dichiarazione anche solenne di appartenenza, quando si pratica la strada dell’inganno o dell’illecito. I soldi sporchi di sangue e bagnati di sudore altrui, ha detto in altra circostanza il Pontefice che viene da lontano, non possono servire per la carità né per nulla.
Ma se Papa Bergoglio venisse a Salerno scoprirebbe un luogo nel quale il nichilismo finanziario e uno spregiudicato capitalismo edonista vanno da decenni a braccetto con santi e madonne, un luogo dove la chiesa è lontana dal percorso di santità che egli auspica e predica. Toccherebbe con mano la saldatura profonda tra una parte del clero e un arcipelago di interessi spesso illeciti. Le ultime vicende giudiziarie, le condanne inflitte finanche al vescovo emerito e ad un suo stretto collaboratore contribuiscono a creare apprensione e a volte sgomento. Certo, la chiesa salernitana non è soltanto quella degli affari, degli affaristi, degli arcipelaghi di coperture più o meno diffusi, complici – spesso – i più arditi ricorsi ad una fede orante (e a gruppi un po’ elitari che la praticano), che fa da scudo e da alibi a terrestri e terranei approdi. Esiste una Chiesa che il suo percorso di santità lo compie eccome, ma a Salerno ha vissuto per anni una dimensione quasi catacombale. Emarginata, talvolta punita, allontanata con ottusa perfidia. Tanti i casi di “rimozioni” solenni per non allineamento e, specularmente, tante promozioni e distinzioni per tonache assimilabili, per stili di vita, più al “giardino” di Epicuro che all’austerità di un episcopio. È una chiesa, questa sulfurea e nichilista degli ultimi lunghi anni, che ha spinto in un angolo il respiro profondo e universale di tanta diffusa religiosità. È una chiesa avventuriera e spregiudicata che ha legato con una parassitaria e malinconica borghesia, una chiesa che professa la fede e compie però azioni inconciliabili con un esiguo e minimale sentimento etico. Questa chiesa si è autopromossa come tempio “ufficiale”, testimone fedele del Vangelo, di fatto scacciando in un angolo per così dire eretico preti e fedeli lontani dalle derive del capitalismo più avventuroso e lobbistico.
Cornice_veneziana_secolo_XVIILa vicenda di monsignor Nunzio Scarano, un fattaccio che imbarazza il Pontefice esponendo la cristianità intera alla vergogna infinita dello Ior e della più turpe finanza ad esso legata, nasce da questa palude ecclesiastica meridionale, che per lunghi anni ha sottratto la speranza alle comunità, legando con torbidi interessi, solidificando rapporti di forza, agendo cioè da partito tra i partiti, anzi da forte corrente di un partito in grado di interferire, con puntuta arroganza, nel libero svolgimento dei fatti sociali deviandoli a proprio piacimento.
La differenza che passa tra Bergoglio e questa vischiosa “chiesa-non chiesa” di un Meridione padronale, accidioso e borbonico, è simboleggiata dal bronzo di due statue. I fedeli latinoamericani hanno visto abbattere quella del “loro” Papa in una piazza di Baires, per decisione, pare, dello stesso pontefice, molto critico verso il culto della personalità. E una statua, detto fra noi, Bergoglio se l’è fino ad oggi strameritata.
A Salerno, invece, il vescovo emerito se l’è fatta installare, la sua statua, per ricordare a imperitura memoria la sua opera, spesa per la costruzione di un ambizioso e costosissimo seminario metropolitano. Orio Vergani diceva che talvolta il manichino sogna di diventare statua in mezzo ad una piazza e di farsi chiamare monumento. E proprio tra manichini, in una chiesa penitente in pubblico e avida all’ombra, scissa tra Dio della verità e dio zecchino, e perciò in preda a un ricorrente delirio di identità, monsignor Nunzio Scarano si è imposto dopo la tardiva vocazione, raggiungendo le vette di un inserimento a dir poco inspiegabile nel gotha della finanza e dell’amministrazione vaticana. Peraltro, senza mai allentare i suoi rapporti con la “città” di origine, tant’è che l’ha continuata a servire economicamente e finanziariamente. Ovviamente, “città” sta per gruppi di amici perché i concetti, da queste parti, sono sempre ristretti e angusti e non lambiscono mai valori più o meno universali. Ed è triste che il  refrigerante vento del nuovo pontefice spesso non riesca a raggiungere gli ultimi, perché ostacolato dalle numerose dighe del silenzio (complice?) che la chiesa ricrea con la stessa rapidità con cui genera i simboli santi.
A Salerno c’è un cardinale, Renato Raffaele Martino, che in una circostanza come questa e in altri momenti in cui la palude ha brontolato minacciosamente non ha ritenuto di dire una sola parola. È una figura aristocratica, un vecchio signore austero e mai brillante, con ostentate ascendenze nobiliari. È una figura malinconica di un mondo vuoto, gozzaniano, ornato del nulla. Nella sua vita ha fatto prevalentemente il diplomatico per la Santa Sede. Evidentemente ha assimilato a tal punto quel regale stile da non dire una parola di verità in circostanze così drammatiche e imbarazzanti. La verità con la “V” maiuscola non è diplomatica, ma netta e fulminea. Ed è sempre generatrice di bene. Non c’è bisogno di un trattato, basta una parola chiara, eminenza. Dio quando creò il mondo non tacque né fece una prolusione, disse semplicemente “fiat lux”.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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