Dom. Lug 21st, 2019

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Monte dei Paschi: il caso ricorda da vicino la vicenda Banco di Napoli

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Il prestito statale in 3 anni comporterà interessi per 2 miliardi. Strategia di indebolimento?
di Sàntolo Cannavale

Assemblea degli azionisti con Beppe GrilloDa notizie di stampa si evince che l’impegno complessivo (potenziale) dello Stato italiano in favore del Monte Paschi è di 6,5 miliardi di euro: 4,5 miliardi per sorta capitale e 2 miliardi per interessi. Interessi che saranno calcolati ad un tasso annuo a partire dal 9% fino al 15% sulla somma prestata dallo Stato alla banca senese.
I tassi d’interesse appaiono spropositati e tali da non poter essere fronteggiati: in tre anni i soli interessi sui capitali erogati arriverebbero all’incirca a due miliardi di euro. Come farà il Monte Paschi a guadagnare tutti questi soldi in una fase storica di grandi difficoltà economiche e finanziarie?
Questa vicenda, per molti versi, assomiglia tanto a quella vissuta dal Banco di Napoli all’epoca della “cessione” alla cordata INA-BNL. Vendita affrettata ed insensata finalizzata esclusivamente al salvataggio della BNL.
Gli sviluppi dell’affare Monte Paschi seguiranno probabilmente lo stesso ritmo e conseguiranno le stesse finalità a suo tempo fissate per la “marginalizzazione” del Banco di Napoli: aiuti temporanei molto condizionanti in attesa del possibile compratore che azzererà la banca toscana ultrasecolare dalla quale tutti oggi vogliono stare alla larga, dopo averne tratto a mani larghe risorse, benefici di ogni genere e tanto potere.
La perdita di autonomia del Banco di Napoli è da ritenere concausa rilevante dell’arretramento dell’intero Mezzogiorno d’Italia. I politici meridionali all’epoca dell’operazione INA-BNL non hanno mosso un dito per difendere il prestigioso istituto bancario al servizio prevalente del Sud.
Il sacrificio del Banco di Napoli, d’altro canto, non è servito a difendere l’italianità della BNL visto che, successivamente, la banca romana è finita comunque nelle mani dei francesi (BNP Paribas).
A questo punto sarà interessante seguire gli sviluppi della nuova fase d’indagine della magistratura in merito alla vicenda Monte Paschi. Vi sono zone d’ombra inesplorate e dettagli da chiarire su quanto accadde nel 2007 quando l’istituto di credito spagnolo Santander, secondo ricorrenti notizie di stampa da acclarare, acquisto’ la banca Antonveneta per 6,3 miliardi di euro e appena due mesi dopo riusci’ a venderla a Monte Paschi Siena per 9,3 miliardi di euro con un’aggiunta di oneri che fecero lievitare la cifra a 10,3 miliardi.
La vicenda Monte Paschi è intrinsecamente legata al ruolo svolto dalla “Fondazione” omonima che della banca senese ha avuto fino ad oggi il controllo assoluto ed ancora oggi non intende mollarne la presa.
Tito Boeri e Luigi Guiso, in un articolo oggi pubblicato su “la Repubblica” affermano: “Il problema è che la politica riporta dentro gli enti creditizi le sue distorsioni e le sue logiche che sono molto lontane da quelle della ricerca della redditività e della gestione prudenziale. I politici hanno usato il loro potere di influenza per rallentare il processo di dismissione di partecipazione nelle banche e per confezionare leggi che mettessero le fondazioni, create dopotutto con denaro pubblico o di fonte mutualistica, al riparo da futuri interventi del legislatore, come la trasformazione delle fondazioni in enti di diritto privato”.
Ed ancora: “Bisogna completare il processo di privatizzazione del sistema bancario iniziato nel 1990 portando a compimento la separazione tra banche (e finanza più in generale) e politica”.
Un noto esponente politico, candidato alle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013 per la formazione del nuovo Parlamento italiano, in una odierna intervista afferma: “Nella vicenda del Monte dei Paschi di Siena abbiamo due punti che vanno tenuti presenti, la Costituzione e il rapporto fra politica e banca. Il primo punto e’ la Costituzione: la Repubblica tutela il risparmio. E’ fondamentale che i risparmiatori, le imprese che hanno finanziamenti nel Montepaschi e i lavoratori abbiano stabilita’ e tranquillita’. E’ un punto fondamentale, dobbiamo sforzarci perche’ ci sia questo. Se viene giu’ questo, e’ la terza banca italiana, esiste da 500 anni, viene giu’ un pezzo importante della nostra credibilita’ internazionale”.
D’accordo per il rispetto della Costituzione e la difesa del risparmio. Viene da chiedersi però: cosa è stato fatto, nonostante le interpellanze parlamentari, per proteggere i risparmiatori in possesso di titoli in euro emessi dalla Grecia che nel marzo 2012 sono stati defraudati dell’80% del loro credito? Tra l’altro gli è stato imposto di incassare il residuo credito entro il 2042!
Dove erano i politici e le autorità italiane, i vertici dell’Unione europea e della BCE quando si è posta in essere questa operazione scellerata, illegale e distruttiva della “fiducia nelle istituzioni”?
I possessori di titoli ellenici non godevano della stessa “tutela costituzionale del risparmio in tutte le sue forme” (art. 47 della Costituzione italiana) come giustamente reclamato oggi per i clienti della banca senese?
Intanto la vicenda del Monte Paschi, che si trascina stancamente dal 2007, polarizza d’un tratto l’attenzione di stampa e cittadini (votanti) e consente ai candidati ad un seggio parlamentare di eludere i grandi problemi nazionali a partire dalla “gestione” dei 2.000 miliardi di euro di debito pubblico e dal blocco di buona parte dell’economia nazionale. Un dato significativo tra i tanti: in Italia nel 2012 sono state pagate oltre un miliardo di ore di cassa integrazione.

www.santolocannavale.it

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