Montezemolo scende in campo a metà: ci sono ma non mi candido

Montezemolo scende in campo a metà: ci sono ma non mi candido

Il Manifesto dei montiani di Montezemolo e Riccardi suona la chiamata alle armi di quanti hanno a cuore il bene del Paese ma «criticano la politica restando in tribuna». E’ arrivato il momento di «rimboccarsi le maniche» perché poi, una volta che le elezioni saranno cosa fatta, «sarà troppo tardi», avverte Luca Cordero di Montezemolo che, dopo la grande convention di Roma, torna sul palco, a Napoli per far ripartire di slancio il Movimento Verso la Terza Repubblica consolidando la rete sul territorio. L’urgenza di riconfermare l’agenda Monti per il futuro resta la priorità del movimento anche in questi giorni in cui il Professore sembra essere più in difficoltà, dopo l’allarme sanità, il caso Ilva, gli avvertimenti dell’Ocse. «E’ in difficoltà solo chi mente al Paese» avverte Montezemolo che, assieme agli altri due fondatori arrivati a Napoli, Lorenzo Dellai e Andrea Olivero, rilancia il messaggio di “trasparenza” verso gli italiani che già Monti ha voluto veicolare nelle sue ultime dichiarazioni. «Di fronte al cedimento materiale e civile del Paese l’unica strada per ripartire credo sia quella della verità, della responsabilità. E non crediamo che ciò possa venire dai vecchi pifferai né da quelli nuovi», chiarisce Dellai ed anche Olivero concorda: «Non possiamo tornare indietro, il governo Monti non può essere una parentesi come sentite dire in questi giorni in cui si confrontano tanti leader o aspiranti leader. Noi chiediamo il ritorno alla serietà delle istituzioni dopo anni in cui sono state calpestate. Noi chiediamo la serietà di tornare a dire la verità ai cittadini». Dunque, come dice anche Montezemolo, è finito il tempo delle «deleghe in bianco», è arrivato quello della responsabilità. «Gli italiani hanno bisogno di condividere valori e di sentir dire la verità e sono pronti a rimboccarsi le maniche a fare sacrifici» se sanno di essere nelle mani di qualcuno che non sta nel palazzo «per sperperare il nostro denaro». Di emergenza in emergenza siamo arrivati sull’orlo del baratro, è l’allarme che il gruppo dei montiani torna a suonare e lo fa da Napoli, nella sala gremita dai 1.500 che sono arrivati alla Mostra d’Oltremare. La convention tarda ad iniziare, prima Montezemolo, Olivero e Dellai sono stati ricevuti dall’Arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe. Ora c’è da ricompattare la società civile, allontanarla dalle tentazioni all’astensione come le elezioni siciliane hanno mostrato. Per farlo, tornano a ripetere i leader del Manifesto, «non possiamo affidarci a chi ha trascinato l’Italia fino sull’orlo del baratro», né giocare di «tattiche, alleanze: tutto per far vedere che tutto cambia… affinché nulla cambi». Serve invece «un grande movimento popolare, democratico e riformista». Perché, avverte Montezemolo «non vogliamo che ci continuino a chiamare i ‘moderati’. Noi vogliamo essere riformisti».

m.amelia

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