Mer. Set 18th, 2019

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Monti a carrarmato, ma quante zone d’ombra nella sua politica

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Facciamo un esempio tanto per capirci, e ribadisco subito che è soltanto un esempio, perché la situazione è riscontrabile in tutte le omologhe istituzioni di questo nostro disgraziato Paese: il Conservatorio di Salerno presenta, rilevandone il dato sul sito, un elenco di 16 insegnanti di pianoforte principale, poi dieci docenti di pianoforte complementare, sette per accompagnatori al pianoforte… e speriamo vivamente che non ci sia sfuggito altro.
di Alfonso Liguori

Facciamo un esempio tanto per capirci, e ribadisco subito che è soltanto un esempio, perché la situazione è riscontrabile in tutte le omologhe istituzioni di questo nostro disgraziato Paese: il Conservatorio di Salerno presenta, rilevandone il dato sul sito, un elenco di 16 insegnanti di pianoforte principale, poi dieci docenti di pianoforte complementare, sette per accompagnatori al pianoforte… e speriamo vivamente che non ci sia sfuggito altro.
Considerando che in Campania ci sono altri tre conservatori, ci si chiede: con tutti questi docenti, quanti studenti di pianoforte ci sono in tutta la regione?
Esisteva un tempo una scuola elementare, semplice, solida, efficiente, che riusciva a dare un buon insegnamento di base a tutti, imperniato sul “leggere, scrivere e far di conto”, con nozioni basilari di storia, geografia, scienze, e chi ne usciva conosceva i nomi dei quattro grandi mari italiani, non confondeva l’epoca di Napoleone con quella di Giulio Cesare e sapeva la differenza tra un mammifero e un oviparo. Quella scuola elementare, che ha formato per decenni i cittadini italiani, aveva un solo maestro, in genere una maestra amata come una seconda mamma. Poi arrivarono i tre maestri…
Insomma, pur se il buon Antonio Lubrano è felicemente in pensione le domande continuano a sorgere spontanee: le pubbliche istituzioni scolastiche, così martoriate nei tagli di bilancio di questi ultimi anni, esistono per creare buoni allievi o per creare posti di lavoro per i docenti?
Il governo Monti si è riunito ieri per otto ore! Sarebbe simpatico, innanzi tutto, sapere se queste ore di discussione siano state continuate, e sarebbe ancor più simpatico sapere i reconditi motivi delle scelte che sono venute fuori, in particolare la indizione di un concorso per l’assunzione di 11.892 docenti, nonché “assunzione a tempo indeterminato, già a partire dall’imminente anno scolastico, di 1213 dirigenti scolastici, trattenuta in servizio di altri 134, assunzione di 21.112 unità di personale docente ed educativo, assunzione di 60 docenti di I e II fascia per Accademie e Conservatori di Musica, infine, via libera ad un piano straordinario di assunzioni per professori universitari associati” (Corsera on line 25.8.2012) .
O mamma mia! Cominciamo a non capirci più nulla! Ma non c’era da fare tagli, rivisitazione di spesa, riorganizzazioni e razionalizzazioni, ecc.?
Questi decreti sulla scuola, oltre tutto, si accompagnano ad altri che riguardano Liberalizzazioni, Concorrenza e nuovi interventi sulla riforma del mercato del lavoro.
A legger bene gli articoli, pare trovarsi di fronte ad assolute incongruenze filosofico-politiche; a conoscer discretamente la storia dell’Italia repubblicana si può dire di no!
Nel testo sulle Liberalizzazioni si legge: «Occorre creare spazi nuovi per la crescita di autonome iniziative private, attualmente bloccate o rese interstiziali da una presenza pubblica invadente e spesso inefficiente (si pensi, a esempio, al settore postale; ai beni culturali e alla sanità)».
Da un lato, dunque, resiste la solita cantilena che siccome il “pubblico” non funziona, meglio cederlo al privato, mentre gli ultimi decenni ci hanno dimostrato per prima cosa esattamente il contrario, e poi che se il “pubblico” non funziona è proprio per la mala gestione da parte della politica; il “governo tecnico” anziché di “imporre” una corretta gestione, svenderà ancora una volta i nostri beni, e possiamo immaginare a chi. Dall’altro lato si continua a creare consenso, o si spera farlo, con il solito sistema della “elemosina di un posto di lavoro” a carico del bilancio statale, salvo poi tagliare i servizi essenziali per rimettere a posto… il bilancio statale!
“Sono pratiche vecchie come il cucco”, avrebbe detto mio nonno, e quindi nessuna incongurenza, ma un perfetto allineamento con la tradizione nazionale.
Non ci piace dare ragione a chi disse. “A pensar male si fa peccato ma ci si azzecca”, ma sentiamo puzza di elezioni e di manovre elettorali.
La domanda, a questo punto, non vogliamo rivolgerla al Governo, che tanto avrà mille distinguo per giustificare (la Politica è arte delle parole), ma ai cittadini: “Voi votate un politico che vi promette un posto di lavoro; voi sarete assunti per ottocento, mille euro al mese; il politico se ne andrà in Parlamento per 15mila euro al mese, più una serie di privilegi, più vitalizi, ecc. È il politico che ha fatto un piacere a voi o voi lo avete fatto al politico?”
Non è birra, ma… “meditate, gente, meditate”.

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