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Monti non si schiera ma pronto a guidare chi sceglie la sua Agenda

Monti non si schiera ma pronto a guidare chi sceglie la sua Agenda

Mario Monti verificherà le «tantissime condizioni» per valutare l’opportunità di candidarsi o meno alla premiership. Che è «altra cosa», spiega durante la conferenza stampa di fine anno, «da dare il nome ad altri per liberi utilizzi». «Posso dire una cosa sola – spiega – su contenuti, metodo di Governo e poi sulla base di chiarezza non avrei nessuna forma di preclusione verso nessuno». Chiede anche «credibilità di intenti», ai suoi possibili “compagni” di viaggio politico Mario Monti che oggi ha finalmente chiarito sul suo futuro. Il premier ha spiegato “cripticamente” e alla maniera dei tecnici: «Finora è stato chiesto ai cittadini di schierarsi per qualcuno per schierarsi contro qualcun altro: io non mi schiero con nessuno, vorrei che partiti e forze sociali si schierassero sulle idee» ha aggiunto il Professore sottolinando di «augurarsi» che «le idee, quelle che trovate nell’agenda possano essere condivise da una maggioranza». «Non parlerei mai di una discesa in politica semmai di una salita in politica, abbiamo bisogno di politica più elevata», ha aggiunto. Su come voglia impegnarsi nel futuro il presidente del consiglio dimissionario dice: «Non sarò candidato ad un particolare collegio, anche dovessi muovermi in un impegno politico perché Senatore a vita. Se una o più forze politiche, con credibile adesione a questa agenda, manifestassero il proposito di candidarmi a Presidente del Consiglio valuterei la cosa». Monti dice anche di aver ricevuto «attraverso la stampa» forme di «leggera intimidazione e leggera lusinga», ammettendo di essere stato condizionato da «interessi».
Ad apertura della conferenza stampa il premier dimissionario cita Alcide De Gasperi alla conferenza di pace di Parigi, paragona l’Italia di oggi a quella del dopo guerra: «Oggi è facile dimenticare la drammaticità dei momenti dell’insediamento. Posso rivelare che nelle mie prime uscite europee, verso fine novembre mi sono trovato in una situazione che mi ha fatto venire in mente le prime parole di Alcide de Gasperi il 19 agosto 1946. In un anno, con il concorso del Parlamento, posso dire che quella emergenza è stata superata, gli italiani possono essere cittadini di Europa a testa alta. Senza seguire la via degli aiuti del ricorso agli aiuti del Fmi o del Fondo europeo. Siamo sempre stati convinti che l’Italia avesse risorse per farcela da sola». Il premier dimissionario non dimentica le dichiarazioni in parlamento del segretario del Pdl Angelino Alfano: «Per noi le parole pesano – rilancia -. E’ stata una dichiarazione di sostanziale sfiducia. Ma vorrei invitare tutti a leggere positivamente a questa vicenda e dare peso e serietà alle parole e ai giudizi pronunciati. Non abbiamo voluto continuare un giorno di più per evitare che si creassero equivoco. Non abbiamo chiesto noi di Governare. Le espressioni dell’onorevole Alfano si condensano in un giudizio politico pesante. Non entro nel merito ma è stato un giudizio molto severo. Respingo l’accusa di cedevolezza ad una delle parti. Ci siamo ispirati all’imparzialità lavorando nei confronti dell’interesse del paese». Cedevolezza no, dice Monti, ma ammette condizionamenti di tutte le parti. Attacco anche a Berlusconi e al Pdl, impossibile non cogliere i riferimenti a quanto detto o accaduto nelle ultime settimane: «Pochi giorni prima, accanto ad apprezzamenti molto negativi sul governo, la generosa offerta che il sottoscritto potesse prendere la leadership dei moderati. Rimane un sentimento di cordialità, apprezzamento e gratitudine, ma in un quadro di comprensione mentale che a me sfugge. E che naturalmente non poteva costituire base per l’accettazione di una proposta, peraltro ripeto generosa, come quella di prendere la leadership dei moderati». Il Professore citando la “sua agenda” smonta subito il Cavaliere: «Promettere di togliere l’Imu è un modo direi sicuro per dissipare i sacrifici fatti», costituisce un «pericolosissimo e illusionistico passo indietro» e porterebbe qualsiasi governo a dovere introdurre due volte quella tassa «un anno dopo». Lo dice Mario Monti. Monti, riferendosi alle promesse di Berlusconi e del Pdl, definisce «un appello altamente attrattivo sul piano popolare: quello di togliere l’Imu oppure reintrodurre altre tasse o introdurre il concetto che pagare le tasse è lasciarsi mettere le mani dello Stato nelle proprie tasche». «E’ bellissimo – aggiunge Monti – ma se si farà senza altre grandissime operazioni di politiche economiche un provvedimento come questo chi governerà una anno dopo, non cinque anni dopo, dovrà rimettere l’Imu doppia». «L’agenda quindi – ha proseguito – consiste nell’evitare pericolosissimi e illusionistici passi indietro». Continuando con gli attacchi al Pdl: «Sono andato alla riunione del Ppe di Bruxelles per esclusiva iniziativa personale del presidente Martens». Lo ha precisato dopo che nei giorni scorsi Berlusconi aveva detto che era stato lui a far invitare Monti alla riunione dei popolari europei. Insistendo ancora: «Senza credibilità del Paese, alle pacche sulle spalle segue il risolino e segue l’inazione e alla fine la presa ancora meno in considerazione delle esigenze italiane». Sono trasparenti i riferimenti a Berlusconi nelle parole di Monti he subito dopo aggiunge che «presentarsi alle elezioni con una volontà unilaterale di cambiare le cose dopo le elezioni non contribuisce a un quadro più favorevole». Tra le priorità che il Governo tecnico lascia ai successori vi è  l’intervento sul conflitto di interessi. «Sulla giustizia, occorre un rafforzamento della disciplina del falso in bilancio, un ampliamento della disciplina sul voto di scambio, un trattamento in materia di prescrizione, una disciplina sulle intercettazioni e una più robusta disciplina sul conflitto d’interessi». E poi: «Il più grande costo della politica non è tanto quello dei festini irriguardosi di ogni dignita’ che portano screditamento alla classe politica ma quello delle decisioni non prese». Monti non dimentica proprio nulla e continua a contrastare Berlusconi: «I partiti dovevano occuparsi delle istituzioni, e noi dell’economia. Siamo usciti dalla emergenza finanziaria, ma ce ne sono altre due ancora: quella della crescita e della riforma istituzionale. Difronte a queste sfide servono spalle larghe, la classica dimensione orizzontale sinistra-destra non è più il proficuo asse si riferimento. Passa attraverso le parole volontà di cambiamento e Europa». Il premier chiarisce che “l’Agenda Monti” è erga omnes: «Non è del centro, della destra o della sinistra. E’ un contributo e una riflessione aperta. Su alcune materia ci vogliono coalizione ampie. Non credo che servano discese in campo, non parlerei mai di una discesa in politica, trovo orrendo questo. Semmai di una salita in politica, abbiamo bisogno di una politica di livello elevato.Io non mi schiero con nessuno, vorrei che partiti e forze sociali si schierassero su idee». E poi quello che tutti aspettavano: le parole sul suo futuro. Il premier dice alle forze che manifestano adesione alla “sua agenda” di essere pronto a dare apprezzamento, incoraggiamento e anche guida: «Sarei pronto ad assumere le responsabilità che mi venissero affidate dal Parlamento a queste forze».

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