Lun. Set 16th, 2019

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Monti pronto a dimettersi, si vota a febbraio

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Prima però dovranno essere approvate in tempi brevi le leggi di stabilità e di bilancio

Foto: ilfattoquotidiano.it

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Un vero e proprio colpo di scena: Mario Monti, al termine del colloquio al Quirinale con Giorgio Napolitano, annuncia l’impossibilità di proseguire nel mandato, chiarisce che «la dichiarazione resa ieri in Parlamento dal segretario Pdl on. Angelino Alfano costituisce, nella sostanza, un giudizio di categorica sfiducia nei confronti del Governo e della sua linea di azione». Dunque, al termine delle quasi due ore di colloquio al Quirinale, Monti riferisce di «non ritenere pertanto possibile l’ulteriore espletamento del suo mandato». Dopo aver «manifestato il suo intento – è sempre la nota diffusa dal Quirinale – di rassegnare le sue dimissioni», da Monti arriva un preciso avvertimento alle forze politiche «che non intendono assumersi la responsabilità di provocare l’esercizio provvisorio», il che, sottolinea ancora, renderebbe «ancora più gravi le conseguenze di una crisi di Governo, anche a livello europeo». L’appello è dunque quello di essere «pronte a concorrere all’approvazione in tempi brevi delle leggi di stabilità e di bilancio». Il passaggio successivo sarà la formalizzazione delle «irrevocabili dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica».
Fonti ministeriali riferiscono che la decisione del Pdl di porre in Senato la pregiudiziale di costituzionalità sull’accorpamento delle province è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Non che la decisione di Mario Monti non fosse già maturata ieri. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, aveva già comunicato ai suoi ministri l’intenzione di rassegnare le dimissioni dopo l’ok alla legge di stabilità. Ma quel passaggio della nota del Quirinale in cui si chiede «un’accelerazione in tempi brevi» delle leggi di stabilità e di bilancio fa presupporre anche la possibilità di uno scioglimento anticipato delle Camere rispetto alla “road map” prevista in un primo tempo. A questo punto, fanno presenti fonti ministeriali, non si esclude neanche l’ipotesi del voto a febbraio e un nuovo giorno di consultazioni da parte del presidente della Repubblica. Nella nota diffusa dal Quirinale si legge che il Presidente della Repubblica «ha stasera ricevuto al Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, Senatore Mario Monti. Il Presidente della Repubblica – si legge ancora – ha prospettato al Presidente del Consiglio l’esito dei colloqui avuti con i rappresentanti delle forze politiche che avevano dall’inizio sostenuto il Governo e con i Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. Il Presidente del Consiglio non ritiene pertanto possibile l’ulteriore espletamento del suo mandato e ha di conseguenza manifestato il suo intento di rassegnare le dimissioni. Il Presidente del Consiglio accerterà quanto prima se le forze politiche che non intendono assumersi la responsabilità di provocare l’esercizio provvisorio – rendendo ancora più gravi le conseguenze di una crisi di governo, anche a livello europeo – siano pronte a concorrere all’approvazione in tempi brevi delle leggi di stabilità e di bilancio».
Dal segretario del Pd, Pierluigi Bersani, è arrivato subito un invito a varare celermente il provvedimento. «Siamo prontissimi, stringendo i tempi», è la risposta di Alfano. Il presidente del Consiglio ha formalizzato le sue intenzioni dopo la posizione del Pdl, constatando nelle parole pronunciate dal segretario di via dell’Umiltà «un giudizio di categorica sfiducia nei confronti dell’esecutivo». Il Pd e l’Udc avevano invocato nell’incontro al Colle un alt alla politica delle mani libere del Pdl. E il no del Pdl ad alcuni provvedimenti sul tappeto, in primis l’accorpamento delle province, misura che era richiesta anche dal Capo dello Stato, è stato percepito dal Capo del governo come un ulteriore segnale di un tentativo di logoramento. Dietro le quinte più di un ministro, riferiscono fonti ben informate, ha avallato la decisione di Monti, incoraggiandola. «Non ci dovrà essere nessun galleggiamento», viene ripetuto. L’obiettivo è comunque quello di tenere il Paese al riparo da una crisi, evitando strappi e lacerazioni che potrebbero arrecare un ulteriore danno all’Italia. Ma la decisione di Monti viene interpretato da fonti ministeriali come la determinazione a creare un distacco dalla fase politica che si è aperta con l’inizio della campagna elettorale. L’auspicio dei “filomontiani” è che il Professore possa utilizzare questo spazio che si apre per lanciare una sua candidatura e mettersi a capo di una sorta di Ppe italiano. Anche ieri, secondo quanto si apprende, ci sono stati contatti tra alcuni ministri, in primis Passera, Ornaghi e Riccardi, e quell’ala del Pdl che vorrebbe sostenere l’attuale presidente del Consiglio anche dopo la legislatura. Un’area che per il momento comprende Cl, gli alemanniani e altri “big” del partito e che potrebbe ingrandirsi qualora il premier decidesse di scendere in campo. Un passo avanti di Monti è atteso soprattutto dai leader della Lista per l’Italia. Non solo da Pierferdinando Casini e da Gianfranco Fini, pure da Luca Cordero di Montezemolo che in questi giorni, ragionando con i suoi, ha legato la stessa presenza di una lista alla discesa in campo di Monti.

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