Mer. Lug 17th, 2019

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Monti provoca? Ora “insorge” in Rete la Generazione perduta

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La definiscono una generazione perduta. Sono gli italiani tra i 30 e i 40 anni. Una generazione di persone che, grazie alle potenzialità del web, si sta unendo per rappresentare i propri interessi e per rifiutare il marchio che la etichetta come perdente. Tutto è partito da una recente intervista del presidente Monti che ha definito gli italiani tra i 30 e i 40 anni una generazione “perduta”. Nell’intervista rilasciata a Sette, il presidente del Consiglio ha sostanzialmente affermato che per le generazioni di trentenni e quarantenni si può fare solo il possibile per limitare i danni e impegnarsi a non creare altre generazioni perdute. Una dichiarazione che non è piaciuta a chi, pur appartenendo a questa fascia di età (parliamo di quasi dieci milioni di italiani) come tutti, lotta quotidianamente per la propria affermazione, facendo i conti con una realtà amara.
di Barbara Ruggiero

La definiscono una generazione perduta. Sono gli italiani tra i 30 e i 40 anni. Una generazione di persone che, grazie alle potenzialità del web, si sta unendo per rappresentare i propri interessi e per rifiutare il marchio che la etichetta come perdente.
Tutto è partito da una recente intervista del presidente Monti che ha definito gli italiani tra i 30 e i 40 anni una generazione “perduta”. Nell’intervista rilasciata a Sette, il presidente del Consiglio ha sostanzialmente affermato che per le generazioni di trentenni e quarantenni si può fare solo il possibile per limitare i danni e impegnarsi a non creare altre generazioni perdute. Una dichiarazione che non è piaciuta a chi, pur appartenendo a questa fascia di età (parliamo di quasi dieci milioni di italiani) come tutti, lotta quotidianamente per la propria affermazione, facendo i conti con una realtà amara.
Nell’era della comunicazione globale e always on, si sa, le notizie, così come i pareri e gli stati d’animo comuni, si diffondono subito. E subito è partito lo sdegno della cosiddetta generazione perduta. Ventiquattro persone, tra i trenta e i quaranta anni, si sono riunite e hanno dato vita a una piattaforma on line, “Generazione perduta”, dedicata e creata da trentenni e quarantenni italiani che non vogliono perdere. Uno dei primi obiettivi del sito web è quello di porre all’attenzione dell’opinione pubblica, istituzioni e organi di informazione la condizione dei trentenni e quarantenni italiani. On line è disponibile anche un Manifesto della generazione perduta.
“Oggi i quasi dieci milioni di italiani che appartengono alla nostra generazione – si legge nel manifesto – vengono considerati ‘perduti’ ed invitati ad accettare con rassegnazione un destino senza speranze né futuro. E padri senza futuro non possono generare figli capaci di averne. Praticamente, il risultato di un esperimento dall’esito fallimentare, che ha avuto per laboratorio il Paese intero e noi come cavie. Dieci milioni di vittime sono un bilancio inaccettabile per il Paese, rispetto al quale è necessario interrogarsi sulle reali responsabilità di chi ha prodotto questo disastro”.
Chi c’è dietro “Generazione perduta”? I promotori dell’iniziativa – che tengono a precisare di non essere né un partito né un’associazione e di non essere intenzionati a diventarlo – sono i primi firmatari del documento: Stefano Epifani, Ernesto Belisario, Guido Scorza, Roberto Scano, Alessandra Poggiani, Vincenzo Capozzoli, Marco Pierani, Francesca Comunello, Alessio Jacona, Diletta Parlangeli, Sergio Ragone, Andreas Voigt, Domitilla Ferrari, Maurizio Pesce, Mirko Lalli, Matteo Fantuzzi, Andrea Fama, Gianluca Sgueo, Nicola Ballotta, Francesco Paolo Micozzi, Alessandra Farabegoli, Gianluca Diegoli, Mariangela Vaglio, Valentina Spotti.
E’ possibile sottoscrivere il manifesto on line, direttamente sul sito di Generazione perduta, su Facebook o Twitter. Ciò che più sorprende è la rapidità con cui la notizia sta facendo il giro d’Italia e dei potenziali interessati: in sole 48 ore il profilo Facebook di generazione perduta ha sfiorato i 1000 “mi piace” e sono giunte oltre 400 sottoscrizioni al manifesto.
Noi non ci sentiamo perduti, né abbiamo voglia di rassegnarci  ad un destino che altri  hanno scritto per noi” – scrivono gli italiani di “Generazione perduta” sul sito – “E’ arrivato il momento, prima che sia davvero troppo tardi, di ritrovarci, contarci, aggregarci attorno ad alcune parole chiave, cinque tag dai quali ripartire: rispetto, merito, impegno, progetto e fiducia”.
La piattaforma web di Generazione perduta si propone di essere un punto di aggregazione di tutti coloro che non si sentono persi ma credono di poter essere, invece, una risorsa per il Paese.
Insomma, internet non va in vacanza neppure ad agosto. E proprio nei giorni che i mass media definiscono da bollino nero, caratterizzati dall’esodo agostano, emerge questa notizia destinata a far discutere parecchio. Non solo sotto l’ombrellone!

 

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