Mar. Set 17th, 2019

I Confronti

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Monti tentato dal centro, Berlusconi spiazza ancora Bersani

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Napolitano, riceverà questo pomeriggio il presidente del Consiglio Mario Monti

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, riceverà oggi pomeriggio il presidente del Consiglio, Mario Monti. Lo ha reso noto il Quirinale. Il 18 dicembre la legge di stabilità arriverà in Senato, poi dopo il via libera di palazzo Madama e della Camera il premier potrebbe recarsi al Colle e rassegnare le dimissioni. Un atto concordato e senza traumi, proprio per ribadire che il mandato del governo tecnico è ultimato e “cedere” così il passo alla politica. E’ questo il percorso ipotizzato, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari dei partiti della maggioranza. Oggi prima Alfano, poi Bersani e Casini sono stati a colloquio con Giorgio Napolitano. Il clima è quello della presa d’atto che è inutile prolungare la legislatura, occorre semplicemente mettere in salvo i provvedimenti ancora sul tappeto. Angelino Alfano ha garantito al presidente della Repubblica che dal Pdl non arriverà una sfiducia politica a Monti, ma non ha escluso che il Pdl possa astenersi ancora qualora l’esecutivo portasse in Parlamento alcuni provvedimenti ostili a via dell’Umiltà. Dunque tempi stretti. Del resto il Professore anche nel Cdm di ieri avrebbe spiegato ai suoi ministri di non avere alcuna intenzione di fari logorare. Le Camere potrebbero sciogliersi intorno al 10 gennaio, il voto – politiche e regionali in Lombardia insieme (Berlusconi ha insistito su questo tracciato per ricompattarsi con la Lega) – ci dovrebbe essere il 10 marzo. Ma per il premier dopo la legge di stabilità e alcune misure da approvare con urgenza (delega fiscale e decreto Ilva innanzitutto, non ci sarebbe spazio invece per l’accorpamento delle province mentre il Pdl potrebbe tenere mani libere anche per il decreto sulla incandidabilità) si aprirebbe uno spazio per scendere eventualmente in campo. Con i suoi ministri Monti avrebbe espresso preoccupazione per le sorti del polo moderato, senza la riforma della legge elettorale e con Bersani e Berlusconi candidati. Il timore non è solo legato a come i mercati reagiranno, ma anche al fatto che non c’è alcuna garanzia all’orizzonte sulla possibilità di preservare la cosiddetta “agenda Monti” e il forte legame con l’Europa. Monti, spiegano fonti ministeriali, non avrebbe nascosto l’amarezza per l’atteggiamento assunto dal Pdl. «Il re Sole si è un po’ allontanato da me», ha detto oggi. Il presidente del Consiglio – riferiscono le stesse fonti – non si aspettava che l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi prendesse le distanze dal governo mettendo in pericolo il Paese. Il pressing affinché Mario Monti scenda in campo è ora fortissimo. Innanzitutto portato avanti dai leader europei. Oggi il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, era intenzionato – riferiscono fonti parlamentari – a sondare il Professore per le prossime elezioni. L’appuntamento pubblico era fissato a Milano, ma poi è saltato per il maltempo che imperversa in Belgio. Il pressing arriva poi dai promotori della Lista per l’Italia. Raccontano che Luca Cordero di Montezemolo abbia esaminato l’ipotesi di non presentare neanche le liste alle urne qualora non ci fosse un impegno diretto da parte del presidente del Consiglio. Anche Pierferdinando Casini spinge per la soluzione Monti. Però riforma della legge elettorale è ormai tramontata e il rischio è che non ci sia spazio di manovra per un “Terzo polo” e dunque per una candidatura di Monti. Per di più, spiegano fonti parlamentari, il “signor Ferrari” avrebbe avanzato dubbi sulla possibilità di candidare anche uomini molto vicini al leader Udc. In privato anche i ministri del governo attendono un passo, una mossa, da parte del premier. Monti, viene riferito, sta riflettendo e non avrebbe escluso alcuna pista. I filomontiani del Pdl aspettano fiduciosi. Sono più di venti alla Camera e altrettanti al Senato i parlamentari del partito di via dell’Umiltà pronti ad appoggiare il Professore e anche a creare un gruppo. In ogni caso, spiega un ministro, una eventuale decisione da parte del Professore non arriverà se non ad inizio gennaio.
Silvio Berlusconi, intanto, è già oltre Monti, proiettato nel pieno di una campagna elettorale che intende condurre tutta all’attacco, contro i provvedimenti del governo che hanno impoverito le famiglie e portato sul lastrico le imprese. E al momento opportuno, lanciare ufficialmente la sua candidatura. Berlusconi è consapevole, tuttavia, che l’impresa “riconquista” di palazzo Chigi è ardua, la strada tutta in salita. Punta a recuperare consensi, a riportare il Pdl oltre la soglia del 20-25%, per non essere messo all’angolo quando si daranno le carte nella prossima legislatura. Il Cavaliere confida nel Senato, dove il Pd potrebbe non riuscire ad avere i numeri. Per questo Berlusconi avrebbe già stretto da settimane un accordo con Maroni, al di là delle dichiarazioni pubbliche del leader leghista: Lombardia all’ex ministro dell’Interno e alleanza alle politiche. Ma c’è chi nel Pdl parla anche di un “piano B” già pronto nel cassetto: scendere in campo, dare la volata al partito e poi lasciare il testimone a un altro. Le indiscrezioni si sprecano: chi parla di un passaggio di consegne all’ultimo momento con Alfano, chi invece torna a rispolverare il famoso “dinasauro dal cilindro”, chi infine sostiene che Berlusconi avrebbe già l’asso nella manica, un volto nuovo ma noto, proveniente dal mondo dell’impresa. Tanto che la risposta offerta a un esponente di peso del partito che oggi chiedeva lumi sulla sua candidatura, sarebbe stata la seguente: Non lo so, adesso andiamo avanti così, poi vediamo.
Sull’altro fronte politico si ripete in continuazione: non conviene nè al governo nè al Paese proseguire con mesi che si prospettano logoranti visto che il Pdl ha avviato la campagna elettorale e non garantisce più la legge di stabilità. E’ questo il discorso che il segretario del Pd Pierluigi Bersani con i capigruppo Dario Franceschini e Anna Finocchiaro, ha fatto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Stoppando” anche l’ipotesi che nel carnet da qui a fine legislatura si inseriscano troppi provvedimenti. E anche sulla riforma del “Porcellum”, i democrats fanno sapere di non fidarsi più del Pdl dopo essere stati a un passo dall’accordo addirittura su una bozza di Calderoli prima che Berlusconi rovesciasse il tavolo. La verità è anche che per un Pd dai sondaggi con il vento decisamente in poppa è complicato sostenere per troppo tempo una campagna della quale il Pdl ha già mostrato le avvisaglie.

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