Morando-Tonini: senza Europa l’Italia non potrà mai crescere

Morando-Tonini: senza Europa l’Italia non potrà mai crescere
di Barbara Ruggiero
Da sinistra: l’avvocato Celenta, i senatori Tonini e Morando (autori del libro), il direttore de IConfronti Andrea Manzi e il deputato Guglielmo Vaccaro

«La chiave per far sì che l’Italia torni a crescere è in Europa».
L’opinione è del senatore Enrico Morando, che ha risposto alle domande dei nostri lettori, raccolte e poste a lui e al senatore Giorgio Tonini da Andrea Manzi, direttore de IConfronti, moderatore dell’incontro dibattito su “L’Italia dei democratici. Idee per un manifesto riformista”, organizzato in collaborazione con la nostra testata, che si è svolto questa sera al Punto Einaudi di Salerno.
Tra i vari quesiti che sono giunti alla nostra redazione, alcuni sono stati girati al senatore Morando nel corso della serata di presentazione, assieme alle domande interessate di molti altri partecipanti. Spesa pubblica, pressione fiscale, debito pubblico e crescita dell’Italia sono stati gli ingredienti principali del dibattito nato intorno all’idea dei due senatori di dare spunto per la creazione di un manifesto per le idee riformiste.
Alla domanda di un lettore che chiedeva, alla luce del discorso di Monti, quanto sia ragionevole attendere ancora una crescita che oggi non c’è, Morando ha risposto così: «Non si può pensare di far tornare a crescere l’Italia senza guardare all’Europa: la chiave per far sì che il nostro Paese torni a crescere è proprio l’Unione Europea. A dimensione nazionale sennò non ce la farà mai nessuno. Sono proprio le divergenze di economia che creano la difficoltà ed è per questo che non c’è una soluzione nazionale al problema».
Attenzione inevitabilmente puntata, poi, sulle imminenti primarie del Pd: «Le primarie sono per il Pd uno strumento formidabile: è il momento in cui il partito rinuncia a decidere la leadership per attribuire ogni decisione ai cittadini. Ed è una cosa importante per una politica che viene tacciata di essere troppo autoreferenziale. Ci sono anche cose assurde, come l’idea di convocare un congresso dopo le primarie oppure i metodi con cui si fanno votare gli elettori alle primarie; ma lo strumento è eccezionale».
All’interessante dibattito ha partecipato anche il senatore Giorgio Tonini, autore assieme a Morando del libro/manifesto del riformismo che soffermandosi sui concetti di spesa pubblica, pressione fiscale altissima e disuguaglianze sociali, ha sintetizzato i motivi che hanno spinto i due onorevoli a realizzare il volume che, per dichiarazione dello stesso Tonini, in questo periodo somiglia a «un libro-pungolo».
«Speriamo che il Pd reagisca – ha poi aggiunto Tonini – La politica può riconquistare credibilità se recupera il senso delle parole. Questo è un libro per un Pd che vorremmo migliore di ciò che è oggi per renderlo all’altezza dei problemi che esistono».
Unanime il parere dei due autori su una questione: per realizzare davvero le riforme c’è bisogno di «un sistema istituzionale che consenta di governare con l’elezione diretta, come accaduto nella Seconda Repubblica per l’elezione dei sindaci»; una situazione che sarebbe un passo in avanti rispetto alle decisioni democratiche che spesso sono «ostaggio delle tirannie degli interessi particolari» – come ha ribadito Tonini a margine dell’incontro.
Al dibattito hanno preso parte anche l’onorevole Guglielmo Vaccaro, che nel suo saluto iniziale ha rivolto un appello di tipo politico, invocando un accordo con il centro moderato che possa consentire al Pd di restare indipendente dall’apparato radicale.
Ha aperto i lavori l’avvocato Giovanni Celenta dell’Associazione “Nonunodimeno per il Partito Democratico”, organizzatore della manifestazione in collaborazione con I Confronti, “Democratica. Scuola di Politica” di Roma, il “M.E.I.C. ” della Diocesi di Salerno, Campagna, Acerno e l’Associazione TrecentoSessanta

Barruggi

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