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Morte di Mastrogiovanni, medici condannati ma il giallo resta

Morte di Mastrogiovanni, medici condannati ma il giallo resta

Foto: espresso.it

Omicidio colposo, sequestro di persona e falso ideologico.
Sono queste le responsabilitĂ  che i giudici del Tribunale di Vallo della Lucania mettono in capo a sei medici del reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania, coinvolti nella morte di Francesco Mastrogiovanni, docente elementare deceduto nel nosocomio nell’agosto 2009. Per queste motivazioni, il primo grado di giudizio ha condannato i medici a pene variabili tra i due e i quattro anni, con interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Sono stati assolti, invece, i dodici infermieri del reparto.
La sentenza di primo grado è stata letta nel pomeriggio di ieri dal giudice Elisabetta Garzo, dopo oltre quattro ore di camera di consiglio. Cinque dei sei medici che nel 2009 erano in servizio presso l’ospedale di Vallo della Lucania sono stati condannati per sequestro di persona, morte come conseguenza di altro delitto (il sequestro) e falso in atto pubblico. Il sesto medico, invece, è stato condannato soltanto per sequestro e falso. Riconosciute le attenuanti generiche per tutti i medici.
Francesco Mastrogiovanni, insegnante elementare, morì il 4 agosto 2009 dopo quattro giorni di ricovero in seguito a un trattamento sanitario obbligatorio. Dalle indagini successive alla sua scomparsa, emerse che l’uomo era rimasto in stato di contenzione, addirittura legato al letto, per giorni.
La morte del 58enne scosse l’opinione pubblica nel Cilento. Mastrogiovanni entrò in ospedale per un trattamento sanitario obbligatorio, e i medici decisero che dovesse essere tenuto in stato di contenzione forzata, legato mani e piedi senza essere alimentato nĂ© accompagnato in bagno per tre giorni, come ripreso dalle telecamere di sicurezza del reparto.
“Troppa disumanità in questa storia, mio fratello è stato trattato come una bestia e condannato a morte”, disse un mese fa in una intervista Caterina Mastrogiovanni, la sorella di Francesco. “La nostra è una battaglia, perché non accadano più cose del genere, c’è troppa disumanità in questa storia, non si riesce a capire come si può trattare un essere umano in questo modo, legato mani e piedi, senza acqua, senza essere lavato, senza avere l’affetto dei suoi familiari. Una persona è assistita durante la morte e mio fratello lo hanno fatto morire come una bestia. Come si fa a portare da mangiare a una persona legata e poi riprendersi quel vassoio dopo quattro ore? Al capezzale si sono avvicendate 18 persone, nessuno ha avuto un gesto di umanità”, fu l’atto d’accusa della sorella di Mastrogiovanni.
La vicenda del maestro era tornata alla ribalta della cronaca dopo che l’Espresso, in collaborazione con l’associazione “A buon diritto” di Luigi Manconi e d’intesa con i familiari di Mastrogiovanni, aveva mostrato per la prima volta e in via esclusiva sul proprio sito le immagini integrali del ricovero di Mastrogiovanni, registrato dalle telecamere di vigilanza dell’ospedale di San Luca.

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