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Morto per l’Inps di Salerno nell’ultimo giorno del 2012

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L’incredibile storia del sindacalista Antonio Salzano: paradossi della burocrazia malata
di Antonio Salzano *

salzano_1Verificare di essere dall’INPS di Salerno considerato morto è un’esperienza, lo confesso, che mi mancava.
Premetto per rappresentare in modo migliore ciò che è successo che per problemi di salute (dopo ben 40 anni di contributi versati), ho avuto riconosciuto un assegno d’invalidità civile (per due mesi) e successivamente la pensione d’inabilità a decorrere dal 1gennaio 2013.
Per controllare lo stato della mia pensione, che tarda ad arrivare, giorni fa sono andato con il mio PIN nel sito dell’INPS e ho scoperto, nel cassetto previdenziale che mi riguarda, la data del mio decesso – 31/12/2012 -.
Ho ricontrollato, incredulo, più di una volta per verificare se si trattasse di omonimia, ma dopo l’esame dei dati anagrafici, di residenza e fiscali non ho avuto più dubbi, per l’efficientissima INPS ero proprio morto.
Ho immediatamente pensato con un po’ d’ironia che, l’Istituto Previdenziale, pur di risparmiare le inventa tutte, ma poi, tornato serio ho pensato ad un errore inspiegabile, maggiormente oggi che siamo nell’era dell’informatica dove l’Istituto è considerato uno dei modelli da copiare nella pubblica amministrazione.
Un errore da correggere urgentemente, mi sono detto, per evitare che il ritardo di riscossione della pensione si accumulasse e si protraesse  sine die.
Per questo, recatomi allo sportello dell’INPS di Salerno per chiedere chiarimenti e far correggere l’errore ho la prima sorpresa: per un errore non mio ho dovuto fare domanda di ripristino della pensione (assegno).
In seguito parlando con un funzionario (la seconda sorpresa) mi son dovuto sentir dire che dovendo annullare l’assegno in conseguenza della pensione d’inabilità, che ha decorrenza dall’1 gennaio 2013, la procedura adottata era corretta e per avallare tale bizzarra tesi mi veniva consegnata una lettera che definiva l’importo dell’assegno e la sua temporaneità ma ahimè veniva indirizzata ai miei eredi.
Confesso, che prima di rendere pubblico questo caso ci ho pensato un po’ mettendo in conto che un errore può esserci, ma poi un moto d’insofferenza è cresciuto, lo ripeto, non per l’errore in se anche se gravissimo, ma per il non riconoscere l’errore e “umilmente” chiedere scusa.
Quel richiedermi il ripristino della pensione, quel dire “è la procedura”, offendere la mia intelligenza, è stato un ulteriore schiaffo dato non solo a me ma a tutti coloro che chiedono, spesso inascoltati, spiegazioni a chi dovrebbe essere al servizio del cittadino.

 

*  segretario generale Spi Cgil di Salern

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