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Mostra sull’emigrazione italiana nelle Americhe – Partono i bastimenti‏

Mostra sull’emigrazione italiana nelle Americhe – Partono i bastimenti‏
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Partono i bastimenti

Mostra sull’Emigrazione Italiana nelle Americhe
9 Ottobre – 13 Dicembre
Piano Mostre
Università Suor Orsola Benincasa
Via Suor Orsola 10, Napoli

 

Presentazione
Il fenomeno dell’emigrazione degli italiani nel mondo, concordano gli storici, ha rappresentato uno dei più rilevanti esodi nella storia dell’umanità. Più di 25 milioni di persone lasciarono l’Italia tra il 1861 e i primi anni ’60 del Novecento. Tra il 1876 e il 1900 le partenze avvennero soprattutto da tre Regioni del Nord: il Veneto (17,9 per cento), il Friuli Venezia Giulia (16,1 per cento), il Piemonte (12,5 per cento. Nei due decenni successivi esplose la grande emigrazione dall’Italia del Sud (in particolare Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) diretta principalmente verso le Americhe. Oggi sono circa 65 milioni i discendenti di italiani in Stati Uniti, Argentina e Brasile, le tre principali mete dei “viaggi della speranza”.

Per fare conoscere, soprattutto ai più giovani, la storia del “grande esodo” è stata organizzata a Napoli, presso la sede dell’Università Suor Orsola Benincasa, una grande

mostra, dal titolo “Partono i bastimenti”, realizzata grazie al contributo progettuale ed economico della Fondazione Roma-Mediterraneo. Curata da Francesco Nicotra, direttore dei programmi speciali della National Italian American Foundation (NIAF), la mostra sarà aperta gratuitamente al pubblico dall’8 Ottobre al 13 Dicembre 2012 (dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 14 e il lunedì, mercoledì e venerdì anche dalle 15 alle 18).
Le canzoni che raccontano la storia delle emigrazioni italiane

La Mostra è stata allestita al Piano Mostre dell’antica cittadella monastica di Suor Orsola, dove si trovano già il Museo Storico Universitario, che racchiude tutto il patrimonio artistico della cittadella monastica fondata alla fine del Cinquecento da Suor Orsola Benincasa, e il Museo del Giocattolo di Napoli, che raccoglie una delle più raffinate collezioni di giocattoli antichi presenti sul territorio italiano (composta da oltre 1500 pezzi di grande valore), quella di Vincenzo Capuano, docente di Storia del Giocattolo presso la Facoltà di Scienze della Formazione del Suor Orsola.

Il percorso della Mostra “Partono i bastimenti” è accompagnato da una suggestiva colonna sonora costituita da alcune delle più belle canzoni della storia della musica italiana come “Partono i bastimenti”, “Italiani in America”, “Il naufragio del vapore Sirio”, “Core ingrato”, “Non t’amo più”, “Mamma mia dammi cento lire”, “O’ sole mio”, “Una furtiva lacrima” e “Mamma” e da due successi più recenti ma altrettanto evocativi come “Titanic” di Francesco De Gregori e “Caruso” di Lucio Dalla.

Presentazione della Mostra

È con soddisfazione non di maniera che l’Università Suor Orsola Benincasa – spiega il Rettore Lucio d’Alessandro – ha aperto le sue sale a questa mostra promossa dalla Fondazione Roma-Mediterraneo e dedicata agli Italiani (l’incredibile numero di 25 milioni) che, nel corso degli anni, hanno attraversato l’oceano alla ricerca di una vita migliore: un autentico “mondo nuovo” per alcuni, ma per la maggior parte di essi nulla di più e nulla di meno che la pura possibilità di vivere, di sottrarre se stessi e i propri figli alle drammatiche condizioni di miseria e fame che gravarono a cavallo fra il XIX e il XX secolo sul nostro e su altri paesi dell’Europa, che aveva anche allora due (e forse più) velocità. E c’è sicuramente anche un po’ di commozione nell’accogliere qui le impronte quotidiane di una migrazione – passaporti, visti, biglietti e orari di piroscafi, opuscoli di norme e regolamenti, ritagli di giornali, spartiti e “copielle” di canzoni, valige e bauli stivati di icone religiose del paese natio e scarni corredi nuziali – che non rappresentano meri reperti da storici, malgrado l’eccezionale potenziale euristico che la mostra pure, certamente, offre alla comprensione storiografica di un fenomeno tanto importante, ma insegnano anche e soprattutto una topografia del dolore, perché pochi oggetti sono così crudamente nudi ed esplicativi come i reperti di una migrazione”.

Nella storia drammatica del nostro Paese – racconta Emmanuele Francesco Maria Emanuele, presidente della Fondazione Roma-Mediterraneo – una delle pagine più intense del travaglio sociale è rappresentata dal fenomeno dell’emigrazione, che vide come protagonisti tutti coloro che scelsero di abbandonare le loro case e i
loro affetti per trasferirsi lontano, in mondi nuovi, spinti dalla povertà diffusa in molte Regioni d’Italia, dalla carenza di terre coltivabili e di materie prime, nonché dal declino dei vecchi mestieri artigiani e delle industrie domestiche. A questo fenomeno non è stata ancora rivolta la dovuta attenzione, malgrado questa forza lavoro abbia costituito la premessa per la crescita di vaste aree del pianeta, come gli Stati Uniti, l’Australia e l’America Latina”. E con la mostra “Partono i bastimenti”, come evidenzia il presidente Emanuele la Fondazione Roma-Mediterraneo, “da sempre attenta ai grandi problemi socio-economici del Paese, ha voluto realizzare un evento celebrativo di queste gesta, non sempre esaurientemente note, della nostra storia nazionale”.

L’esposizione – prosegue Emanuele – è una vivida testimonianza di quell’epopea, che esalta lo spirito costruttivo del nostro Paese e ne valorizza la capacità di realizzare il processo di integrazione con le altre genti e questa epopea rappresenta sicuramente un esempio per chi, come la nostra Fondazione, promuove il dialogo tra i popoli, in particolare tra le genti che vivono sulle varie sponde del Mare Nostrum. Anche perché dalla visione sostanzialmente positiva dell’emigrazione italiana, seppure nel dolore della separazione e dell’abbandono delle proprie terre, è possibile trarre un monito che ci permette di interpretare in maniera non più ostile i fenomeni migratori altrui, con l’auspicio che, così come le nostre comunità riuscirono ad integrarsi con popoli considerati diversi, lo stesso avvenga per i migranti che si rivolgono all’ ‘Eden’ europeo per trovare rifugio”.

L’esposizione, articolata in un percorso di fotografie ed altre immagini su pannelli, ripercorre l’intera epopea degli emigranti italiani: dalle partenze sulle «carrette del mare» di fine Ottocento, ai travagli della lunga traversata; dalle scene dell’arrivo ad Ellis Island – l’isoletta davanti a New York, principale “porta” d’ingresso negli Stati Uniti, dove gli emigranti venivano censiti, oggi sede dell’Ellis Island Immigration Museum – ai documenti che testimoniano i successi raggiunti dai discendenti di quei primi emigranti, soprattutto negli Stati Uniti. Accanto al materiale fotografico, proveniente da archivi e collezioni private, la mostra offre al pubblico una ricca raccolta di documenti ed oggetti originali: passaporti, carte d’imbarco, opuscoli sulle norme

di comportamento, libri, giornali, lettere, valigie e bauli contenenti effetti personali. In mostra, anche alcune riproduzioni in scala di navi storiche dell’epoca, come il celebre “Duilio” (cm 220×40).

La mostra presenta una ricca collezione di «copielle», piccoli spartiti originali di canzoni, quasi tutte in dialetto napoletano, in voga nella Little Italy dei primi decenni del secolo scorso. Alcune, come «A disperazione ’America», raccontano il disagio in cui molti emigrati vennero a trovarsi durante la grande crisi economica degli anni Venti.

In mostra anche diversi spartiti originali di tango. Non tutti sanno che la maggior parte delle canzoni e delle musiche del tango sono di autori italiani, emigrati o discendenti di emigrati: nelle loro composizioni cantarono la vita di tutti i giorni nel nuovo mondo, passioni, illusioni e delusioni, ma anche la nostalgia per la Patria perduta.

Per la prima volta all’interno di una rassegna sull’emigrazione italiana viene dedicato un focus a una categoria particolare di emigranti: le migliaia di soldati dello sconfitto esercito borbonico che nel 1861, da Napoli, furono imbarcati per New Orleans, con la prospettiva di essere arruolati nell’esercito degli stati secessionisti
del Sud, durante la guerra civile americana. Si tratta di una pagina poco conosciuta della storia italiana: diversi superstiti di quel conflitto scelsero di restare in America e possono considerarsi tra i primi italo-americani.

In una vetrina della mostra è stata inoltre ricostruita, con un pizzico di fantasia, la scena dell’arrivo a New York, il 14 maggio 1848, della nave Carolina, proveniente da Palermo. All’entrata nel porto, per ordine del comandante Giovanni Corrao, ufficiale favorevole al movimento per l’unità d’Italia, la Carolina inalberò il tricolore bianco rosso e verde. E fu la prima volta in terra d’America.

 

La Fondazione Roma-Mediterraneo
Nata nel 2008 per iniziativa della Fondazione Roma, opera nelle aree dello Sviluppo economico e sociale, della Formazione, dell’Arte e del Dialogo interculturale, incoraggiando e sostenendo la realizzazione di iniziative comuni, da parte dei Paesi bagnati dal Mare Nostrum, che conducano alla riscoperta di valori ed interessi condivisi. Numerosi interventi sono già stati realizzati per il perseguimento di questo scopo, tutti connotati dal tratto qualificante di avere finalità strutturali e sistematiche.

Tra le iniziative di spicco si annoverano la Conferenza Internazionale «Mediterraneo: Porta d’Oriente», svoltasi a Palermo a maggio 2010, alla quale hanno partecipato premi Nobel, economisti, sociologi e artisti dell’area; i Master universitari, tra cui quello in «Politiche di pace e cooperazione allo sviluppo nell’area del Mediterraneo», realizzato insieme all’Università per stranieri «Dante Alighieri» di Reggio Calabria, ed il «Master in Religioni e Culture con indirizzo Culture del Mediterraneo» dell’Istituto di Studi Interdisciplinari su Religioni e Culture (ISIRC) della Pontificia Università Gregoriana di Roma; il progetto «One more step towards peace», che ha l’obiettivo di contribuire alla promozione del processo di pace tra le comunità di Aqaba (Giordania) e di Eilat (Israele); il progetto per la rivalutazione delle tradizioni artistiche e artigianali legate alla lavorazione del corallo e dei merletti, con la creazione di corsi di formazione e lavoro destinati a donne maghrebine e siciliane, al fine di mantenere vive queste tradizioni offrendo al contempo una concreta opportunità professionale; il restauro di edifici di alto valore simbolico, come il monastero di Deir Mar Musa, a pochi chilometri da Damasco, e la Cattedrale di Sant’Agostino d’Ippona.

Nell’ambito del dialogo interculturale, in particolare, la Fondazione Roma-Mediterraneo sostiene prestigiosi appuntamenti annuali del panorama artistico internazionale e contribuisce alla realizzazione di mostre di arte classica e contemporanea in alcune delle sedi espositive più prestigiose del sud d’Italia – tra cui Palazzo Valle a Catania, dove la Fondazione ha domiciliato di recente un proprio ufficio di rappresentanza, e Palazzo Sant’Elia a Palermo – e nella Valle dei Templi di Agrigento.
Informazioni sulle visite alla Mostra

Ufficio Attività Culturali
Università degli Studi Suor Orsola Beninacasa
Tel. 081-2522267
att.culturali@unisob.na.it
www.unisob.na.it
Ufficio Stampa e Comunicazione
Università degli Studi Suor Orsola Benincasa
Dott. Roberto Conte
Tel-Fax 081-2522347
Cell. 380-7123104
ufficiostampa@unisob.na.it

Ufficio Stampa Fondazione Roma
Paola Martellini – T. 06 697645111 – pmartellini@fondazioneroma.it
Davide Vannucci – T. 06 697645109 – dvannucci@fondazioneroma.it
Valeria Roggia – T. 06 697645139 – vroggia@fondazioneroma.it

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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