Movida2 / Chiamiamola Dolce Vita e salviamola con i controlli

Movida2 / Chiamiamola Dolce Vita e salviamola con i controlli
di Gigi Casciello

Non so se ridimensionare la movida di Salerno possa servire ad uscire dalla crisi ma faccio fatica ad immaginare le luci spente dei locali come una sorta di scudo aggiuntivo anti-spread. E se a Barcellona impongono l’austerity sarà l’occasione giusta per liberarsi do uno spagnolismo (o dovremmo dire catalanismo?) fastidioso. Come se poi le notti da consumare tra gioie, divertimenti e qualche eccesso, non le avessimo inventate noi italiani con la dolce vita di via Veneto a Roma. Allora lasciamo stare le cose come stanno perché se è vero che non è con il divertimento (dal latino divertere che vuol dire dimenticare) che si cancellano problemi e preoccupazioni è ancora più vero che una soluzione non la si trova intristendosi, rendendo le nostre città più cupe e tra l’altro assestando un colpo ad una delle poche attività economiche e commerciali che nel Sud, Salerno non fa eccezione, continuano a funzionare, almeno nel periodo estivo e nei fine settimana di tutto l’anno. Altro è il ragionamento sulla necessità di riorganizzare l’industria della dolce vita: ecco tanto per iniziare chiamiamola così.
A Salerno, comunque in maniera più contenuta che a Napoli e nell’hinterland partenopeo e nel casertano, non sono mancati episodi di discutibile decadenza, da attribuire non tanto ad una cattiva gestione dei locali quanto ad una varietà, per così dire disadorna (quella che il sindaco Enzo De Luca definisce, più brutalmente, cafoneria) degli avventori che raggiungono i locali del centro della città da gran parte della Campania senza un obiettivo preciso ma con la semplice prospettiva di tirar tardi a colpi di birra, una pizza al volo e qualche cocktail ad alto tasso alcolico.
Andrebbe ben diversamente se almeno nei fine settimana venissero organizzate serate a tema alle quali dovrebbero uniformarsi i gestori contribuendo ciascuno con creatività e minimi investimenti. Sul fronte dell’enogastronomia molto si potrebbe fare con la valorizzazione della dieta mediterranea e dei vini locali anche con il coinvolgimento dell’enoteca provinciale ed i principali produttori provinciali e campani. E naturalmente non dovrebbe mancare mai un serio e rigoroso controllo del territorio con un’azione sinergica di polizia municipale e forze di polizia come, tra l’altro, non si è mancato di fare in passato.
Ed a proposito di creatività perché non ripetere a Salerno l’iniziativa che a metà anni Ottanta assunse il cineasta Michele Schiavino con il suo Panda, indimenticato locale nel cuore del centro storico dove, ed allora appariva una cosa dell’altro mondo, si seppe coniugare la festa e la cultura. Schiavino organizzò una serie di eventi che evocavano il film di Federico Fellini, la Dolce Vita. Fu un successo.
Insomma, quando la crisi morde ci si difende con la creatività non solo con improbabili impiego di risorse e tristi piani di ridimensionamento.

redazioneIconfronti

Un pensiero su “Movida2 / Chiamiamola Dolce Vita e salviamola con i controlli

  1. La riflessione contiene diverse valide ed interessanti proposte. E’ mai possibile che la dieta mediterranea non riesce a creare un corollario di eventi enogastronomici, uno stile di vita e creazioni culturali al pari di Slow Food? Misteri Mediterranei (anzi salernitani).

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